Addio alle auto fantasma: demolizione possibile anche con debiti fiscali

Febbraio 17, 2026 - 20:30
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Addio alle auto fantasma: demolizione possibile anche con debiti fiscali

lentepubblica.it

L’Italia si prepara a liberare le proprie strade da milioni di veicoli che per anni sono rimasti letteralmente “intrappolati” in un limbo giuridico e burocratico.


A partire da venerdì 20 febbraio 2026, l’entrata in vigore della Legge 14/2026 segnerà una svolta decisiva per la gestione delle cd. “auto fantasma”, ovvero quei mezzi gravati da fermo amministrativo che fino ad oggi non potevano essere né utilizzati né smaltiti.

La fine del vincolo di indistruttibilità per i veicoli indebitati

La legge interviene sul d.lgs. 209/2003, sbloccando una situazione di stallo che coinvolgeva circa 4 milioni di automobili. Fino a questo momento, chi aveva un fermo amministrativo sul proprio veicolo non poteva circolare, non poteva vendere e, soprattutto, non poteva rottamare il mezzo. Questo meccanismo ha fatto sorgere enormi discariche a cielo aperto nelle nostre città e nelle campagne, con proprietari costretti a pagare bollo e assicurazione per auto che letteralmente cadevano a pezzi nei parcheggi o nei terreni privati.

La nuova legge introduce la possibilità, sia per i privati cittadini che per le amministrazioni comunali, di procedere alla radiazione e alla successiva demolizione fisica del veicolo anche in presenza del fermo. È fondamentale però chiarire che la rottamazione dell’auto non cancella il debito pregresso con l’Erario. Il cittadino potrà liberarsi del costo di mantenimento del mezzo e smetterà di pagare la tassa di possesso, ma la somma dovuta allo Stato resterà da saldare. Inoltre, chi usufruirà di questa nuova procedura non potrà accedere agli incentivi statali per l’acquisto di una nuova vettura. Tale clausola è stata inserita proprio per evitare che la sanatoria diventi uno strumento speculativo.

Sicurezza stradale: arriva la lista nera delle auto non revisionate

Parallelamente alla questione delle rottamazioni, il settore automobilistico vede l’introduzione di un nuovo strumento digitale per la tutela della sicurezza pubblica. È infatti operativo un database telematico, ai sensi dell’art. 80bis del Codice della Strada, che raccoglie le targhe di tutti i veicoli che non hanno risposto, nel termine di 2 anni, alle campagne di richiamo ufficiali delle case costruttrici. Il Codice della Strada è stato aggiornato per intercettare quelle situazioni in cui un difetto di fabbrica, potenzialmente pericoloso, viene ignorato dal proprietario del mezzo per oltre ventiquattro mesi.

Attraverso il Portale dell’Automobilista o le app dedicate, sarà ora possibile verificare se una specifica vettura è in regola con gli interventi di sicurezza obbligatori. Questa trasparenza serve a proteggere chi compra auto usate, evitando che circolino mezzi con airbag difettosi o problemi ai freni mai risolti. Le sanzioni previste sono severe e colpiscono l’intera filiera, dai costruttori che rischiano multe fino a 60.000 euro se non aggiornano il registro, agli automobilisti che circolano con un mezzo presente in questa black list e che sono soggetti a sanzioni amministrative immediate.

L’impatto ambientale e il fenomeno dei missing vehicles

L’urgenza di queste misure non è solo amministrativa, ma soprattutto ecologica. Le associazioni di medicina ambientale hanno definito le auto abbandonate come vere e proprie bombe a orologeria per l’ecosistema. Un veicolo lasciato a degradarsi alle intemperie rilascia nel terreno varie sostanze tossiche per l’ambiente, come oli esausti, acidi delle batterie, metalli pesanti e microplastiche che finiscono per contaminare le falde acquifere.

La nuova normativa mira anche a contrastare il fenomeno europeo dei veicoli scomparsi, quei mezzi che escono dai radar ufficiali senza mai subire le necessarie operazioni di bonifica e depollution. Si stima che questo mercato parallelo di smaltimento illegale costi all’economia continentale quasi 3 miliardi di euro ogni anno, oltre a rappresentare un rischio sanitario per le emissioni nocive che possono scaturire da incendi dolosi o accidentali di queste carcasse.

Un altro aspetto rilevante risiede nel valore industriale che c’è dietro lo smaltimento dei veicoli fuori uso. All’interno delle centraline, dei sensori e dei motori dei mezzi abbandonati si trovano materie prime fondamentali come platino, palladio, neodimio, litio e altri materiali critici per le industrie moderne.

Infine, la riforma potrebbe modificare anche i rapporti con le compagnie di assicurazione. Con la pubblicazione dei dati sulla piattaforma della Motorizzazione, la conoscenza di un difetto di fabbrica diventa di dominio pubblico. Il rischio è che le assicurazioni inizino a esercitare il diritto di rivalsa in modo sistematico. Se un’auto presente nel database causa un incidente per un guasto ricollegabile proprio al richiamo ignorato, la compagnia potrebbe risarcire il danneggiato per poi richiedere l’intera somma al proprio assicurato, sostenendo la sussistenza di una colpa grave.

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