Il Ballo del Doge è un’opera d’arte in continua evoluzione

Febbraio 17, 2026 - 11:30
 0
Il Ballo del Doge è un’opera d’arte in continua evoluzione

Cleopatra sorride a Mata Hari, mentre Casanova versa un calice di vino a Goldoni. Al Ballo del Doge, l’evento più esclusivo del Carnevale di Venezia, avvengono incontri che superano il tempo. Il Carnevale è da sempre una componente strutturale dell’identità veneziana, uno spazio in cui la città costruisce immaginari e mette in scena sé stessa. Nelle botteghe artigiane in cui si realizzano maschere, si confezionano costumi e si lavorano i tessuti, si conserva un sistema di competenze che ha contribuito nel tempo a definire l’immagine pubblica del luogo. Questo patrimonio di tecniche e conoscenze non appartiene soltanto alla tradizione, ma orienta ancora oggi la percezione di Venezia a livello mondiale, e ne sostiene una parte rilevante dell’economia culturale.

Il legame della città con il Carnevale è così profondo da arrivare a definire persino certi percorsi di vita. A pochi passi da Piazza San Marco si trovano infatti gli atelier della stilista Antonia Sautter, che sono dei laboratori artigianali, ma anche uno spazio magico. Eroine, ninfe e principesse hanno da sempre ispirato una produzione che l’ha consacrata nel tempo come regina indiscussa del Carnevale di Venezia. O meglio, come sua “lavoratrice indiscussa”, perché così ama definirsi. «Il mio lavoro nasce da un dialogo continuo con l’arte e con Venezia, una città che sa ripagare chi la ama e rispetta con grande bellezza. Ecco come è nato il Ballo del Doge», racconta a Linkiesta Etc l’ideatrice del celeberrimo galà in costume. Le creazioni di Antonia girano il mondo e sono diventate iconiche. Basti pensare al film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick: la maschera che domina l’inquadratura è proprio un’opera che porta la sua firma. Lo scorso 14 febbraio si è tenuta la trentatreesima edizione del Ballo del Doge nelle sale della Scuola Grande della Misericordia, un evento che tra scenografie e banchetti spettacolari, ha visto nella storia la partecipazione di star internazionali come Vivienne Westwood e David Bowie.

Il Ballo del Doge

L’idea del Ballo prende forma negli anni Novanta, quando Antonia Sautter decide che il Carnevale non può limitarsi a una rievocazione, ma deve tornare a essere una vera e propria produzione culturale. La sua storia professionale, invece, comincia anni prima in una soffitta veneziana trasformata in officina creativa dalla madre: stoffe, cartamodelli, ore trascorse a osservare come un tessuto potesse cambiare tra le mani. Da lì, poi, riceve una formazione cosmopolita, con lunghi periodi trascorsi a New York e poi il ritorno in laguna con l’idea di fare qualcosa che non esisteva ancora. Gli atelier di Antonia diventano presto un crocevia internazionale. Registi, fotografi, collezionisti entrano per cercare costumi e scoprono invece un nuovo immaginario. Terry Jones dei Monty Python le affida costumi e le scenografie per un documentario storico della Bbc, e nel tempo il suo lavoro si consolida come metodo di produzione, forte dello studio delle fonti e del rispetto per la tradizione veneziana. Il Ballo del Doge prende così forma come un’opera totale. Ogni edizione è pensata per rivelare un racconto unitario in cui scenografia, sartoria, musica e cucina concorrono alla stessa visione. Sautter lo definisce la sua “opera d’arte in continua evoluzione”. La descrizione non è retorica: il Ballo cambia, si stratifica, assorbe suggestioni attraverso una costruzione artigianale che culmina in un evento.

L’ultima edizione, dal titolo moreAmore, ha raccontato l’amore come dichiarazione di appartenenza a una città che chiede dedizione. Entrando nella navata principale della Scuola grande della Misericordia si percepisce subito la coerenza dell’impianto scenico: elementi architettonici ispirati alla Serenissima dialogavano con una grande sfera dorata collocata su un carro animato da acrobati-cupido, rimando ai Giganti di Punta della Dogana. Più avanti, una messa in scena della Nascita di Venere stabiliva un legame esplicito con la tradizione pittorica italiana. Il linguaggio era riconoscibile ma mai citazionista: una rielaborazione dei riferimenti del passato attraverso materiali, luci e volumi contemporanei.

Il cuore dell’operazione restano però gli abiti. Centinaia di costumi d’epoca, interamente realizzati negli atelier di Sautter, hanno vestito oltre quattrocento ospiti internazionali. Qui l’artigianato è l’asse portante dell’intero progetto ed è fatto di velluti e sete lavorati a mano, ricami, strutture interne studiate per sostenere crinoline e mantelli, senza sacrificare il movimento di chi li indossa. Ogni capo nasce da un dialogo tra professionisti del settore che hanno costruito un ecosistema di competenze che tiene viva la tradizione veneziana, altrimenti esposta al rischio della marginalità dovuta all’avanzamento delle nuove tecnologie.

Il Ballo del Doge
Il Ballo del Doge

Nel corso di oltre trent’anni il Ballo del Doge ha intercettato presenze che raccontano bene il suo peso nel calendario culturale internazionale. Alla Scuola Grande della Misericordia hanno partecipato per esempio Elton John, Monica Bellucci, Tim Burton, e Zaha Hadid: presenze che hanno ampliato la visibilità dell’evento, ma non ne hanno cambiato la natura. Chi entra al Ballo accetta un codice preciso: indossa costumi realizzati negli atelier veneziani, si muove dentro una scenografia coerente, e si inserisce in una drammaturgia ben definita. Questa continuità di presenze internazionali, ha avuto un effetto concreto anche sul sistema locale, dal momento che ogni edizione consolida la credibilità dell’artigianato veneziano come interlocutore credibile su scala globale. Gli abiti, le maschere, gli allestimenti oltre a circolare durante la notte dell’evento, possono aprire a collaborazioni nell’ambito della moda e delle produzioni cinematografiche. In un contesto artigianale come quello veneziano, la reputazione è dopotutto una risorsa economica capace di fare la differenza.

Tra gli ospiti di questa edizione hanno presenziato Emma Thompson, attrice e sceneggiatrice britannica due volte premio Oscar, e Anish Kapoor, uno degli artisti più influenti nella scena contemporanea internazionale, noto per le sue installazioni monumentali e per la ricerca sulle superfici riflettenti. Thompson indossava un abito bianco e argenteo realizzato su misura negli atelier di Antonia Sautter, costruito con una struttura interna leggera e una superficie capace di catturare la luce senza risultare teatrale. Kapoor attraversava invece gli ambienti caratterizzati da sfere dorate e geometrie luminose, apprezzando la percezione degli spazi riservata all’allestimento dell’evento.

La cena placée firmata dallo chef stellato Lionello Cera ha seguito la stessa linea: un percorso leggibile fondato su materie prime lagunari e su una tecnica che privilegia precisione e identità territoriale. In parallelo, la regia ha messo a punto una sequenza di performance che ha coinvolto ballerini del Teatro alla Scala, acrobati aerei e interpreti che si sono alternati su un palcoscenico che riprendeva la teatralità delle grandi tele veneziane.

Il Ballo del Doge

In questo progetto si misura per certi versi la tenuta di Venezia, che dimostra così di aspettare la tradizione del Carnevale, rendendolo al tempo stesso una piattaforma produttiva che rimette in circolo competenze e visioni. Secondo un’indagine CNA, l’indotto legato al Carnevale è rilevante e porta a Venezia circa due milioni di visitatori, con un impatto economico complessivo stimato su oltre duecento milioni di euro. Oltre alla ricettività alberghiera, che in alta stagione raggiunge tassi di occupazione superiori ai periodi ordinari, una parte consistente della spesa riguarda l’abbigliamento, gli accessori, i servizi fotografici, il trucco, il noleggio della location, il catering e gli eventi privati. Per alcuni laboratori artigianali, una buona parte del fatturato annuo deriva proprio dalla stagione carnevalesca, tra noleggi, vendite e commissioni su misura.

Ciò che distingue il Ballo del Doge, dopo trentatré edizioni, è quindi la capacità di trasformare una notte in un manifesto culturale. In una città sospesa tra tutela del patrimonio e pressione turistica, Antonia Sautter continua a riportare il Carnevale al suo nucleo produttivo, attivando a ogni edizione una filiera che ha ricadute dirette su botteghe e laboratori. E quando Venezia torna al suo ritmo quotidiano, ciò che resta non è solo il ricordo di una notte, ma la testimonianza concreta di un ecosistema capace di produrre valore.

L'articolo Il Ballo del Doge è un’opera d’arte in continua evoluzione proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News