Gregory Bovino non è più il commander at large della Border Patrol

Gen 27, 2026 - 21:30
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Gregory Bovino non è più il commander at large della Border Patrol

Gregory Bovino non è più il commander at large della Border Patrol degli Stati Uniti. È il primo passo di arretramento dell’amministrazione Trump rispetto alle azioni repressive adottate in Minnesota. Come racconta l’Atlantic in un articolo firmato da Nick Miroff, Bovino è stato di fatto degradato e rimandato al suo precedente incarico a El Centro, in California, dove è atteso al pensionamento. La decisione è inevitabilmente collegata all’uccisione di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di trentasette anni, assassinato a morte da agenti della Border Patrol a Minneapolis sabato scorso. «È il segnale più chiaro finora che la Casa Bianca stia riconsiderando le sue strategie più estreme», scrive Miroff, dopo un episodio che ha sollevato forti polemiche politiche e mediatiche.

I video dell’operazione in cui è stato ucciso Pretti mostrano che la vittima non ha mai minacciato né attaccato gli agenti, e anzi era stato disarmato pochi istanti prima di essere colpito alle spalle da un agente federale, smentendo la versione ufficiale iniziale del Dipartimento per la Homeland Security (la sicurezza interna).

Poche ore dopo la sparatoria, Bovino si era presentato davanti ai giornalisti sostenendo che Pretti avesse tentato di «massacrare» gli agenti, ribaltando completamente la dinamica dei fatti. Un atteggiamento che, fa notare l’Atlantic, ha aggravato la posizione di un funzionario già da mesi al centro di forti tensioni interne. Negli ultimi sette mesi Bovino era diventato il volto pubblico della campagna di repressione voluta da Donald Trump, muovendosi in lungo e in largo per gli Stati Uniti, alla guida di squadracce di agenti mascherati.

«Bovino è diventato una star dei social media Maga viaggiando per il Paese con la sua troupe cinematografica e usando i social media per rispondere ai politici Democratici e alle critiche casuali online. I funzionari più anziani dell’Ice e del Border Patroli si sono sentiti sempre più a disagio a vedere Bovino che si muoveva al di sopra e al di fuori della catena di comando della sua agenzia, e sembrava apprezzare il suo ruolo di attore politico», scrive Miroff nel suo articolo.

La sua uscita di scena coincide somiglia molto a un cambio di passo. Trump ha detto di aver parlato sia con il governatore del Minnesota Tim Walz sia con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, parlando di «progressi» e affidando al suo “border czar” Tom Homan il coordinamento diretto delle operazioni sul territorio. Forse anche il presidente ha capito che certi atteggiamenti non pagano: non necessariamente per una convinzione morale, ma di sicuro per calcolo politico, dal momento che il 2026 è un anno elettorale e a novembre ci saranno le elezioni di metà mandato con cui si rinnova parte del Congresso – i Repubblicani rischiano di perdere la maggioranza alla Camera. Potrebbe essere una vera correzione di rotta o solo un sacrificio simbolico, con Bovino a pagare per tutti.

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Redazione Redazione Eventi e News