I riformisti e Renzi in apnea tra Schlein e Conte (e forse si riapre uno spazio al centro)

Soffrono i riformisti di vario conio nella morsa tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Sono in apnea. Divisi in tanti pezzi, rischiano di non trovare più il bandolo della matassa. Storicamente erano la cerniera tra cultura di governo e consenso; ora rischiano di diventare irrilevanti proprio nel momento in cui servirebbero di più. Che fare? I riformisti del Partito democratico si trovano un po’ tra la padella-Schlein e la brace-Conte. Prima o poi dovranno fare il punto della situazione in un quadro di crescente insofferenza (viene segnalata in particolare quella di Graziano Delrio) per un clima interno diventato ancora più pesante durante il referendum.
Nel Pd i riformisti sono stati da più parti accusati di aver sostenuto il Sì, cosa vera solo per quanto riguarda Pina Picierno – tutti gli altri parlamentari hanno votato No – e quindi considerati più o meno alla stregua di traditori. La vicepresidente del Parlamento europeo, secondo alcuni, sarebbe già con la testa da un’altra parte. Tanto più che a Bruxelles Nicola Zingaretti vuole soffiarle la poltrona. Ma Picierno può contare su un’ampia rete di consensi al di fuori del Pse, tra i popolari e Renew, per cui la partita sarà tutta da vedere.
Ma, in ogni caso, Picierno e quelli che la pensano come lei non potrebbero restare fermi nel caso in cui il Pd favorisse la candidatura a premier dell’avvocato populista. In questa direzione, sotto traccia, stanno lavorando quelli della Ditta, che ipotizzano Conte a Palazzo Chigi in cambio di tanti ministeri ai dem, nonché il Quirinale a Pier Luigi Bersani, o Rosy Bindi, o Dario Franceschini.
Ieri da Goffredo Bettini è arrivato il benservito a Schlein: «Bisogna cercare il migliore per vincere»: più chiaro di così. Addirittura è possibile che, con l’uomo di Volturara Appula candidato premier, alcuni riformisti potrebbero rifiutarsi di restare nel partito e persino nel centrosinistra. Per prima cosa, però, bisognerebbe fermare l’ingranaggio delle primarie e sperare in una soluzione terza, peraltro non semplice da individuare, anche perché né Schlein né tantomeno Conte (che sta sviluppando una rete a trecentosessanta gradi, ivi compresi i rapporti con Donald Trump: fa discutere il pranzo con l’emissario Paolo Zampolli) hanno intenzione di fare un passo indietro.
Non è chiaro cosa succederà dalle parti di Italia Viva, impegnata da tempo a costruire una nuova casa riformista. Intanto, i programmi: l’11 ci saranno le primarie delle idee. Questo nuovo soggetto dovrebbe proporre un proprio nome, scelto forse tra i civici che fanno riferimento ad Alessandro Onorato, mentre è sfumata l’ipotesi di una discesa in campo di Silvia Salis. A quanto pare, la sindaca di Genova non escluderebbe affatto una designazione come candidata premier in seguito a una richiesta di tutto il campo largo, ma di partecipare alle primarie non ci pensa per niente. Chi ci pensa è invece Ernesto Maria Ruffini, ultimamente però meno presente sulla scena.
Fuori dal campo largo e dalle sue magagne c’è Carlo Calenda, sempre più critico, per usare un termine blando, verso un Pd «asservito a Conte» e perciò considerato unfit a governare il Paese tanto quanto la destra. Il leader di Azione farà uscire il 14 il suo nuovo libro, “Difendere la libertà”, il suo manifesto di valori, che presenterà in tutta Italia, a partire da Milano, il 15, assieme a Pina Picierno.
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