La tassa sui pacchi extra-Ue si ritorce contro l’Italia: voli cargo in fuga e traffici dirottati

Gen 29, 2026 - 13:30
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La tassa sui pacchi extra-Ue si ritorce contro l’Italia: voli cargo in fuga e traffici dirottati

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Doveva essere uno strumento di riequilibrio del mercato e di tutela della produzione europea, ma rischia di trasformarsi in un caso emblematico di normativa inefficace se applicata in modo isolato.


La tassa di due euro introdotta dall’Italia sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra-Unione europea, entrata formalmente in vigore dal 1° gennaio 2026 con riscossione posticipata a marzo, sta già producendo conseguenze che vanno ben oltre le intenzioni iniziali del legislatore.

L’obiettivo dichiarato era duplice: aumentare le entrate fiscali e contrastare l’afflusso crescente di merci a basso costo, in larga parte provenienti dalla Cina e veicolate attraverso colossi dell’e-commerce come Shein, Temu e AliExpress.  Un flusso imponente che negli ultimi anni ha messo sotto pressione interi comparti produttivi europei, in particolare quello tessile e dell’abbigliamento, alimentando una concorrenza giudicata da molti operatori come squilibrata.

I numeri della concorrenza sleale

I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno. Nel solo 2024, secondo i dati diffusi dalla Commissione europea, sono entrati nell’Unione 4,6 miliardi di pacchi con valore inferiore ai 150 euro. Di questi, circa il 91 per cento proveniva dalla Cina. Fino a oggi tali spedizioni hanno beneficiato della cosiddetta esenzione “de minimis”, una previsione comunitaria che escludeva dal pagamento dei dazi doganali le merci di importo ridotto. Una regola pensata per semplificare gli scambi, ma che nel tempo ha finito per favorire modelli di business fondati su volumi enormi e prezzi estremamente compressi.

I limiti della tassa sui pacchi extra-Ue, che si ritorce contro l’Italia

La scelta italiana di intervenire autonomamente su questo fronte, tuttavia, sta mostrando rapidamente i suoi limiti. Come segnalato da Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, il contributo sui piccoli pacchi si sta rivelando un boomerang per il sistema logistico nazionale. Secondo l’associazione, i grandi operatori internazionali avrebbero reagito con estrema rapidità, riorganizzando le proprie catene di distribuzione per evitare il passaggio diretto dagli scali italiani.

Il meccanismo è semplice: le merci destinate al mercato italiano vengono ora fatte arrivare in altri Paesi europei – come Belgio, Germania o Ungheria – dove la tassa non è prevista. Una volta sdoganati in quegli hub, i pacchi proseguono il viaggio su strada e raggiungono comunque l’Italia a bordo di camion. Il risultato è paradossale: il gettito atteso viene meno, mentre aumentano i costi indiretti, a partire dall’impatto ambientale e dalla congestione della rete stradale.

Una misura nata per difendere il Made in Italy e in particolare il settore moda si è trasformata in un fallimento operativo”, ha spiegato in una nota Andrea Cappa, direttore generale di Confetra. La questione, ha aggiunto, è stata portata all’attenzione del Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, nel corso di un recente confronto istituzionale.

Gli effetti sul trasporto aereo

Gli effetti sul trasporto aereo sono già tangibili. L’aeroporto di Malpensa, uno dei principali hub cargo del Paese, ha perso dall’inizio dell’anno oltre trenta voli dedicati alle spedizioni di piccolo valore. I flussi si stanno spostando verso altri scali europei, come Liegi e Budapest, ma anche Francoforte, Colonia e Parigi. Una dinamica che rischia di consolidarsi nel tempo, rendendo difficile recuperare traffici una volta che le rotte logistiche vengono riorganizzate.

A confermare le preoccupazioni del settore sono anche i primi dati disponibili. Secondo quanto riportato da Repubblica sulla base delle rilevazioni dell’Agenzia delle Dogane, nei primi quindici giorni dell’anno il volume delle spedizioni sotto i 150 euro sarebbe diminuito di circa il 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Un calo netto, che segnala come il sistema stia già reagendo alla sola prospettiva dell’imposta.

Gli effetti sull’ambiente

Sul fronte ambientale, la situazione appare altrettanto critica. Lo spostamento delle merci dal trasporto aereo a quello su gomma comporta un incremento delle emissioni e un maggiore carico sui valichi alpini, con effetti negativi sulla viabilità e sulla qualità dell’aria. Un esito difficilmente conciliabile con gli obiettivi di sostenibilità che l’Italia e l’Unione europea dichiarano di perseguire.

Confetra chiede sospensione della misura

Per queste ragioni Confetra ha chiesto un ripensamento della misura, proponendo un emendamento al decreto Milleproroghe per rinviare l’entrata in vigore della tassa al mese di luglio. L’idea è quella di guadagnare tempo per costruire un coordinamento a livello europeo, considerato l’unico strumento realmente efficace per intervenire su un mercato che, per sua natura, non conosce confini nazionali.

In arrivo anche una proroga/sospensione del balzello dal mondo della politica?

Una linea che sembra trovare sponda anche in ambito politico. Secondo le indiscrezioni, la tassa italiana potrebbe essere sospesa ancor prima di diventare pienamente operativa, per poi essere riallineata in estate a una nuova iniziativa comunitaria. Dal 1° luglio 2026, infatti, dovrebbe entrare in vigore un contributo europeo sui piccoli pacchi, pari a tre euro, che renderebbe il quadro normativo più uniforme e ridurrebbe il rischio di distorsioni tra Stati membri.

Se confermata, questa soluzione consentirebbe di superare l’attuale frammentazione e di evitare che singole scelte nazionali finiscano per penalizzare i sistemi logistici più esposti, favorendo al contempo altri hub continentali. La partita resta aperta, ma una lezione sembra già emergere con chiarezza: in un mercato globale e iperconnesso, interventi non coordinati rischiano di produrre effetti opposti rispetto a quelli desiderati.

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