Le scuole cattoliche ambrosiane pregano per la pace

Febbraio 23, 2026 - 17:30
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Le scuole cattoliche ambrosiane pregano per la pace

Mentre il rumore delle manifestazioni riempie le strade e i social amplificano ogni presa di posizione, le scuole cattoliche di Milano e dell’hinterland scelgono una strada diversa: fermarsi e riflettere, per formarsi e pregare per la pace. Venerdì 27 febbraio quasi 7 mila ragazzi e ragazze delle scuole medie e delle secondarie di secondo grado si ritroveranno all’Arena civica, alla presenza dell’arcivescovo Mario Delpini, per «Il Signore è pace».

Un momento pubblico pensato non per schierarsi, ma per educare, non per semplificare, ma per aiutare a comprendere, che rappresenta il punto d’arrivo di un percorso coordinato dal Servizio diocesano per la Pastorale scolastica, che riunisce collegi arcivescovili e scuole di ispirazione cristiana.

«Davanti alle tragiche notizie e alle drammatiche immagini che arrivavano da Gaza e alle manifestazioni che hanno attraversato anche la città di Milano, alcune scuole cattoliche si sono interrogate su quale posizione avere rispetto a quello che stava succedendo – spiega don Fabio Landi, responsabile della Pastorale scolastica della Diocesi -. Con una forte esigenza di non “parteggiare” per una parte o per l’altra, quanto piuttosto di assumere una ferma posizione per la pace».

«L’esigenza di riflettere su quello che stava succedendo a Gaza è nata da noi insegnanti e dirigenti – aggiunge suor Claudia Linati, direttrice dell’Istituto Orsoline della Congregazione delle suore Orsoline di San Carlo -. Ci siamo chiesti se, come scuole cattoliche, potevamo dire una parola diversa rispetto a quella delle manifestazioni di piazza, insegnando ai ragazzi a stare di fronte alla guerra senza cedere alla rabbia, agli slogan o alle tifoserie, passando anche attraverso la preghiera».

Da Gaza al Sudan

L’entrata in vigore del cessate il fuoco nella Striscia, a inizio ottobre 2025, con il conseguente affievolirsi dell’attenzione mediatica su quanto avviene in Terra Santa, non ha fermato l’iniziativa. Al contrario, ha rappresentato l’occasione per allargare la riflessione ai tanti fronti della «Terza guerra mondiale a pezzi», tante volte citata da papa Francesco: dall’Ucraina, che proprio in queste settimane si appresta a entrare nel quinto anno di combattimenti, ai conflitti dimenticati, ma altrettanto crudeli che insanguinano Paesi come Sudan, Myanmar e Yemen, fino alla guerra per il controllo delle risorse minerarie nella Repubblica Democratica del Congo e alle tensioni nella regione del Sahel e in Nigeria.

Tra i promotori dell’iniziativa è forte la consapevolezza che un dibattito approfondito su questi temi non possa essere affrontato solo nei momenti di massima esposizione mediatica, ma vada inserito in un percorso educativo. Non si tratta solo di pregare, ma di formare alla complessità, aiutando studenti e docenti a comprendere il retroterra storico dei conflitti e a sviluppare uno sguardo capace di empatia e responsabilità. Così l’appuntamento del 27 febbraio diventa una tappa conclusiva di un lavoro svolto in classe per molte settimane, con il coinvolgimento attivo degli insegnanti.

Percorsi ad hoc

«Nei mesi prima di Natale abbiamo accompagnato i nostri ragazzi con un percorso ad hoc, che ha previsto anche un incontro online con il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo – spiega don Mario Bonsignori, rettore del Collegio San Carlo di Milano -. Abbiamo poi un altro strumento, rivolto agli studenti delle superiori, che è stato molto prezioso: l’“Abaco”, una riflessione proposta ogni mattina dagli insegnanti della prima ora a partire da un brano che può essere un articolo di giornale o un messaggio del Papa. Ai nostri docenti chiediamo di avere sempre un’attenzione particolare al tema della pace». Un modo per far entrare temi complessi nella vita scolastica non come cronaca distante, ma come interrogativo personale.

Settemila giovani che camminano insieme per la pace rappresentano un segno concreto: la dimostrazione che la scuola, con il suo lavoro quotidiano e spesso silenzioso, può incidere sul modo in cui le nuove generazioni imparano a leggere la violenza del mondo e a trovare parole e gesti per non restarne spettatrici.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia