M’illumino di meno? Gli edifici consumano il 41% dell’energia, in crescita di un terzo dal 1990

Febbraio 16, 2026 - 22:30
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M’illumino di meno? Gli edifici consumano il 41% dell’energia, in crescita di un terzo dal 1990

Come ogni 16 febbraio da vent’anni a questa parte, si celebra oggi M’illumino di meno, l’iniziativa lanciata meritoriamente da Caterpillar e Radio2 nel 2005 e poi istituzionalizzata (con la legge 34/2022) nella Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili: in tutta Italia si spengono per qualche ora le luci su edifici simbolo, per riflettere collettivamente sull’efficienza e sull’uso dell’energia. Il problema è cosa succede nei rimanenti 364 giorni dell’anno: oggi gli edifici sono il primo settore in Italia per consumi di energia (41% del totale nazionale) e sono inoltre quelli che li hanno aumentati di più (+32%) dal 1990 ad oggi.

È quanto emerge dai dati messi in fila su “Atena”, l’Atlante della transizione energetica nazionale realizzato da Italy for climate per sostenere la rotta verso la decarbonizzazione. «Si dice che l’energia più pulita è quella che non consumiamo, motivo per cui parliamo di efficienza energetica – spiega Chiara Montanini, senior analyst di Italy for climate – e questo mantra vale oggi ancora di più perché consumare energia da combustibili fossili non solo alimenta la crisi climatica ma mette anche a repentaglio la nostra sicurezza energetica».

In linea generale, l’Italia è considerato un Paese con una buona performance di efficienza energetica. Abbiamo un fabbisogno energetico della nostra economia (cioè per produrre un milione di euro di Pil) fra i più bassi in Ue e, fra le grandi economie, solo la Germania è di poco più efficiente di noi. Anche in termini pro capite, il fabbisogno energetico dell’Italia è più basso sia della media europea che delle altre grandi economie. Ma forti di questo vantaggio, ci siamo adagiati sui proverbiali allori: dal 1990 l’Italia ha ridotto i consumi di energia pro capite solo del 27%, mentre la media Ue ha registrato -43%, la Germania -47%, la Francia -39%, la Spagna -34%.

«Questa non è una buona notizia considerato che – argomenta Montanini – per raggiungere gli obiettivi di transizione energetica (che significa anche sicurezza energetica, visto il periodo storico che stiamo vivendo) i consumi di energia dovranno necessariamente ridursi: oggi sono a 109 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep) e nel 2030 dovranno scendere sotto ai 100 e nel 2050 a circa 80».

Al contrario, i consumi nel comparto degli edifici sono cresciuti dal 1990: innanzitutto per lo sviluppo del settore terziario, che ha trainato i relativi consumi di energia, ma anche il settore residenziale non è riuscito ad invertire la tendenza e registra scarsi miglioramenti nelle prestazioni energetiche. Questo dipende da diversi fattori: innanzitutto dal fatto che abbiamo un parco immobiliare particolarmente anziano e case “colabrodo” molto poco efficienti dal punto di vista del riscaldamento e del raffrescamento; per tenere la casa calda, quindi, consumiamo tanta energia e infatti anche nel confronto europeo, a parità di clima, siamo enormemente più inefficienti (1,7 tep/abitazione, contro una media europea di 1,3).

Il secondo settore che consuma più energia in Italia sono i trasporti (35% del totale nazionale): quando parliamo di risparmio energetico, infatti, non ci riferiamo solo agli elettrodomestici o ai termosifoni, ma a tutta l’energia che entra nel Paese, compresa quella generata dai carburanti che mettiamo nelle nostre auto per alimentarle. Dal 1990 ad oggi, i consumi di energia dei trasporti sono aumentati del 18%, e con essi i consumi di carburante. Le cause sono, da una parte fisiologiche e legate all’aumento della popolazione e del fabbisogno di mobilità; ma dall’altra parte, esistono anche cause legate allo stile di vita su cui l’Italia ha ancora ampi margini di miglioramento. Il nostro modello di mobilità, infatti, ha un’altissima dipendenza dall’auto privata e una diffusione della mobilità dolce (come le bici) e condivisa (come il trasporto pubblico) molto inferiore alle altre grandi economie europee. In molti casi è una questione di necessità e di mancanza di offerta adeguata, ma c’è anche un tema di abitudini che, se adeguatamente supportato, potrebbe migliorare le prospettive di risparmio energetico del settore.

Ultima, ma non per importanza, troviamo l’industria: quello industriale è l’unico settore che ha ridotto in modo significativo i propri consumi di energia, con un taglio del 34% dal 1990 ad oggi; trent’anni fa era il primo settore per fabbisogno energetico mentre oggi è diventato il terzo, dopo edifici e trasporti. Grazie ai progressi sull’efficienza energetica e alla crescita della penetrazione elettrica, l’industria è il settore che ha dato il maggiore contributo al taglio delle emissioni di gas serra registrato in Italia negli ultimi trent’anni.

«Ecco perché oggi la chiave del risparmio energetico passa per le nostre abitudini e l’obiettivo di giornate come M’illumino di meno è proprio quello di prendere consapevolezza non solo di ciò che possiamo cambiare nelle nostra vita quotidiana ma anche – sottolinea Montanini – di ciò che dobbiamo chiedere, e pretendere, dai policy maker per metterci nelle condizioni economiche e sociali di farlo».

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