Nasce il primo CCNL STEM: lavoro per obiettivi, smart working e più diritti per oltre 200mila professionisti

Mar 26, 2026 - 15:30
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Nasce il primo CCNL STEM: lavoro per obiettivi, smart working e più diritti per oltre 200mila professionisti

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Nasce il primo CCNL STEM e professioni innovative, segnando un passaggio significativo nell’evoluzione del lavoro ad alta intensità tecnologica in Italia.


Presentato il 25 marzo a Roma, il nuovo contratto collettivo dedicato alle professioni STEM e alle professioni innovative rappresenta non soltanto un aggiornamento normativo, ma un vero cambio di impostazione, che sposta il baricentro dalla rigidità delle mansioni alla centralità delle competenze e dei risultati.

Il contratto, sottoscritto da Federazione STEM insieme a CSE, CIU UnionQuadri e SNING per la parte sindacale e da FederItaly per la parte datoriale, si colloca in un contesto economico in rapida trasformazione. Secondo i dati più recenti dell’ISTAT e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il comparto dell’innovazione tecnologica rappresenta oggi uno dei principali motori di crescita del Paese, con una filiera che supera i 23 miliardi di euro di fatturato e attira ogni anno investimenti in venture capital vicini ai 2 miliardi di euro. In questo ecosistema, che impiega circa il 4% della forza lavoro nazionale, mancava finora un riferimento contrattuale coerente con le specificità delle professioni digitali e scientifiche.

CCNL STEM: competenze, lavoro per obiettivi e innovazione

Il CCNL STEM si propone di colmare questo vuoto introducendo un modello organizzativo fondato su competenze certificate, aggiornamento continuo e valutazione per obiettivi. Si tratta di un cambio di paradigma rispetto ai contratti tradizionali, ancora largamente ancorati a classificazioni per mansioni. In un’economia sempre più orientata alla conoscenza e alla produzione immateriale, il valore del lavoro non è più misurabile esclusivamente in termini di tempo, ma nella capacità di generare innovazione, soluzioni e sviluppo.

Questa impostazione risponde anche a una criticità strutturale del sistema italiano: la difficoltà di attrarre e trattenere talenti altamente qualificati. Secondo l’OCSE, l’Italia continua a registrare un divario significativo nella disponibilità di competenze STEM rispetto ad altri Paesi europei, con effetti diretti sulla competitività delle imprese. Il nuovo contratto mira a ridurre questa distanza offrendo un quadro più coerente con le aspettative delle nuove professionalità, in particolare nei settori legati all’intelligenza artificiale, alla data science e allo sviluppo software.

Non a caso, uno degli elementi qualificanti del CCNL è la valorizzazione dell’autonomia professionale e della responsabilità progettuale, insieme alla previsione di percorsi di certificazione delle competenze e di formazione continua con risorse dedicate. In questa prospettiva, il contratto diventa uno strumento abilitante non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese, soprattutto startup e PMI innovative, che spesso si trovano a operare in un quadro normativo non adeguato alla loro struttura organizzativa.

Smart working, diritti e futuro del lavoro STEM

Tra le innovazioni più rilevanti vi è l’introduzione di condizioni di lavoro più flessibili e coerenti con i modelli produttivi digitali. Il CCNL prevede una settimana lavorativa di 36 ore, l’incentivazione del lavoro agile – consentito per almeno il 40% delle presenze mensili – e il riconoscimento della parità retributiva. Si tratta di elementi che si inseriscono in un trend già consolidato a livello europeo: secondo la Commissione europea, oltre il 20% dei lavoratori nei settori ad alta tecnologia opera ormai in modalità ibride, con benefici evidenti sia in termini di produttività sia di qualità della vita.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata alla tutela della proprietà intellettuale, tema cruciale nell’economia dell’innovazione. Il contratto prevede il riconoscimento della paternità delle opere e una valorizzazione economica delle soluzioni sviluppate, rafforzando così il legame tra creatività individuale e crescita aziendale. In un contesto in cui il capitale immateriale rappresenta una quota sempre più rilevante del valore delle imprese, questo aspetto assume un peso strategico.

Il CCNL si rivolge a un ampio spettro di soggetti: imprese pubbliche e private ad alta intensità tecnologica, centri di ricerca, startup, PMI innovative e tech company, oltre a una nuova generazione di professionisti impegnati nello sviluppo e nella gestione di tecnologie avanzate. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato ridurre l’incertezza normativa che spesso caratterizza questi ambiti, dall’altro favorire la crescita dimensionale delle imprese evitando il ricorso a soluzioni contrattuali non adeguate.

La presentazione del CCNL STEM a Roma: nuovo modello di lavoro e tutela delle competenze 

Nel corso della presentazione, che si è svolta a Palazzo Wedekind, è emersa con chiarezza la portata sistemica dell’iniziativa. Sono intervenuti, tra gli altri, rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle parti sociali, esponenti parlamentari e figure di riferimento del settore pubblico e privato:

Dario Nanni, Consigliere Comune di Roma, gli onorevoli Alberto Gusmeroli e Andrea Volpi, il professor Tiziano Treu, WST law & tax firm, Marco CarlomagnoSegretario Generale CSEBeniamino Romano, Segretario Generale Federazione STEM, l’onorevole Giulia Pastorella, Commissione Poste e Telecomunicazioni, il professore, Vittorio D’Orsi, Vice Segretario Generale Federazione STEM, Gabriella Ancora, Presidente CIU UnionQuadri, il professor Maurizio Mensi, docente SNA, Lamberto Scorzino, Segretario Generale FederItaly, Alessandro Risaro, co-founder Datapizza, Iolanda Napolitano, co-founder Federazione STEM, Massimo Lucidi, Presidente fondazione e-Novation, Marco Parachini, Tullio Patassini e Carlo Verdone, Presidente FederItaly.

Il confronto ha evidenziato come il tema del lavoro nell’economia dell’innovazione non possa più essere affrontato in modo frammentario, ma richieda strumenti capaci di integrare dimensione normativa, organizzativa e tecnologica.

In questo senso, il nuovo contratto si inserisce anche nel quadro delle trasformazioni innescate dal PNRR, che ha accelerato i processi di digitalizzazione e innovazione nella pubblica amministrazione e nel sistema produttivo. Tuttavia, come sottolineato da più interventi, la tecnologia da sola non è sufficiente: senza un investimento strutturale sulle competenze e sulla qualità del lavoro, il rischio è quello di ampliare le diseguaglianze e rallentare l’adozione delle innovazioni.

Il segretario generale della Federazione STEM, Beniamino Romano, ha sintetizzato il senso dell’iniziativa evidenziando come il contratto non si limiti a regolamentare nuove professioni, ma contribuisca a dare forma a un modello di lavoro coerente con l’economia della conoscenza. Un passaggio che segna, di fatto, il riconoscimento istituzionale di un settore che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nello sviluppo economico del Paese.

CCNL STEM: il contratto del futuro

Il CCNL STEM rappresenta dunque un primo tentativo concreto di allineare il diritto del lavoro alle trasformazioni in corso, offrendo una cornice più moderna e flessibile per un mondo produttivo in continua evoluzione. La sua efficacia dipenderà ora dalla capacità di diffusione e applicazione nelle diverse realtà aziendali, ma il segnale è chiaro: l’innovazione passa anche – e soprattutto – dalla qualità del lavoro.


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