Perché abbiamo partecipato al Parabere Forum e dovremmo farlo ogni anno

Mar 13, 2026 - 16:00
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Perché abbiamo partecipato al Parabere Forum e dovremmo farlo ogni anno

Organizzare eventi per fare cultura o fare cultura per organizzare eventi. Qualunque sia la prospettiva, questa sembra essere senza ombra di dubbio la missione impossibile di chi ancora crede in formazione e istruzione, come i motori di scelte e orientamenti professionali e individuali. Da undici anni, Maria Canabal porta avanti con grandissimi sforzi ed enorme passione il Parabere Forum. Avvocato, un passato da giornalista politica, culturale e poi gastronomica, Maria si definisce lei stessa femminista a tempo pieno e – aggiungiamo noi – attivista per la gastronomia del futuro.

In una sua intervista di qualche anno fa si legge: «Il primo passo è stata la rete. Hanno capito che non erano sole. È stato molto importante: non si può immaginare la quantità di progetti, amicizie e collaborazioni scaturiti da quel primo Parabere».

Un evento di due giorni, che ogni anno si svolge in una città diversa del mondo, e che a ogni edizione riesce a raccogliere circa trecento donne (e qualche presenza maschile) da tutti e cinque i continenti. Come redazione eravamo già stati alla tappa romana del 2024 e questa volta, nel salone dell’Università di Barcellona, abbiamo avuto alcune piacevoli conferme. Il network costruito intorno a questo evento è senza ombra di dubbio il tesoro più grande per ogni presente.

Una rosa internazionale di cuoche, scienziate, ingegneri, ricercatrici, bartender, contadine, antropologhe, giornaliste, imprenditrici, produttrici ed esperte di vino, agronome, unite per condividere una sete di conoscenza e informazioni, ma soprattuto scambiarsi esperienze e farsi reciprocamente forza. Non c’è giudizio, non c’è vincitore, non c’è superiorità, ma c’è apertura e predisposizione al confronto. Non è un caso se le persone ogni hanno pagano trecento euro di biglietto e si muovono a proprie spese dall’Australia, dal Canada, dal Sud America, dall’India e da molte altre nazioni per venire e ascoltarsi. Per esserci.

Ogni edizione si sviluppa intorno a un tema, consegnato in custodia a ogni relatore perché possa essere oggetto di approfondimento, messa in discussione, ricerca e ovviamente condiviso con la platea. Quest’anno si è parlato di Roots and Roads. Pur trattandosi di un forum dedicato alla gastronomia, la maggioranza dei protagonisti non sono chef ma sono professionisti legati al cibo sotto punti di vista e modelli formativi diversi. Insolito no? Non il solito grande chef, non i soliti noti, ma la dote più grande di Maria è quella di andare a trovare relatori più di nicchia, persone che con costanza e coerenza si battono per ideali precisi, valori chiari e in qualche modo riconducibili al grande universo della gastronomia.

Qualche esempio? A inaugurare le danze è stato il grande Charles Spence, psicologo britannico e autore del famoso (e geniale) testo “Gastrofisica – La scienza del mangiare”. Joan Roca – uno dei tre fratelli Roca fondatori de El Celler de Can Roca – ha dialogato con Maria Canabal sul presente della ristorazione, da un punto di vista imprenditoriale, di gender gap e di crescita del personale. Dan Saladino, giornalista e ricercatore, ha impostato il suo intervento in una chiave decisamente più scientifica e botanica. Per la prima volta anche il mondo bar inizia a essere considerato parte di questo stesso sistema e se ciò sta progressivamente riuscendo – almeno in questo contesto – è grazie all’aiuto dell’imprenditrice e bartender Monica Berg. Sostenitrice del progetto da tempo immemore e figura in qualche modo sempre presente tra i moderatori e i panelist, La Berg quest’anno ha portato sul palco un’altra grandissima firma della miscelazione internazionale, Alex Kratena, insieme a due imprenditrici indipendenti.

Mentre nella maggior parte dei congressi e dei convegni sembra che il grande nome sia l’unica arma cui appigliarsi per avere una sala piena, il Parabere Forum attira di per sé stesso. Ogni anno il programma vive interventi più deboli così come lecture di livello, ma le persone si barrano la data sul calendario a prescindere. Questa forza, che si è tradotta negli anni in un database di oltre ottomila addetti ai lavori e professionisti, è qualcosa di difficilmente ripetibile.

Il sostegno al progetto da parte di brand e aziende è minimo, e il lavoro per creare un palinsesto così variegato e di valore è la componente intangibile su cui molte organizzazioni vacillano, arrivati a un certo punto. Complimenti, dunque, a Maria Canabal per tenere alto il profilo, la visione e l’intento, facendo focus sui contenuti e meno sull’apparenza.

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Redazione Redazione Eventi e News