Restituita a chi l’ha maltrattata, la storia di Nina diventa un caso che divide e mobilita le associazioni

Febbraio 13, 2026 - 04:00
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Restituita a chi l’ha maltrattata, la storia di Nina diventa un caso che divide e mobilita le associazioni

Restituita a chi l’ha maltrattata, la cagnolina Nina continua a soffrire: la sua storia diventa un caso che divide e mobilita le associazioni animaliste. 

cagnolina Nina
La cagnolina Nina qualche giorno dopo il salvataggio prima di venire restituita a chi la maltrattava (Screenshot foto Facebook – La Cuccia onlus – amoreaquattrozampe.it)

La cronaca giudiziaria italiana è spesso costellata di paradossi, ma raramente una vicenda ha scosso l’opinione pubblica e la sensibilità animalista quanto il caso di Nina, la cagnolina di Gorizia. La sua storia non è solo un resoconto di sofferenza individuale, ma è diventata il manifesto di un sistema normativo e procedurale che, troppo spesso, fatica a riconoscere l’animale come essere senziente, preferendo la fredda applicazione dei codici alla tutela della vita.

La storia della cagnolina Nina, restituita a chi la maltrattava dopo un periodo di serenità

A raccontare la storia della cagnetta sono state diverse associazioni animaliste. Sulla propria pagina Facebook, La Cuccia onlus ha ad esempio diffuso un post per esprimere solidarietà nei confronti della quattro zampe. Nel messaggio diffuso la scorsa settimana, i volontari dell’onlus informavano sull’organizzazione di una “manifestazione a corteo a Gorizia: tutti per Nina”. Si legge su Facebook che “Nina è tornata in una situazione di sofferenza e noi non la lasciamo sola! È il momento di farci sentire: con massimo rispetto, ma con incrollabile determinazione”. Oltre ai cittadini e ai loro amici a quattro zampe, al corteo hanno partecipato anche l’Onorevole Walter Rizzetto e gli studi legali delle parti coinvolte. Obiettivo della manifestazione è stato “chiedere alle autorità controlli serrati e immediati sulla famiglia indagata per maltrattamenti“, affinché Nina sia “finalmente al sicuro!”.

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Le condizioni di salute della cagnetta Nina, ridotta pelle e ossa dai suoi umani ai quali verrà restituita (Screenshot foto Facebook – La Cuccia onlus – amoreaquattrozampe.it)

Sul profilo Facebook di Walter Rizzetto, l’Onorevole ha espresso la propria tristezza per la situazione di Nina, “una vicenda dai contorni ancora poco chiari e sempre più preoccupanti”. Rizzetto scrive che presenterà “una nuova interrogazione al Ministro Nordio, dopo quella già depositata lo scorso ottobre. Farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per tutelarla, perché è doveroso fare piena luce sulle ragioni che hanno portato a riconsegnare Nina a soggetti la cui proprietà non risulta nemmeno accertata, considerando che al momento del ritrovamento la cagnolina era priva di microchip e di libretto sanitario“. L’Onorevole aggiunge che “Nina ha diritto a essere protetta, a sentirsi finalmente al sicuro. La tutela degli animali non può essere messa in discussione né sacrificata da decisioni che rischiano di esporli di nuovo alla sofferenza e al pericolo”.

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Tutto ha inizio nel dicembre 2024, quando un intervento delle autorità a Gorizia porta alla luce una realtà di degrado e sofferenza. In una proprietà privata vengono rinvenuti diversi animali: alcuni da cortile e due cani. Tra loro c’è Nina. Le condizioni accertate dai soccorritori sono definite “molto gravi”. Purtroppo, per uno dei cani il soccorso arriva troppo tardi, ma Nina, seppur in fin di vita, riesce a sopravvivere.

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Un post sui social per esprimere solidarietà nei confronti della cagnolina maltrattata e restituita agli umani che tanto l’avevano fatta soffrire (Screenshot foto Facebook – La Cuccia onlus – amoreaquattrozampe.it)

La cagnolina viene sequestrata. Per lei inizia quello che sembrava il classico percorso di rinascita: viene affidata a una nuova famiglia che, con dedizione e amore, la aiuta a recuperare peso e fiducia. Viene regolarmente microchippata e registrata, entrando ufficialmente in una nuova vita fatta di sicurezza e calore domestico. Nonostante l’evidenza delle condizioni iniziali, il percorso legale infrange i sogni di riscatto della quattro zampe. Dopo diversi mesi, la Corte di Cassazione ha disposto la restituzione di Nina alle persone a cui era stata tolta per maltrattamenti. Alla fine del 2025, Nina viene prelevata dalla sua famiglia affidataria e riportata in un canile, in attesa della sentenza definitiva. Strappata a chi l’aveva salvata per essere riconsegnata, per ordine di un tribunale, alle persone per colpa delle quali aveva rischiato la morte.

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Ciò che desta maggiore sconcerto è la base giuridica su cui poggia tale decisione. Molti esperti e osservatori sollevano interrogativi cruciali. Come può essere restituito un animale a chi non ne ha mai legalmente attestato il possesso tramite microchip? È possibile che il diritto di proprietà prevalga sul diritto alla vita e all’incolumità di un essere vivente? L’onorevole Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia) ha sollevato con forza la questione, evidenziando le “zone d’ombra” che avvolgono la vicenda.

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Lo sguardo triste della cagnolina Nina che ha commosso migliaia di persone sui social network (Screenshot foto Facebook – La Cuccia onlus – amoreaquattrozampe.it)

Rizzetto ha espresso uno stupore condiviso da migliaia di cittadini, chiedendo un’interrogazione parlamentare, che non punta solo a risolvere il caso singolo ma a scuotere le fondamenta di un sistema che permette tali aberrazioni. Se un animale privo di documenti può essere “restituito” come un oggetto smarrito a chi lo ha trascurato, allora esiste un vuoto normativo che va colmato con urgenza.

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Sebbene l’articolo 9 della Costituzione italiana oggi riconosca la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, e la legge statale disciplini i modi e le forme di tutela degli animali, la realtà nei tribunali sembra ancora ancorata a una visione “patrimoniale” dell’animale. Il destino di Nina è ora appeso a un filo di speranza legato alla revisione politica e alla pressione mediatica. La battaglia delle associazioni e dei cittadini di Gorizia è la battaglia di chiunque creda che un essere vivente non possa essere trattato come una merce difettosa da restituire al mittente. Nina ha diritto a una vita serena, lontano da chi non ha saputo né voluto proteggerla. (di Elisabetta Guglielmi)

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