Si andrà in pensione sempre più tardi, la doccia fredda della Ragioneria dello Stato
lentepubblica.it
L’Italia invecchia, la spesa cresce e l’equilibrio dei conti pubblici diventa sempre più fragile. Il nuovo Rapporto 2025 della Ragioneria Generale dello Stato disegna uno scenario che arriva fino al 2070 e mette nero su bianco ciò che molti temevano: pensioni più lontane, sanità sotto pressione e un sistema che resta tra i più onerosi d’Europa.
Il Rapporto 2025 sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato, parte da un dato incontestabile: l’invecchiamento demografico sta cambiando radicalmente il profilo della spesa pubblica italiana. Nei prossimi decenni aumenterà la quota di popolazione anziana, mentre diminuirà quella in età lavorativa, con effetti diretti su pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo.
Secondo le proiezioni ufficiali, la combinazione tra calo delle nascite e allungamento della vita media continuerà a spingere verso l’alto la domanda di prestazioni sociali. Anche a fronte delle riforme già introdotte, il peso complessivo del welfare resterà elevato, soprattutto se confrontato con quello degli altri Paesi europei.
Età pensionabile: verso nuovi rinvii
Uno dei passaggi più delicati del Rapporto riguarda l’età di accesso alla pensione. I tecnici della Ragioneria stimano che, a partire dal 2029, i requisiti per la pensione di vecchiaia saliranno a 67 anni e 6 mesi, mentre per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e 4 mesi di contributi.
Non è tutto. Guardando oltre, nel 2031 si profila un ulteriore aumento di due mesi, sempre legato all’adeguamento automatico alle aspettative di vita. In altre parole, se si continuerà a vivere più a lungo, si lavorerà anche più a lungo. Un meccanismo che serve a contenere la spesa, ma che alimenta il senso di incertezza soprattutto tra i lavoratori più giovani.
Perché l’Italia spende più degli altri
Nonostante il progressivo innalzamento dell’età pensionabile e il passaggio al metodo contributivo, pensato per rendere il sistema più sostenibile, l’Italia continua a distinguersi per un’incidenza della spesa pensionistica sul PIL tra le più alte in Europa.
La spiegazione, chiarisce il Rapporto, non sta solo nelle pensioni in senso stretto. A pesare è soprattutto la componente assistenziale, che comprende integrazioni al reddito, prestazioni sociali e misure di supporto alle fasce più fragili della popolazione. È questo mix a rendere il sistema italiano particolarmente costoso rispetto a quello di altri Paesi.
Sanità e assistenza: spese meno “flessibili”
Un altro elemento chiave riguarda la spesa sanitaria e per la long-term care, cioè l’assistenza di lungo periodo. A differenza delle pensioni, queste voci risultano meno sensibili all’andamento dell’economia. Anche in uno scenario di crescita più debole, i costi per cure e assistenza tendono a non diminuire, perché legati a bisogni incomprimibili.
Il nuovo scenario nazionale di base mostra infatti un rapporto tra spesa complessiva e PIL leggermente più alto rispetto alle stime precedenti. La differenza dipende in larga parte da prospettive di crescita economica riviste al ribasso e, in misura minore, dall’aggiornamento dei dati e da alcune modifiche normative.
Meno pensioni rispetto agli anziani: un paradosso solo apparente
Uno dei dati più interessanti del Rapporto riguarda il rapporto tra numero di pensioni e popolazione anziana, che nei prossimi anni è destinato a diminuire. Non si tratta di una contraddizione, ma del risultato di più fattori che agiscono insieme.
Da un lato, l’innalzamento dei requisiti di accesso al pensionamento riduce il numero di nuove pensioni. Dall’altro, alcune riforme passate – come quelle sulle pensioni di invalidità e la progressiva riduzione delle prestazioni supplementari – hanno contribuito a razionalizzare il sistema.
C’è poi un elemento puramente demografico: la popolazione sopra i 70 anni cresce più velocemente del numero delle pensioni, semplicemente perché si vive più a lungo. Questo fa scendere il rapporto percentuale, anche a parità di prestazioni erogate.
Più occupazione, soprattutto tra donne e lavoratori anziani
Sul fronte del lavoro, le previsioni mostrano segnali contrastanti ma non del tutto negativi. Il rapporto tra occupati e popolazione in età 20-69 anni è destinato ad aumentare, grazie a diversi fattori.
Pesano, in particolare, la maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro e l’incremento dell’occupazione tra i lavoratori più anziani, spinti a restare attivi più a lungo proprio dall’innalzamento dell’età pensionabile. A ciò si aggiunge una moderata riduzione della disoccupazione, che contribuisce a sostenere la base contributiva.
Spesa e PIL: un equilibrio sempre più delicato
Il Rapporto dedica ampio spazio alla scomposizione del rapporto tra spesa pensionistica e PIL, analizzando nel dettaglio i fattori che ne determinano l’evoluzione: numero di pensioni, pensione media, produttività, occupazione e struttura demografica.
Il quadro che emerge è quello di un equilibrio fragile, mantenuto grazie a continui aggiustamenti. Ogni variazione, anche minima, nella crescita economica o nella demografia può avere effetti significativi sul sistema nel suo complesso.
Uno scenario che riguarda tutti
Il messaggio finale della Ragioneria Generale dello Stato è chiaro: il tema delle pensioni non riguarda solo chi è vicino all’uscita dal lavoro, ma l’intera società. Le scelte fatte oggi avranno conseguenze che si estenderanno per decenni, incidendo sui conti pubblici, sul mercato del lavoro e sulla qualità dei servizi sanitari e assistenziali.
In un Paese che invecchia rapidamente, la vera sfida non è solo far quadrare i bilanci, ma trovare un equilibrio sostenibile tra diritti, equità e risorse disponibili. Una sfida che, numeri alla mano, è appena cominciata.
Il dossier completo della RGS
Qui il documento in formato PDF.
The post Si andrà in pensione sempre più tardi, la doccia fredda della Ragioneria dello Stato appeared first on lentepubblica.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




