Aree idonee per fonti rinnovabili: il Governo introduce la clausola di salvaguardia
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La transizione energetica italiana compie un passo rilevante sul piano normativo. Con l’approvazione del Disegno di Legge n. 1718, che converte con modifiche il Decreto-Legge n. 175/2025, l’Esecutivo interviene in modo strutturato sul tema delle aree idonee per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e sugli incentivi legati a Transizione 5.0.
Al centro del provvedimento spicca una novità molto attesa dagli operatori: l’introduzione di una clausola di salvaguardia destinata a proteggere i progetti già in fase di autorizzazione o realizzazione.
Una scelta che punta a rafforzare la certezza del diritto, evitando che cambiamenti normativi improvvisi possano compromettere investimenti già pianificati o avviati, spesso caratterizzati da orizzonti temporali lunghi e da ingenti impegni finanziari.
La tutela dei progetti in corso e il principio di affidamento
Il cuore della riforma è rappresentato dalla disciplina transitoria introdotta nel corso dell’iter parlamentare. Le nuove regole sulla definizione delle aree idonee e sui regimi autorizzativi semplificati, infatti, non si applicheranno alle procedure già in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Tali procedimenti continueranno a essere valutati sulla base della normativa precedente.
Si tratta di un passaggio cruciale per il settore, che risponde all’esigenza di salvaguardare il principio di affidamento degli operatori economici. In assenza di questa clausola, il rischio era quello di vanificare anni di progettazione e risorse già investite, con effetti negativi sull’intero comparto delle energie rinnovabili.
Il plauso di FINCO e le correzioni accolte dal Governo
La modifica normativa è stata accolta con favore da FINCO, la Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni, che da tempo sollecitava un intervento in questa direzione. Secondo la Federazione, la salvaguardia dei procedimenti in essere rappresenta una misura di equilibrio e razionalità, indispensabile per garantire continuità agli investimenti.
Il Vicepresidente di FINCO, Agostino Re Rebaudengo, ha sottolineato come il Governo abbia recepito correttivi sostanziali proposti dalla Federazione, riconoscendo la specificità di un settore che richiede programmazione a lungo termine e stabilità regolatoria.
Solar belt e semplificazioni: meno vincoli nelle aree industriali
Tra gli altri interventi ritenuti positivi figura la rimozione dell’obbligo di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’ampliamento delle aree idonee in prossimità di stabilimenti e impianti industriali, la cosiddetta solar belt. Questa scelta favorisce l’utilizzo di aree già infrastrutturate, riducendo il consumo di suolo e accelerando l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici.
La misura recepisce una richiesta avanzata dal mondo produttivo e si inserisce in una logica di maggiore efficienza amministrativa, con l’obiettivo di rendere più rapido il percorso autorizzativo senza sacrificare le tutele ambientali.
Un obiettivo ambizioso: 80 GW entro il 2030
Il decreto si colloca all’interno di una strategia energetica particolarmente sfidante. L’Italia punta a installare 80 GW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030, un traguardo che richiede un’accelerazione significativa rispetto ai ritmi attuali. Nei prossimi cinque anni sarà necessario aggiungere oltre 11,5 GW all’anno, a fronte dei 7,5 GW installati nel 2024 e dei 6,5 GW del 2025.
Questi numeri evidenziano la necessità di un quadro normativo chiaro, stabile e coerente, capace di sostenere uno sviluppo rapido ma ordinato delle fonti pulite.
Rinnovabili e sicurezza energetica: una priorità strategica
Lo sviluppo delle energie rinnovabili non risponde solo agli impegni climatici assunti a livello europeo e internazionale. In un contesto segnato da instabilità geopolitica e volatilità dei mercati energetici, aumentare la produzione da fonti domestiche e rinnovabili significa rafforzare la sicurezza energetica nazionale.
Maggiore autonomia si traduce anche in riduzione dei costi dell’energia per famiglie e imprese e in un miglioramento della competitività del sistema economico, soprattutto per i settori industriali più energivori.
Le aspettative del settore e il ruolo delle Regioni
Pur esprimendo apprezzamento per le modifiche introdotte, FINCO osserva come il comparto si sarebbe atteso un intervento ancora più incisivo, in grado di ampliare ulteriormente le aree idonee e rafforzare il sostegno complessivo alle rinnovabili. In questa prospettiva, la Federazione auspica l’istituzione di un Tavolo tecnico che consenta di definire regole condivise, capaci di bilanciare la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico con le esigenze di sviluppo degli impianti.
Un passaggio delicato riguarderà anche le decisioni delle Regioni, chiamate a individuare le aree idonee nel rispetto dei principi affermati dalla Corte costituzionale (sentenza n. 184/2025). Secondo FINCO, tale classificazione dovrebbe essere interpretata come uno strumento premiale e acceleratorio, non come un divieto generalizzato per le installazioni al di fuori di tali zone.
Crediti d’imposta e Testo Unico FER: il riordino normativo
Il decreto interviene inoltre sui crediti d’imposta Transizione 5.0, fissando scadenze precise per la presentazione delle comunicazioni al GSE e chiarendo il divieto di cumulo con altri incentivi fiscali per i medesimi beni. Le imprese che abbiano richiesto entrambi i benefici dovranno optare per uno solo entro il 27 novembre 2025. La copertura finanziaria prevista ammonta a 250 milioni di euro per il 2025, mentre la vigilanza sulle certificazioni viene affidata al GSE.
Sul fronte delle aree idonee, molte disposizioni vengono ricondotte all’interno del d.lgs. n. 190/2024, il cosiddetto Testo Unico FER, che aggiorna la disciplina su fotovoltaico a terra in aree agricole, agrivoltaico, impianti offshore, regimi amministrativi semplificati, siti UNESCO e piattaforme digitali per la pianificazione.
Un percorso ancora in evoluzione
Il quadro che emerge è quello di una normativa in evoluzione, che cerca di conciliare semplificazione, tutela del territorio e obiettivi energetici. La clausola di salvaguardia rappresenta un segnale importante di attenzione verso gli operatori, ma la sfida principale resta quella di trasformare le regole in uno strumento realmente efficace per accelerare la transizione energetica del Paese, senza creare nuove incertezze lungo il percorso.
Il dossier del Senato sul ddl
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