Multa e ricorso, la Cassazione cambia tutto

Gen 26, 2026 - 23:30
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Multa e ricorso, la Cassazione cambia tutto

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Ricevere una multa non è mai un bel momento. Ancora peggio laddove alla sanzione ecoomica si aggiunga la perdita di punti sulla patente. Così controlliamo le date e se in quelle giornata abbiamo lasciato usare la nostra auto a figli o mariti per vedere di chi è stata la colpa.


L’obbligo di comunicare il conducente

L’obbligo di comunicare chi era alla guida è contestuale al ricevimento di una multa che preveda una decurtazione di punti dalla patente. Il non ottemperare a questo obbligo prevede una sanzione accessoria, una multa sulla multa.  Ma cosa accade quando si avvia un ricorso alla multa medesima? Proprio in questa occasione c’è un passaggio tecnico che in diverse occasioni è stato esso stesso oggetto di ulteriori ricorsi e contestazioni, per il quale non vi era mai stata una interpretazione univoca.

Propietario e guidatore se non coincidono

La principale criticità, dalla quale originano la maggior parte dei contenziosi, deriva dal fatto che l’infrazione viene contestata al proprietario del veicolo e non a chi guidava direttamente. In alcune occasioni, di fatto, il soggetto sanzionato e soggetto responsabile della multa non sono la stessa persona. Questa ambivalenza ha reso la comunicazione del conducente un passaggio obbligato e delicato.

Parola alla Cassazione

Molti giudici, in passato, ritenevano che l’obbligo di comunicare le generalità del conducente fosse immediato. Qualora queste informazioni tardassero, ecco l’arrivo di una seconda sanzione, un pesante aggravio della multa originaria. Di recente alcune decisioni hanno rimesso ordine e chiarito come l’obbligo di comunicazione sia collegato alla sorte del verbale principale. La recente sentenza della Corte di Cassazione, la numero 32988 del 2025, può essere considerata un chiarimento definitivo su questo tema, affermando come no si possa pretendere piena collaborazione nel momento nel quale l’atto che genera l’obbligo è ancora ‘giuridicamente instabile’.

L’oggetto della sentenza

Con la sentenza in incipit la Corte di Cassazione si è espressa sul caso di un proprietario che aveva contesto un verbale ricevuto. Questa infrazione prevedeva una decurtazione dei punti  della patente entro 60 giorni dalla notifica del verbale. Proprio per il ricorso il proprietario non aveva trasmesso i dati della persona alla guida dell’auto al momento della multa. Il cittadino aveva fatto presente di aver informato l’autorità competente che il ritardo derivasse da un motivo valido, cioè del fatto che fosse in corso un ricorso contro la multa originaria. Sia il Giudice di Pace sia il Tribunale avevano però respinto questa tesi come non giustificante e avevano chiarito che presentare un ricorso non sospende comunque l’obbligo di fornire la comunicazione richiesta.

Il pronunciamento toglie ogni dubbio

Gli Ermellini hanno ritenuto, diversamente, di pronunciarsi in maniera diametralmente opposta ed hanno accolto il ricorso del conducente, bocciando la sentenza di appello. Il pronunciamento della Corte, infatti, ha chiarito come l’obbligo della comunicazione dei dati del conducente non possa sorgere fino a quando è in corso la contestazione del verbale principale. La contestazione della multa di fatto ‘cristallizza’ l’atto e tutti i suoi effetti derivati, compreso l’obbligo a comunicare l’identità del guidatore. Fino al momento nel quale un giudice non stabilisce definitivamente se la multa sia valida o meno non si configura alcun obbligo aggiuntivo.

Ricorso e annullamento

Il pronunciamento, seppure per lungo tempo è prevalsa la confusione, appare comunque sensato anche a rigor di logica. Se il ricorso viene vinto, infatti, l’intero verbale ne risulta annullato e, di conseguenza, viene meno il fondamento stesso della richiesta di comunicazione. Se il ricorso, diversamente, verrà perso ed il giudice riterrà la multa legittima, dovrà essere inviato un nuovo invito a comunicare i dati del conducente e solo da quel momento ripartiranno i 60 giorni di tempo per dire chi era alla guida.

Il diritto alla difesa

La decisione della Suprema Corte si pone nel solco di un rafforzamento del diritto alla difesa di chi contesta una multa. Se la sanzione comporta anche la perdita di punti dalla patente, soprattutto nel caso di infrazioni gravi e compromettenti, la sentenza chiarisce la corretta procedura da seguire. In questo modo è fatto salvo il diritto alla difesa ed è ribadito come, quando si presenta ricorso contro il verbale, non si è obbligati a comunicare i dati del conducente entro i 60 giorni previsti, ma solo al termine del procedimento.

Il ‘motivo valido’

L’organo che ha accertato l’infrazione dovrà essere messo al corrente dell’avvenuta presentazione del ricorso, indicando questo atto di contestazione come ‘motivo valido’. L’obbligo di comunicazione resta infatti sospeso fino alla conclusione del giudizio e, come abbiamo visto, i giorni ripartiranno solo nel caso in cui il ricorso venga respinto, con una nuova richiesta formale ed ufficiale da parte dell’amministrazione competente.

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