Baptiste Provato (Demo)

Gen 28, 2026 - 11:00
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Baptiste Provato (Demo)

Baptiste Provato (Demo)

Se state cercando un modo per complicare la vostra esistenza oltre il normale limite consentito dalla ragione, traslocare in una villa decadente dopo una tragedia familiare è un ottimo punto di partenza. Baptiste è un horror in prima persona che prende questa premessa abusata e la trasforma in un esercizio di tensione psicologica, suggerendo implicitamente che la mancanza di un’assicurazione sulla vita possa spingere una famiglia verso scelte immobiliari estremamente discutibili.

Abbiamo provato la demo del gioco, sviluppato da Digital Dreams in collaborazione con Firenut Games, che ne cura anche la pubblicazione, disponibile su tutti i principali store. Un assaggio breve ma denso, vissuto tra scatoloni ancora chiusi, corridoi umidi e una bambola che non conosce minimamente il concetto di spazio personale.

Baptiste e l’arte del “ricominciare” (nel posto peggiore possibile)

La storia ruota attorno a Tom e a sua madre Sara, che decidono di lasciarsi alle spalle il lutto pesante dovuto dalla scomparsa tragica del padre, per trasferirsi nella villa di Jager Shorecliff, in una località costiera del Regno Unito che sembra progettata apposta per scoraggiare qualsiasi tentativo di guarigione emotiva.

L’idea è quella del classico nuovo inizio, ma il pacchetto comprende una casa fatiscente che cade letteralmente a pezzi, porte murate senza una spiegazione architettonica convincente e un’umidità tale da far sentire fuori posto persino un pesce rosso. Il motivo della scelta è puramente economico poiché l’immobile costa pochissimo e il precedente proprietario non ha esattamente lasciato recensioni entusiaste.

Piuttosto, ciò che resta è una scia di sangue riconducibile a un massacro avvenuto negli anni ’80 all'interno di quella casa. Un dettaglio che, nel mercato immobiliare dell’horror, sembra ormai rientrare nella categoria difetti estetici minori e finisce per essere ignorato da tutti.

Baptiste Provato (Demo)

Fin dai primi minuti, Baptiste costruisce un senso di disagio costante, non tanto con jump scare immediati quanto attraverso un lavoro attento su ambienti, suoni e piccoli particolari fuori posto. Il risultato è una tensione lenta e persistente, che si insinua senza mai dichiararsi apertamente e una nota di merito va anche al comparto accessibilità e personalizzazione, sorprendentemente ricco già in questa fase.

Baptiste permette infatti di intervenire praticamente su ogni aspetto tecnico dell’esperienza: dalla risoluzione agli FPS, dal field of view a tutti i principali settaggi grafici, passando per HDR e numerose opzioni di comfort. Un livello di controllo che non è mai scontato, soprattutto nelle produzioni horror, e che dimostra una chiara attenzione verso le esigenze di configurazioni diverse e stili di gioco personali.

Il coinquilino non invitato: Baptiste

Il vero protagonista, ovvero quello che dà il nome al gioco, è una bambola custodita in una teca di vetro. Fin qui nulla di strano, se non fosse che la sua presenza è formalmente sancita da una clausola nel contratto d’affitto. Difatti, la casa viene concessa a patto che Baptiste rimanga dov’è.

Sara, con un ottimismo che sfiora l’incoscienza, liquida la questione come un dettaglio bizzarro ma innocuo; in fondo è solo un giocattolo, e se dà fastidio basta spostarlo. Tom, invece, e con lui il giocatore, intuisce immediatamente che una clausola legale su un oggetto inanimato è il modo universale con cui l’universo segnala che questa storia finirà male.

Baptiste Provato (Demo)

La demo gioca molto su questo rapporto ambiguo con la bambola, costruendo una minaccia più suggerita che mostrata. Baptiste è spesso immobile, ma mai davvero passivo, piccoli cambiamenti nella sua posizione, nella direzione dello sguardo o nell’illuminazione bastano a trasformare un oggetto statico in una presenza opprimente.

Esplorazione, puzzle e disagio domestico

Dal punto di vista ludico, Baptiste si muove lungo coordinate familiari per gli amanti dell’horror in prima persona: esplorazione ambientale, enigmi, ricostruzione narrativa attraverso oggetti e registrazioni. Nulla di rivoluzionario, ma la demo mostra comunque una buona consapevolezza dei tempi e dei ritmi necessari per mantenere alta la tensione nel giocatore.

Come ogni horror che si rispetti, anche in Baptiste la tecnologia è inutile. Il telefono fisso ha il cavo tranciato, lo smartphone si rompe durante il trasloco e più la situazione peggiora meno possibilità avete di chiedere aiuto. Inoltre, esiste sempre una bambina che registra diari vocali e in questo caso si chiama Rebecca.

La bimba ha lasciato una serie di nastri che fungono da principale strumento di worldbuilding, rivelando poco a poco la storia oscura della casa. L’interazione con l’ambiente è semplice ma efficace e si traduce nell'apertura di cassetti, nello spostamento di oggetti e nell'esaminare documenti e fotografie. Tutto ciò, contribuisce a costruire un quadro narrativo frammentato, che il giocatore è chiamato a ricomporre senza mai ricevere spiegazioni dirette.

Atmosfera prima di tutto

Il vero punto di forza della demo è però l’atmosfera. Baptiste lavora molto su illuminazione, sonoro e spazi chiusi, costruendo una costante sensazione di vulnerabilità. La casa sembra viva, o quantomeno ostile. I continui scricchiolii, rumori lontani, oggetti che non ricordate di aver spostato contribuiscono a creare un clima di instabilità permanente.

Interessante anche il modo in cui il gioco alterna momenti di esplorazione relativamente tranquilla a sequenze più oniriche, fatte di incubi ricorrenti e visioni legate al passato del protagonista. Non siamo di fronte a un horror puramente basato sull’inseguimento o sull’azione, ma piuttosto a un’esperienza psicologica che punta a logorare il giocatore sul lungo periodo, più che a spaventarlo con colpi di scena improvvisi.

Baptiste Provato (Demo)

Una demo che sa dove vuole andare

La demo culmina in una sequenza particolarmente efficace, tra sogni disturbanti legati alla figura paterna e un incidente meccanico che degenera in modo decisamente meno riparabile di quanto qualsiasi meccanico onesto potrebbe promettere. Il tutto porta a un momento di svolta in cui Baptiste smette definitivamente di essere un elemento d’arredo inquietante e diventa una minaccia attiva, proprio quando pensavamo che chiuderlo in un vecchio baule fosse stata una soluzione pragmatica e, soprattutto, definitiva.

È una chiusura intelligente, che non risolve nulla ma rilancia, lasciando intravedere sviluppi più oscuri e un’espansione della dimensione soprannaturale finora solo suggerita. In definitiva, Baptiste si presenta come un horror psicologico solido e consapevole dei propri riferimenti, che non cerca di reinventare il genere ma di rifinirne i meccanismi fondamentali: atmosfera, tensione, narrazione ambientale e senso di costante insicurezza.

Se il gioco completo saprà mantenere questa coerenza, evitando di scivolare nei cliché più abusati del genere, potrebbe rivelarsi una sorpresa interessante per gli amanti dell’horror narrativo in prima persona. Va comunque detto che la demo dura poco meno di venti minuti, giusto il tempo di assaporare atmosfera e premesse narrative, ma non abbastanza per trarre conclusioni definitive su struttura, ritmo o varietà dell’esperienza completa.

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Redazione Redazione Eventi e News