Carsten Höller è uno scienziato della burla

Gen 21, 2026 - 10:30
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Carsten Höller è uno scienziato della burla

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Courtesy of the artist

Carsten Höller è uno scienziato della burla. Perché del giocare in forma di scherzo ha fatto una scienza esatta e un’opera d’arte di cui fare esperienza. Negli Anni 90, quando il suo nome prese a farsi largo a livello globale, Carsten sperimentava scivoli e scale a chiocciola con il pubblico più vario, dai 3 ai 93 anni di età: perdere temporaneamente l’orientamento e scombussolare per un attimo l’inconscio erano i suoi obiettivi. Nel caso degli scivoli, per lui fantastici mezzi di trasporto eco-compatibili, aveva scelto di metterne alcuni nei musei, rendendo lecita un’esperienza solitamente infantile anche per gli adulti. Giocate! Pareva l’invito dell’artista scienziato ai suoi più seriosi – e almeno in principio inibiti – visitatori, così da registrare un catalogo di reazioni psichiche e fisiche piuttosto intense e interessanti, tutto da studiare. Quello era infatti l’oggetto d’indagine di Höller che, un po’ di anni dopo, per una mostra all’Hangar Bicocca di Milano, aveva messo in scena Decision, un’opera che poneva il visitatore di fronte alla necessità di operare una scelta davanti a due scivoli posti a formare due percorsi speculari e paralleli.

Il dubbio è un elemento tipico della sua poetica giocosa, in un’interazione sensoriale che arriva fino al parossismo. Double Carousel, progetto risalente al 2001, fa girare due giostre così lentamente da capovolgere l’idea di divertimento finché la noia s’imponga. Ora il suo giocare diventa un libro, Book of games, appena uscito per la casa editrice Taschen con la curatela di Hans Ulrich Obrist e Stefanie Hessler: un vero e proprio invito a stravolgere la propria routine quotidiana. Il volume contiene ben 336 giochi da fare da soli, in coppia, oppure in squadra. Oltre la composizione dei giocatori, varia anche il luogo in cui giocare: per strada, a letto, in treno, su una sedia, ovunque insomma si decida di sospendere la realtà per abbandonarsi alla fantasia… sono sufficienti il proprio corpo e tutti e cinque i sensi attivati: l’effetto – assicurano le istruzioni – sarà quello di aprire la mente del giocatore a una visione diversa del mondo, a esperienze inedite rivelative.

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Come vede il mondo un piccione, dato che i suoi occhi sono posizionati lateralmente sul capo? Le informazioni raccolte dall’occhio sinistro sono diverse da quelle del destro e processate dal relativo (e opposto) emisfero. L’esempio della vista del volatile si amplia ad altri animali con simili funzioni per proporre giochi in versione “mono”: tappate un orecchio, chiudete un occhio e allenatevi a nuove percezioni e abilità, invita Höller, che qualche anno fa, forte di questi studi, ha progettato The Forest, un paio di occhiali VR in cui veniva trasmesso un filmato diverso per occhio. Inizialmente si vedeva una foresta innevata perché le immagini erano sincronizzate ma poi, ad avvicinarsi a un albero, per esempio, un occhio lo aggirava a destra e l’altro a sinistra. Il risultato? Si salta avanti e indietro tra ciò che è visto da un occhio e l’altro. 

Altri esempi? Stockholm Greeting: «Componete con i vostri corpi una “X” al posto  delle solite manifestazioni d’affetto (tenersi per mano, ecc)». Knot Mother, Help Us!: «I giocatori (due, ma più sono meglio è) si tengono per mano formando una catena chiusa e poi si aggrovigliano tra loro, senza mai lasciarsi andare. Si arrampicano, passando tra le braccia e le gambe. La Mamma Nodo arriva e cerca di districarli senza separare le mani». Mirroring, gioco di imitazione basato sul “pacing”, tecnica utilizzata nella Programmazione Neurolinguistica (PNL) per condizionare il comportamento degli altri.

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L’elenco prosegue. «Avvia una conversazione intensa con qualcuno, ma non guardarlo direttamente negli occhi. Guarda invece un punto immaginario vicino ai suoi occhi, così che il tuo interlocutore non sia sicuro se lo stai fissando negli occhi o meno. Lui continuerà a guardarti negli occhi e a muovere la testa». E la lingua? Quanti giochi si possono fare con le parole o interpolando espressioni e vocaboli? Susciteranno spaesamento, di cui ci si può fare burla così: «Quando incontri un conoscente, dopo qualche convenevole, digli: “Oggi sei strano”. Lui: “In che senso?” Tu: “Non lo so, c’è solo qualcosa di strano in te oggi”. Alcune persone inizieranno a comportarsi in modo strano. O penseranno strano sia tu. 

Gli esempi si susseguono tra il serio e il faceto. «Quando sei passeggero in auto, grida “Bang!” ogni volta che il conducente fa retromarcia o entra in un parcheggio. Salterà in aria, anche se è lo stesso conducente», scrive Höller, che iniziò a fare questi giochi nel 1991 con un gruppo di amici, a una cena noiosa. Da allora non ha più smesso, ispirato dai surrealisti e da Arthur Rimbaud, fino a farne un libro, illustrato con ritratti, da Nan Goldin a Salvador Dalí, da Joseph Beuys a Donna Haraway, fotogrammi di film, tesori d’archivio di Höller e di sua madre… un’opera d’arte. Preziosa e intelligente come solo un gioco può esserlo.

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Redazione Redazione Eventi e News