Dalla caldaia ai pannelli solari: cosa cambia sulle rinnovabili con il decreto sulla RED III
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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo 5/2026, il nostro Paese recepisce ufficialmente la Direttiva europea RED III in materia di energie rinnovabili: ecco come impatterà direttamente sui consumatori, con novità che toccheranno diversi ambiti, che vanno dalle caldaie fino a toccare i pannelli solari.
Il decreto entrerà in vigore il 4 febbraio 2026, ma le sue conseguenze si proietteranno ben oltre questa data, ridisegnando il modo in cui produciamo, consumiamo e autorizziamo l’energia da fonti rinnovabili. Non si tratta di un semplice adeguamento normativo: siamo di fronte a una vera cambio di passo, che punta a trasformare profondamente il sistema energetico nazionale.
Cos’è la Direttiva RED III
La RED III aggiorna e rafforza la precedente normativa europea sulle rinnovabili, modificando diverse direttive e regolamenti già esistenti. Il suo obiettivo principale è chiaro: aumentare in modo deciso la quota di energia pulita nel mix energetico europeo.
Entro il 2030, l’Unione europea mira a raggiungere almeno il 42,5% di energia rinnovabile nei consumi finali, con l’ambizione di spingersi fino al 45%. Un traguardo ambizioso, soprattutto se confrontato con l’attuale livello medio, che si attesta intorno al 32%.
Ogni Stato membro, Italia compresa, dovrà fare la propria parte intervenendo su settori chiave come:
- trasporti
- industria
- edilizia
- teleriscaldamento e raffreddamento
In parallelo, Bruxelles incoraggia i Paesi a riservare almeno il 5% delle nuove installazioni energetiche a soluzioni innovative, favorendo tecnologie emergenti e modelli avanzati di produzione.
Una transizione che tocca cittadini, imprese e territori
Il decreto di recepimento della RED III non è una norma per addetti ai lavori. Le sue ricadute interesseranno:
- chi installa pannelli fotovoltaici sul tetto di casa
- le imprese che investono in autoproduzione energetica
- i Comuni impegnati nella pianificazione territoriale
- le famiglie alle prese con bollette e riqualificazioni energetiche
Edifici sotto i riflettori: perché riscaldamento e raffrescamento diventano centrali
Nel percorso verso la neutralità climatica, il settore edilizio assume un ruolo strategico che va ben oltre la semplice riqualificazione energetica. La Direttiva RED III parte da un dato strutturale: una quota rilevante dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti in Europa deriva dal modo in cui riscaldiamo e raffreschiamo gli edifici. Case private, uffici, scuole, ospedali e immobili pubblici costituiscono dunque uno dei principali fronti su cui intervenire per ridurre l’impatto ambientale complessivo.
Secondo l’impostazione europea, gli edifici rappresentano un enorme potenziale ancora in gran parte inutilizzato. Molti impianti sono obsoleti, basati su combustibili fossili e poco efficienti, mentre le tecnologie rinnovabili disponibili oggi consentirebbero già una drastica riduzione delle emissioni. Da qui la scelta di fissare obiettivi vincolanti, non più semplici raccomandazioni, per accelerare il cambiamento.
Obiettivi obbligatori: cosa prevedono le nuove regole
La RED III introduce per la prima volta incrementi annuali obbligatori della quota di energia rinnovabile impiegata per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici. In concreto, gli Stati membri dovranno garantire:
- un aumento minimo dello 0,8% all’anno fino al 2026
- un incremento dell’1,1% annuo nel periodo 2026–2030
Questi valori, apparentemente contenuti, producono effetti significativi nel medio periodo. Sommandosi di anno in anno, costringono infatti il sistema edilizio a evolversi in modo strutturale, abbandonando progressivamente soluzioni ad alta intensità di carbonio.
La logica è chiara: non si punta a interventi spot, ma a un percorso continuo e misurabile, capace di incidere sul parco immobiliare esistente e su quello di nuova costruzione.
Nuove tecnologie e impianti: cosa cambierà negli edifici
Il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Direttiva favorirà la diffusione di tecnologie già disponibili ma non ancora pienamente sfruttate. Tra le soluzioni destinate a crescere maggiormente rientrano:
- pompe di calore, elettriche o geotermiche, considerate una delle alternative più efficienti alle caldaie tradizionali
- solare termico, soprattutto per la produzione di acqua calda sanitaria
- geotermia a bassa entalpia, particolarmente adatta per edifici di grandi dimensioni
- recupero di calore di scarto, proveniente da processi industriali o reti di teleriscaldamento
L’obiettivo non è solo sostituire un impianto con un altro, ma ripensare l’intero modo in cui gli edifici consumano energia, integrando produzione, accumulo ed efficienza.
Verso il 49% di rinnovabili negli edifici entro il 2030
Il traguardo fissato dalla normativa europea è ambizioso: raggiungere entro il 2030 una quota indicativa del 49% di energia rinnovabile nei consumi del settore edilizio. Un risultato che richiederà uno sforzo coordinato su più livelli istituzionali.
Stato, Regioni e Comuni saranno chiamati a:
- pianificare interventi coerenti sul territorio
- adeguare i regolamenti edilizi
- favorire l’integrazione delle rinnovabili negli strumenti urbanistici
Parallelamente, il mercato dovrà adattarsi a una domanda crescente di soluzioni tecnologiche avanzate, con effetti rilevanti anche sull’occupazione e sulla filiera industriale.
Autorizzazioni più rapide: meno burocrazia per solare ed eolico
Uno dei punti più attesi – e potenzialmente più rivoluzionari – riguarda la semplificazione delle procedure autorizzative per gli impianti a fonti rinnovabili.
Il nuovo quadro normativo impone tempi certi alle amministrazioni:
- massimo 12 mesi per autorizzare nuovi impianti situati nelle cosiddette zone di riferimento per le rinnovabili
- non oltre 24 mesi per i progetti collocati al di fuori di queste aree
Un cambiamento significativo rispetto al passato, quando iter lunghissimi e incertezze amministrative hanno spesso frenato investimenti e cantieri. L’obiettivo dichiarato è ridurre gli ostacoli burocratici, mantenendo al tempo stesso tutele ambientali e paesaggistiche.
Trasporti: tornano protagonisti biocarburanti e idrogeno
Tra le novità più rilevanti del decreto italiano c’è infine il rientro esplicito delle fonti rinnovabili nel settore dei trasporti. Un passaggio tutt’altro che marginale, che riconosce il ruolo strategico di biocarburanti sostenibili e idrogeno nella riduzione delle emissioni legate alla mobilità.
In un contesto in cui l’elettrificazione non può essere l’unica risposta, soprattutto per il trasporto pesante e a lunga percorrenza, il legislatore europeo e nazionale apre a un mix più flessibile di soluzioni. L’obiettivo è abbattere l’impatto ambientale senza compromettere efficienza e continuità dei servizi.
Il testo del decreto che recepisce la Direttiva RED III in Gazzetta Ufficiale
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