Progettare valore pubblico: come strutturare un documento amministrativo efficace
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Scopri come strutturare un documento amministrativo efficace, chiaro, autorevole e le differenze con l’atto, per una perfetta comunicazione strategica.
Nella quotidianità di chi lavora nella Pubblica Amministrazione, la parola “documento” evoca spesso pile di carta (o infiniti file PDF) e adempimenti formali. Tuttavia, se vogliamo davvero fare un salto di qualità nella nostra carriera, dobbiamo cambiare prospettiva: un documento non è solo un atto dovuto, ma un progetto di comunicazione strategica.
In questo articolo vedremo come strutturare i testi per renderli strumenti di lavoro agili, capaci di ridurre il carico di lavoro arretrato e migliorare la percezione dell’ente.
Documento vs Atto: una distinzione necessaria
Prima di addentrarci nella tecnica, è fondamentale fare chiarezza terminologica. Spesso usiamo questi termini come sinonimi, ma per il professionista della PA la distinzione è la bussola del proprio operato.
Il documento amministrativo, come definito dal DPR 445/2000, è ogni rappresentazione del contenuto di atti, anche interni, utilizzati ai fini dell’attività amministrativa. È una categoria ampia che include mail, circolari, avvisi e report. L’atto amministrativo, invece, è un atto giuridico unilaterale che proviene da un organo della PA nell’esercizio dei suoi poteri. Mentre l’atto ha spesso una forma rigida e “sacra” per la sua validità legale, il documento (e la comunicazione istituzionale in genere) gode di una maggiore libertà espressiva.
Il punto chiave? Anche quando scriviamo un atto formale, possiamo (e dobbiamo) applicare i principi di chiarezza strutturale per renderlo leggibile, senza scalfirne la validità giuridica.
La struttura: l’architettura della chiarezza
Strutturare bene un documento significa disegnare un percorso per il lettore; accompagnarlo attraverso una mappa (il testo ben organizzato) che non diventi un percorso a labirinto (il testo senza struttura). Ecco i sette pilastri per costruire documenti che funzionano.
1. Il “Perché” prima del “Cosa”
Ogni testo nasce da un’esigenza specifica. Prima di appoggiare le dita sulla tastiera, chiediti: “Cosa deve fare il destinatario dopo aver letto?”. Se lo scopo è autorizzare, l’autorizzazione deve essere il cuore del testo; se lo scopo è informare su una scadenza, la data deve brillare di luce propria. Definire lo scopo previene il rischio di produrre quei testi “fiume” dove il lettore annega prima di arrivare a riva.
2. Una sequenza logica e prevedibile
Il cervello umano ama la prevedibilità. Un documento efficace segue quasi sempre uno schema ben definito.
- Introduzione: il contesto (il “perché siamo qui”);
- Corpo: le informazioni dettagliate, divise per punti.
- Conclusione: l’aspetto operativo (cosa succede ora).
3. La tecnica dell’informazione “in prima fila”
Non costringere il cittadino o il collega a fare il detective. Se un bando è stato prorogato, la notizia della proroga deve apparire nel primo paragrafo. Spostare le informazioni cruciali alla fine del documento è un retaggio del passato che genera incomprensioni e aumenta il numero di telefonate di chiarimento ai tuoi uffici.
4. Titoli “parlanti” e sottotitoli d’azione
I titoli non devono essere semplici etichette, ma indicazioni stradali. Invece di un generico “Disposizioni sulla sicurezza”, prova con “Come richiedere i nuovi dispositivi di protezione”. I sottotitoli permettono la lettura a scansione: il lettore può saltare le parti che già conosce e andare dritto al punto di suo interesse.
5. Gestire il “peso” delle norme
Citare le leggi è un obbligo di trasparenza e legittimità, ma non deve soffocare il messaggio.
Trucco del mestiere: Se devi citare una lunga serie di riferimenti normativi (i classici “Visto”, “Richiamato”, ecc.), prova a raggrupparli o a inserirli in un preambolo chiaramente separato dal corpo decisionale. La norma non deve nascondere il testo ma sostenerlo..
6. La coerenza visiva
La leggibilità passa anche dagli occhi. Un muro di testo ininterrotto scoraggia la lettura.
- Usa gli elenchi puntati per requisiti o fasi;
- Lascia spazio bianco tra i paragrafi per far “respirare” il concetto;
- Usa il grassetto con parsimonia, solo per le parole chiave (date, importi, nomi di uffici).
7. La chiusura operativa: la “Call to Action”
Un errore comune è terminare un documento in modo brusco o con una formula di rito antiquata. Un documento efficace si chiude sempre con le istruzioni per l’uso: chi chiamare per dubbi, quale link cliccare, entro quale ora inviare la PEC. Inserire queste informazioni in un riquadro finale o in un elenco puntato rende il servizio completo e professionale.
Strutturare un documento amministrativo: rispetto nei confronti di chi legge
Strutturare bene un documento amministrativo non è solo un esercizio di buona scrittura: è un atto di rispetto verso il tempo e l’intelligenza del destinatario. Che si tratti di un collega dell’ufficio accanto o di un cittadino che deve pagare una sanzione, un testo ben organizzato comunica un’immagine di efficienza e autorevolezza.
In un sistema pubblico che punta alla digitalizzazione e alla semplificazione, chi sa dominare la struttura dei propri documenti diventa un perno fondamentale dell’innovazione.
Ricorda: un documento chiaro è un documento che non torna indietro sotto forma di reclamo.
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