Dopo l'attacco hacker l'Università La Sapienza "scollegata dal presente": senza PC, si torna al "cartaceo"
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A seguito del recente attacco hacker, l’università La Sapienza di Roma riscopre carta, penna e passaparola. Tra ironia, rabbia e timori per i dati personali, l’ateneo romano affronta una crisi che va oltre il blackout informatico.
Avvisi letti ad alta voce nei corridoi, esami annotati con la biro, file davanti alle segreterie come ai tempi delle fotocopie. Alla Sapienza di Roma il tempo sembra essersi piegato su sé stesso. Come riportato sul quotidiano La Repubblica, dal 2 febbraio, un grave attacco informatico ha mandato in tilt l’intera infrastruttura digitale dell’università, costringendo studenti, docenti e personale amministrativo a un salto indietro di almeno trent’anni. «Siamo tornati agli anni ’90», ripetono in molti, con una miscela di sarcasmo e sconforto.
Non si tratta di un semplice disservizio temporaneo. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero circa 400 i server messi fuori uso, con un impatto che ha coinvolto ogni aspetto della vita accademica: dalle prenotazioni degli esami alle carriere universitarie, dai servizi amministrativi fino alle attività di ricerca. Un blackout totale che ha reso evidente quanto la macchina universitaria sia oggi completamente dipendente dal digitale.
Il nodo più delicato: i dati personali
Se l’organizzazione quotidiana può essere rattoppata con soluzioni di fortuna, il vero spettro che aleggia sull’ateneo riguarda la sicurezza delle informazioni. Nei server colpiti dall’attacco sarebbero custoditi milioni di file: dati anagrafici, documenti amministrativi, informazioni su studenti, docenti, personale tecnico, collaboratori esterni e progetti di ricerca.
L’università ha fatto sapere di disporre di copie di backup, ma questo non basta a dissipare le preoccupazioni. Il timore, condiviso da molti, è che i dati criptati possano finire sul dark web, soprattutto nel caso in cui non venga pagato un eventuale riscatto. Una possibilità che alimenta domande difficili: chi è entrato in possesso di quelle informazioni? Sono state copiate? Vendute? Utilizzate?
Sui social network intanto, come riportato dal quotidiano Corriere, il clima oscilla tra ironia e indignazione. C’è chi scherza: «Facciamo che per questa sessione abbiamo tutti passato gli esami», e chi invece va dritto al punto: «Altro che ripristino, vogliamo sapere che fine hanno fatto i nostri dati». Una richiesta di trasparenza che, al momento, resta in larga parte inevasa.
Università analogica, istruzioni per l’uso
In assenza di sistemi informatici funzionanti, l’ateneo ha adottato misure emergenziali. Prenotazioni a mano, verbalizzazioni cartacee, scadenze amministrative rinviate. Scene che per molti studenti più giovani hanno il sapore dell’archeologia accademica.
Eppure, per chi ha frequentato l’università negli anni ’90, il copione non è del tutto nuovo. All’epoca non esistevano portali online, app per controllare i voti o email automatiche. Gli esami si prenotavano firmando fogli affissi fuori dalle aule, le comunicazioni viaggiavano su bacheche di sughero e la carriera universitaria stava in un libretto blu da custodire come un documento d’identità.
Oggi quel mondo riaffiora in modo grottesco. Studenti che aiutano i docenti a far ripartire computer ormai inutilizzabili, professori che dettano avvisi a voce come in una lezione improvvisata, segreterie sommerse da richieste che prima si risolvevano con un clic. Qualcuno scherza sul ritorno del “passaparola accademico”, qualcun altro riscopre il piacere amaro della fila allo sportello.
L’ironia, però, non cancella il disagio. Perché se negli anni ’90 l’università analogica era l’unica possibile, oggi questo ritorno forzato è il sintomo di una fragilità strutturale.
Tecnici al lavoro, ma i tempi restano incerti
Dall’ateneo assicurano che i tecnici sono impegnati senza sosta per ripristinare i sistemi. Nei prossimi giorni, spiegano fonti ufficiali, i primi servizi dovrebbero tornare online, con comunicazioni puntuali sulla loro progressiva riattivazione. Anche il sistema Infosud e le postazioni di lavoro saranno nuovamente operative, ma solo dopo il completamento dei test di sicurezza e delle verifiche di funzionalità.
Una cautela comprensibile, ma che allunga l’attesa e alimenta l’incertezza. Nel frattempo, l’università cerca di limitare i disagi con soluzioni tampone. Una gestione dell’emergenza che, tuttavia, non può diventare la normalità.
Un déjà-vu che pesa come un macigno
L’attacco di questi giorni non è un episodio isolato. Nel luglio del 2011, La Sapienza era già finita nel mirino di cybercriminali, in un’operazione su larga scala che aveva coinvolto numerosi atenei italiani, da Bari a Milano. Anche allora furono sottratti dati sensibili: codici fiscali, email, numeri di telefono, password di studenti e professori.
Quella vicenda avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme definitivo. A distanza di oltre dieci anni, però, la storia sembra ripetersi, con dinamiche diverse ma con le stesse conseguenze: sistemi vulnerabili, comunicazione faticosa, utenti lasciati nell’incertezza.
Oltre l’emergenza: una questione sistemica
Il caso Sapienza va ben oltre il singolo attacco hacker. È lo specchio di un problema più ampio che riguarda la sicurezza informatica delle istituzioni pubbliche, spesso affidata a infrastrutture datate e a investimenti insufficienti. Università che gestiscono enormi quantità di dati sensibili, ma che non sempre dispongono di difese adeguate contro minacce sempre più sofisticate.
La digitalizzazione, accelerata negli ultimi anni, ha reso il sistema più efficiente ma anche più esposto. Senza una strategia solida, il rischio è quello di oscillare continuamente tra modernità e improvvisi ritorni al passato, pagando ogni volta un prezzo più alto.
La domanda, allora, non è solo quando i computer torneranno a funzionare. La vera questione è come evitare che tutto questo accada di nuovo.
Perché un’università che forma il futuro non può permettersi di restare prigioniera delle proprie falle. E perché la fiducia, una volta violata, è molto più difficile da ripristinare di qualsiasi server.
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