Enti locali: le risorse non usate diventano bonus per le performance?

Febbraio 15, 2026 - 06:30
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Enti locali: le risorse non usate diventano bonus per le performance?

lentepubblica.it

Nel complesso panorama della contrattazione nel pubblico impiego, la gestione delle risorse decentrate rappresenta un tema di grande rilievo per le amministrazioni.


Una recente interpretazione fornita dall’Aran con il parere n. 35353 del 2025 offre un chiarimento significativo in merito alla possibilità di destinare alla performance le somme stabili non utilizzate, inizialmente assegnate ad altri istituti contrattuali come turnazioni o reperibilità.

Il tema si inserisce nel più ampio contesto della contrattazione integrativa, che costituisce lo strumento attraverso il quale le amministrazioni pubbliche declinano a livello locale le previsioni del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), adattandole alle specifiche esigenze organizzative e gestionali.

La questione: cosa succede alle risorse non utilizzate

Ogni anno, in sede di contrattazione integrativa, gli enti pubblici stabiliscono i criteri di riparto delle risorse decentrate, cioè di quei fondi destinati a remunerare istituti economici accessori legati a produttività, indennità e premialità del personale. Una parte di queste somme è definita “stabile”, in quanto garantita e ricorrente nel tempo; un’altra parte, “variabile”, può invece dipendere da fattori contingenti o da stanziamenti straordinari.

Può tuttavia accadere che una quota delle risorse stanziate per specifiche finalità – come il lavoro su turni, la reperibilità o altre indennità accessorie – non venga interamente utilizzata nell’esercizio di riferimento. Da qui nasce il quesito che molte amministrazioni si sono poste: è possibile destinare tali importi residui ad altri istituti, in particolare al sistema di valutazione della performance, che premia i risultati individuali e collettivi raggiunti dal personale?

Il parere dell’Aran: ampia autonomia alla contrattazione integrativa

L’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (Aran), con il parere n. 35353/2025, ha chiarito che nulla osta all’introduzione, in sede di contrattazione integrativa annuale, di una clausola che consenta di destinare le risorse stabili non liquidate alla performance, purché ciò avvenga nel rispetto delle regole fissate dal CCNL di riferimento.

Il fondamento di questa interpretazione si trova nell’articolo 7, comma 4, lettera a), del CCNL del comparto Funzioni Centrali del 16 novembre 2022, il quale attribuisce espressamente alla contrattazione integrativa la prerogativa di definire i criteri di ripartizione delle risorse del fondo per il trattamento accessorio. In virtù di tale autonomia, i soggetti negoziali a livello decentrato possono disciplinare in modo flessibile l’utilizzo delle somme, purché restino nei limiti delle destinazioni previste dal contratto nazionale e delle norme di legge.

In altri termini, la possibilità di inserire nel Contratto Collettivo Integrativo (CCI) una clausola che preveda il riversamento delle somme non utilizzate a favore della performance non è esclusa, ma deve essere formalizzata nell’ambito della contrattazione annuale, garantendo trasparenza e tracciabilità del processo decisionale.

Il quadro normativo di riferimento

La materia delle risorse decentrate è regolata da un insieme articolato di norme e principi. La base giuridica si trova nel decreto legislativo n. 165 del 2001, che disciplina l’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. In particolare, l’articolo 40 del decreto stabilisce che la contrattazione collettiva integrativa deve operare nel rispetto dei vincoli di bilancio e dei limiti previsti dai contratti nazionali, potendo intervenire solo sugli aspetti economici e organizzativi demandati dalla contrattazione nazionale.

A livello contrattuale, i CCNL definiscono la composizione e la finalità del fondo per la contrattazione decentrata, specificando quali istituti possono essere finanziati e in quale misura. Tra questi rientrano, oltre alle indennità per turni e reperibilità, le somme destinate alla performance individuale e organizzativa, che rappresentano uno degli strumenti principali per incentivare l’efficienza e la produttività del personale pubblico.

È quindi nell’ambito del CCI che si concretizzano le scelte operative: la contrattazione integrativa ha il compito di declinare le linee generali del contratto nazionale, distribuendo le risorse in base alle esigenze dell’ente e agli obiettivi di performance stabiliti. In questo quadro, la possibilità di reindirizzare somme non utilizzate verso la performance appare coerente con il principio di valorizzazione del merito e di ottimizzazione dell’uso dei fondi pubblici.

Performance e premialità: il ruolo strategico degli incentivi

Il sistema di misurazione e valutazione della performance è uno degli strumenti cardine della riforma della pubblica amministrazione avviata con il decreto legislativo n. 150 del 2009, conosciuto come “riforma Brunetta”. Esso mira a collegare la retribuzione accessoria ai risultati effettivamente conseguiti dai dipendenti, promuovendo una cultura organizzativa orientata all’efficacia e alla trasparenza.

In tale contesto, la destinazione di risorse residue al fondo della performance consente di rafforzare il sistema premiale, evitando che somme non utilizzate vadano perse o rimangano improduttive. Tuttavia, è necessario che tale operazione avvenga nel rispetto dei criteri di equità e imparzialità previsti dalle norme, e previa verifica dell’effettiva disponibilità dei fondi, al fine di garantire la corretta imputazione contabile delle risorse.

La gestione dei residui: principi di responsabilità e trasparenza

Il riutilizzo delle risorse stabili non liquidate deve comunque avvenire con modalità coerenti con i principi contabili e con i limiti posti dalla normativa in materia di finanza pubblica. Le somme che rimangono inutilizzate al termine dell’esercizio finanziario possono essere riportate a residuo, ma solo se correttamente accertate e vincolate a specifiche finalità.

La destinazione alla performance, dunque, deve essere frutto di una decisione negoziale consapevole e documentata, che rispetti la trasparenza nei confronti del personale e degli organi di controllo. È inoltre necessario che l’ente motivi adeguatamente la scelta di riassegnare i fondi, dimostrando che la misura contribuisce a migliorare i risultati organizzativi e non comporta un uso distorto delle risorse pubbliche.

Le implicazioni per le amministrazioni

Il chiarimento fornito dall’Aran offre alle amministrazioni un margine di flessibilità nella gestione del fondo per il trattamento accessorio, consentendo una più efficiente allocazione delle risorse. Allo stesso tempo, richiama la responsabilità dei soggetti negoziali nel garantire un uso corretto e trasparente dei fondi, evitando sovrapposizioni o impropri spostamenti di somme tra istituti.

La possibilità di valorizzare la performance con risorse residue può contribuire a rafforzare la motivazione del personale e a migliorare la qualità dei servizi, ma richiede una contrattazione integrativa attenta e coerente con gli obiettivi di programmazione dell’ente. È quindi essenziale che ogni scelta in tal senso sia supportata da una pianificazione accurata e da una valutazione costante dei risultati ottenuti.

Il testo del parere Aran

Qui il documento completo.

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