Ecco perché il cedolino della pensione di febbraio 2026 sarà più "povero"

Febbraio 1, 2026 - 02:30
 0
Ecco perché il cedolino della pensione di febbraio 2026 sarà più "povero"

lentepubblica.it

Il mese di febbraio rappresenta un momento contabile critico per milioni di pensionati italiani. In questo periodo dell’anno convergono infatti la collisione tra il nuovo ciclo di rivalutazione monetaria e il conguaglio degli oneri fiscali accumulati nell’esercizio precedente.


Mentre il 1° gennaio sancisce l’avvio teorico degli aumenti, è solo con l’emissione dei flussi di febbraio che l’Inps definisce il reale potere d’acquisto del pensionato, spesso mediato da ritardi tecnici e trattenute che rendono l’incremento impercettibile o, in alcuni casi, del tutto assente.

La perequazione 2026: tra rincari e attese

La rivalutazione delle pensioni per l’anno 2026 è stata ufficialmente fissata all’1,4%, un indice che mira a ridurre l’impatto dell’erosione dovuta all’inflazione registrata nel corso del 2025. Tuttavia, l’effettiva percezione di questo aumento nel cedolino di febbraio rischia di essere limitata da una gestione amministrativa che non sempre riesce a ricalcolare milioni di posizioni in tempo reale. Se la procedura di perequazione automatica non è stata ultimata entro gennaio, l’Istituto può posticipare l’erogazione effettiva al mese di marzo, garantendo però la liquidazione degli arretrati maturati dai primi giorni dell’anno.

La perequazione segue una struttura a fasce decrescenti: il 100% dell’indice (1,4%) è riservato esclusivamente agli assegni fino a quattro volte il minimo Inps, circa 2.413,60 euro lordi. Superata questa soglia, il beneficio si assottiglia progressivamente, scendendo al 90% per chi percepisce fino a cinque volte il minimo e al 75% per le fasce superiori. Ne deriva che, per i redditi medio-alti, l’aumento lordo stimato tra i 30 e i 50 euro viene sistematicamente neutralizzato dalla tassazione progressiva, trasformando la rivalutazione in un semplice adeguamento nominale privo di un impatto reale sul tenore di vita.

Perché il netto diminuisce a febbraio

La delusione riscontrata da molti pensionati davanti a un assegno invariato o decurtato trova la sua ratio nella ripresa dei prelievi fiscali locali e nei conguagli di fine anno. A partire da febbraio, infatti, scatta la rateizzazione in 11 mensilità delle addizionali regionali relative all’anno precedente, a cui si somma l’acconto per le addizionali comunali del 2026.

Inoltre, nel mese di febbraio l’Inps effettua il recupero dei debiti d’imposta emersi dai controlli sui redditi del 2025 (Conguaglio Irpef). Se il prelievo fiscale operato nell’anno precedente è risultato insufficiente, l’Istituto procede al recupero forzoso direttamente sulla pensione.

Incremento al Milione: i criteri per il sostegno sociale

Per le fasce di reddito più basse, il sistema prevede una maggiorazione sociale nota come Incremento al Milione, istituita dalla l. 448/2001, che mira a portare l’assegno mensile verso la soglia dei 700 euro. L’accesso a questo beneficio non è però incondizionato e richiede una verifica puntuale dei requisiti anagrafici e reddituali. Di norma, il diritto matura al compimento dei 70 anni, ma questo limite può essere ridotto fino a un minimo di 65 anni in base alla storia contributiva del soggetto, calcolando un anno di sconto ogni cinque anni di contributi versati.

Esiste inoltre una tutela specifica per gli invalidi civili totali, i ciechi assoluti e i sordomuti, che possono beneficiare dell’incremento già al compimento del diciottesimo anno di età. Sul piano economico, la maggiorazione è vincolata a soglie di reddito annuo molto stringenti: circa 9.800 euro per il pensionato solo e intorno ai 16.000 euro per il nucleo coniugato. La mancata comparsa della voce “Aumento L. 448/2001” nel cedolino indica solitamente una carenza di dati reddituali aggiornati negli archivi Inps, rendendo necessario l’invio del Modello Red o una domanda di ricostituzione reddituale per sbloccare l’importo.

Navigare nel portale Inps

Per chiarire ogni dubbio sulla correttezza degli importi, il pensionato può utilizzare i servizi digitali dell’Inps. All’interno del portale, nella sezione dedicata al “Cedolino della Pensione”, è possibile analizzare nel dettaglio ogni singola voce del mese di febbraio 2026. È fondamentale confrontare il lordo della prestazione, che dovrebbe riportare l’incremento dell’1,4% (salvo ritardi tecnici), con le singole voci di trattenuta fiscale regionale e comunale.

In presenza di incongruenze persistenti, specialmente per chi ha diritto alle maggiorazioni sociali, si consiglia di rivolgersi a un patronato per una verifica della posizione contributiva e reddituale, assicurandosi che tutte le dichiarazioni obbligatorie risultino correttamente recepite.

The post Ecco perché il cedolino della pensione di febbraio 2026 sarà più "povero" appeared first on lentepubblica.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News