Maltempo o abbandono? La Calabria sprofonda tra incuria e promesse mancate

Febbraio 16, 2026 - 13:30
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Maltempo o abbandono? La Calabria sprofonda tra incuria e promesse mancate

lentepubblica.it

Dalla piena del Busento alla scuola Spirito Santo, strade inghiottite e comunità lasciate in stato di abbandono: questo è l’emblema della Calabria sferzata dal maltempo e devastata dalle promesse mancate per il territorio.


La pioggia non ha solo riempito i fiumi. Ha scoperchiato fragilità antiche, falle strutturali e ritardi che in Calabria si ripresentano con una puntualità quasi crudele. L’ultima ondata di maltempo, che ha investito con particolare violenza la provincia di Cosenza e l’alto Ionio, ha lasciato dietro di sé un territorio ferito: strade collassate, quartieri isolati, campagne sommerse, siti archeologici minacciati. E, ancora una volta, la richiesta dello stato di emergenza.

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha convocato una giunta straordinaria deliberando l’avvio dell’iter per il riconoscimento dell’emergenza nazionale. Un passaggio formale necessario per ottenere risorse e deroghe, ma che riporta alla mente una domanda scomoda: possibile che ogni perturbazione intensa si trasformi in calamità?

Il Busento rompe gli argini: l’acqua invade la città

Il punto più critico si è registrato lungo il corso del Busento, che in poche ore si è trasformato in una massa torbida e impetuosa. In località Molino Irto, al confine tra Cosenza e Dipignano, il fiume ha superato le sponde riversandosi nelle aree limitrofe. L’esondazione ha trascinato fango, detriti e asfalto, erodendo tratti di carreggiata e minando sottoservizi.

Le immagini mostrano un quadro che non lascia spazio a interpretazioni: una strada letteralmente inghiottita dall’acqua, l’asfalto spezzato come cartone, il marciapiede sospeso nel vuoto sopra una voragine colma di liquido marrone. Le condotte idriche e i cavidotti emergono dalle pareti di terra come nervature scoperte. Non è solo un cedimento superficiale: è il segno di un dissesto che parte da sotto.

A pochi chilometri, lungo il Crati, la scena si ripete. L’onda di piena ha scavato sotto la sede stradale, compromettendo la stabilità del piano viabile e creando un cratere profondo diversi metri. Un’interruzione netta che interrompe collegamenti e quotidianità.

La scuola “fantasma” ai piedi del centro storico

Nel cuore di Cosenza, ai margini del centro storico, sorge la scuola Spirito Santo. È qui che la rabbia delle famiglie si è trasformata in denuncia pubblica. Un gruppo di madri ha deciso di rompere il silenzio, sostenendo che l’area attorno all’istituto – gravemente danneggiata dall’esondazione – non sarebbe stata inserita tra le priorità d’intervento.

Il percorso che ogni giorno viene attraversato da bambini e ragazzi presenta un marciapiede lesionato e un tratto di strada eroso. Le fotografie parlano chiaro: l’asfalto cede sul bordo, il terreno sottostante è stato scavato dalla corrente, e la carreggiata appare sospesa su un vuoto instabile. Il rischio non è teorico, ma concreto.

«I nostri figli meritano sicurezza», è il messaggio che emerge con forza. Le famiglie temono che la vicinanza al centro storico – spesso marginale nelle politiche urbane – abbia contribuito a relegare il problema in secondo piano. L’impressione è quella di una scuola circondata da una frana che incombe come una minaccia silenziosa.

Sibari e l’alto Ionio: un mare nell’entroterra

Ma il disastro non si limita al capoluogo bruzio. Ai Laghi di Sibari, complesso turistico-residenziale nel territorio di Cassano allo Ionio, l’acqua ha invaso abitazioni e strade. Parliamo di un’area che conta circa 2.500 unità immobiliari, trasformata in poche ore in una distesa allagata.

Non è rimasto indenne neppure il Parco archeologico di Sibari, patrimonio storico di inestimabile valore. Le infiltrazioni e i ristagni hanno riacceso l’allarme sulla vulnerabilità dei siti culturali esposti agli eventi estremi. Un patrimonio millenario che dipende, oggi, dall’efficienza di canali di scolo e sistemi di drenaggio.

Agricoltura in ginocchio: il prezzo lo pagano i campi

La ricognizione dei danni è ancora in corso, ma per il comparto agricolo il bilancio appare già pesantissimo. Agrumeti, coltivazioni di kiwi, finocchi e cipolle risultano sommersi. Le drupacee restano sotto osservazione, in attesa di valutare l’impatto sulle radici e sulle prossime produzioni.

La Cia Calabria ha lanciato un allarme che suona come un atto d’accusa. Secondo l’organizzazione, la manutenzione dei crinali e la pulizia degli alvei fluviali restano interventi episodici, più annunciati che realizzati. Il presidente regionale, Nicodemo Podella, parla di un copione che si ripete: fiumi che tracimano, versanti che cedono, aziende lasciate sole.

Il nodo è strutturale. Le aree interne, presidio naturale contro il dissesto, necessitano di infrastrutture adeguate e opere di prevenzione. Senza una pianificazione costante, ogni perturbazione intensa diventa un detonatore.

Emergenza o normalità climatica?

A Roma, il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ha spiegato che la richiesta calabrese è al vaglio del Dipartimento. La procedura prevede un’istruttoria tecnica e la successiva valutazione del Consiglio dei ministri per l’eventuale dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e lo stanziamento delle prime risorse.

Ma lo stesso ministro ha invitato a non parlare più di eccezionalità. Le piogge torrenziali non sono un evento straordinario bensì una realtà con cui fare i conti. Un’affermazione che sposta il baricentro del dibattito: se i danni causati dal clima non rappresentano un’eccezione, perché la risposta continua a essere emergenziale?

Le immagini che raccontano il dissesto

Un video girato nella zona mostra l’acqua scorrere impetuosa in quello che fino a poche ore prima era un tratto di strada. Il manto bituminoso appare spezzato in lastre irregolari in diversi punti.

In diverse fotografie si distinguono voragini  ampia e profonda, con pareti verticali di terra nuda e cavi penzolanti. L’acqua ristagna sul fondo, segno che il sistema di deflusso non ha retto alla pressione. Attorno, edifici residenziali e automobili parcheggiate testimoniano la vicinanza del pericolo alla vita quotidiana.

Non è solo cronaca: è la rappresentazione plastica di un territorio fragile, dove l’urbanizzazione si è spesso sovrapposta a corsi d’acqua e pendii senza adeguate opere di mitigazione.

Prevenzione assente, manutenzione intermittente

La Calabria convive da decenni con il rischio idrogeologico. Eppure, gli interventi strutturali procedono a rilento, frammentati tra competenze sovrapposte e iter burocratici complessi. La manutenzione ordinaria – pulizia dei canali, consolidamento delle sponde, controllo dei versanti – resta il grande assente.

Gli esperti ricordano che la prevenzione costa meno della ricostruzione. Ma investire in opere invisibili, che non producono inaugurazioni, sembra meno attrattivo sul piano politico. Così si rincorrono le emergenze, si quantificano i danni, si promettono ristori.

Un territorio che chiede risposte

La richiesta dello stato di emergenza potrà garantire fondi immediati e procedure accelerate. Ma non risolve la questione di fondo: l’assenza di una strategia di lungo periodo. Senza un piano organico di messa in sicurezza, la Calabria resterà esposta a ogni nuova perturbazione.

Le famiglie della scuola Spirito Santo, gli agricoltori di Sibari, i residenti lungo il Busento non chiedono solo indennizzi. Domandano sicurezza, programmazione, trasparenza. Pretendono che la tutela del territorio non sia un capitolo residuale, ma una priorità permanente.

La pioggia, prima o poi, smette. Le ferite del suolo, invece, restano. E raccontano di un’emergenza che non può più essere definita tale, perché è diventata sistema.

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