Formazione, IA e nuovi ruoli pubblici: come cambia il sapere nell’era digitale
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Dalla trasformazione dell’insegnamento all’introduzione di nuove figure professionali nella Pubblica amministrazione, l’Intelligenza artificiale ridefinisce competenze, metodi e responsabilità. Le riflessioni di Giovanni Anastasi, presidente di Formez, sull’FPA Annual Report 2025 aprono uno scenario di profondo cambiamento culturale.
Secondo Anastasi, l’innovazione tecnologica sta innescando un processo che può essere definito come una progressiva “esternalizzazione della memoria”: le informazioni non vengono più immagazzinate nella mente in modo tradizionale, ma delegate a strumenti digitali sempre più sofisticati. Questo fenomeno modifica radicalmente il ruolo del sapere, che smette di essere accumulo di nozioni per diventare capacità di orientamento tra fonti, dati e contenuti.
Meno nozioni, più competenze trasversali
Con l’accesso immediato alle informazioni garantito dalle tecnologie intelligenti, la mente umana tende a liberarsi dalla necessità di ricordare dati e definizioni. Al loro posto acquistano centralità le competenze trasversali: il pensiero critico, la capacità di selezionare le fonti, l’abilità di contestualizzare e interpretare ciò che si apprende. In questo scenario, l’Intelligenza artificiale rappresenta uno stadio evolutivo ulteriore, destinato a incidere profondamente anche sui modelli educativi tradizionali.
Anastasi sottolinea come l’IA abbia il potenziale di svolgere alcune funzioni un tempo riservate esclusivamente agli insegnanti, soprattutto quelle legate alla ripetizione e alla trasmissione standardizzata dei contenuti. Questo non implica una sostituzione totale della figura del docente, ma piuttosto una sua trasformazione. L’insegnamento, infatti, è chiamato ad abbandonare schemi meccanici per riscoprire una dimensione più empatica, basata sull’esperienza diretta, sull’esempio e sulla relazione.
Un’istruzione sempre più inclusiva e personalizzata
Un altro elemento chiave evidenziato nel Report riguarda l’evoluzione dell’istruzione da fenomeno elitario a processo di massa. Grazie alle tecnologie digitali, l’accesso al sapere si amplia, raggiungendo platee sempre più vaste e diversificate. Allo stesso tempo, cresce l’attenzione verso i bisogni specifici dei singoli individui, aprendo la strada a percorsi formativi personalizzati.
In questo contesto, i confini tra chi insegna e chi apprende diventano meno rigidi. I ruoli tradizionali tendono a sovrapporsi, dando vita a un ecosistema in cui formatori e studenti condividono un percorso di crescita reciproca. Cambiano quindi non solo i contenuti, ma anche gli strumenti e le modalità attraverso cui il sapere viene costruito e condiviso.
Dal sapere trasmesso al pensiero guidato
L’impatto dell’Intelligenza artificiale sul mondo della formazione, osserva Anastasi, porterà inevitabilmente a una sorta di selezione naturale. Da un lato, chi continuerà a limitarsi alla ripetizione mnemonica di concetti preconfezionati rischierà di perdere rilevanza. Dall’altro, emergeranno figure capaci di interpretare il sapere, rielaborarlo e accompagnare gli altri nello sviluppo di una comprensione critica.
Il ruolo dell’insegnante si sposta così da depositario di informazioni a guida del pensiero. Una trasformazione che richiede nuove competenze, ma anche una diversa visione della responsabilità educativa: non più trasmettere risposte, bensì aiutare a porre le domande giuste e a utilizzare in modo consapevole le conoscenze disponibili.
Comunicazione pubblica e digitale: nasce il Social Media e Digital Manager
Accanto alla riflessione sulla formazione, il Forum PA Annual Report 2025 dedica spazio anche all’innovazione nella Pubblica amministrazione. In particolare, il contributo di Sergio Talamo, direttore dell’Area Comunicazione, Relazioni istituzionali e Innovazione digitale di Formez, mette in luce l’importanza dell’istituzione della figura del Social Media e Digital Manager (SMDM), formalizzata nel maggio scorso.
L’introduzione di questo profilo professionale rappresenta, secondo Talamo, un passo concreto verso il superamento di una normativa ormai datata, risalente ai primi anni Duemila. Il SMDM non è una figura improvvisata né un semplice tecnico delle piattaforme digitali, tantomeno un “influencer istituzionale”. È, piuttosto, un professionista chiamato a interpretare il senso pubblico della transizione digitale.
Una nuova professionalità al servizio dei cittadini
Il Social Media e Digital Manager unisce competenze tecnologiche e sensibilità comunicativa, muovendosi lungo tre direttrici fondamentali: linguaggio, cittadinanza e impatto. Conosce gli strumenti digitali, padroneggia i canali online, ma soprattutto è in grado di tradurre le esigenze delle istituzioni in messaggi chiari, accessibili e orientati al bene comune.
Il riconoscimento formale di questa figura nei ruoli professionali e nei concorsi pubblici segna un cambio di passo significativo. Da presenza marginale o evocata, il SMDM diventa un attore centrale nei processi di innovazione, contribuendo a rendere la comunicazione pubblica più trasparente, efficace e in sintonia con le aspettative dei cittadini.
Un futuro che richiede visione e responsabilità
Le riflessioni emerse dal Report delineano un futuro in cui tecnologia, formazione e comunicazione sono sempre più intrecciate. L’Intelligenza artificiale non è soltanto uno strumento, ma un fattore di cambiamento che impone nuove responsabilità e nuove competenze. Governare questa trasformazione significa investire sulle persone, sulla loro capacità di comprendere, interpretare e guidare l’innovazione, mettendo al centro il valore del sapere come bene condiviso.
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