Il Giubileo della speranza: bilancio dell’Anno Santo dei due papi
Il 2025 è stato l’anno del Giubileo della Speranza. Il termine Giubileo deriva dall’ebraico yobel. Ossia dal corno d’ariete utilizzato per annunciare un anno speciale di liberazione. Il termine si è fuso con il latino iubilare (gridare di gioia) e ha così assunto il significato di anno di festa, conversione e indulgenza, celebrato dalla Chiesa cattolica ogni 25 anni. A partire dal primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII nel 1300. Il 2025 appena concluso è stato un Anno Santo particolare, aperto da un Papa e concluso da un altro Pontefice, circostanza che si è verificata solo nel 1700. Il primo atto è stato il 24 dicembre del 2024 quando Francesco, in sedia a rotelle, ha aperto la Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano. Immagini che resteranno impresse nella storia, segno di un pastore che ha donato tutto se stesso per il suo gregge. Bergoglio ha avuto un’attenzione particolare per i detenuti e ha voluto l’apertura di una Porta Santa nel carcere di Rebibbia, il 26 dicembre; il Giovedì Santo, pochi giorni prima della sua morte, si è recato nel penitenziario di Regina Coeli. Spiega Antonio Modaffari per LaPresse: “Gesti di speranza, quella speranza che il Papa argentino ha portato fino al 21 aprile, giorno della sua morte avvenuta nel giorno di Pasquetta dopo che, poche ore prima, aveva salutato i fedeli nella Domenica di Pasqua con un lungo giro in papamobile in Piazza San Pietro e via della Conciliazione. Un ultimo saluto. Nel pieno dell’Anno Santo, quindi, la Chiesa si è trovata a vivere una Sede vacante“.

Giubileo dei due papi
Il successore di Jorge Mario Bergoglio è stato eletto l’8 maggio dopo un conclave lampo. Al quarto scrutino il comignolo della Cappella Sistina ha mandato al mondo il segnale che la Chiesa aveva un nuovo Papa: Robert Francis Prevost. Statunitense, agostiniano, si è presentato al mondo col manifesto del suo Pontificato: la pace. Quella pace da ottenere con un’unica via: il dialogo. E proprio in questo senso Leone XIV ha portato a compimento il desiderio giubilare del suo predecessore: il viaggio in Turchia e Libano che papa Bergoglio tanto voleva. Giorni intensi quelli vissuti nel ricordo dei 1700 anni del Concilio di Nicea, in nome dell’ecumenismo. Ultima fase del Giubileo 2025 il Natale. A distanza di un anno dall’apertura della Porta Santa in San Pietro, Leone XIV ha presieduto la sua prima Notte di Natale e, il giorno dopo, il suo primo messaggio con Benedizione “Urbi et Orbi”. Al centro questioni vecchie e nuove. E se in Medioriente si è raggiunta una fragilissima tregua, il Papa non ha dimenticato di invocare “giustizia, pace e stabilità per il Libano, la Palestina, Israele, la Siria” ricordando le sofferenze del popolo ucraino e chiedendo alle parti in conflitto di trovare “il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso“. Da Leone XIV, infine, il monito perché l’Anno Santo si chiude ma “Cristo, nostra speranza, rimane sempre con noi”. Quella speranza che, come recita il titolo della Bolla d’indizione dell’Anno Santo “non delude“.
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