Il ritorno del lupo
I daini si muovono lentamente, in mezzo alla radura che taglia il bosco. Due femmine stanno vicine, un maschio è poco distante. Ogni tanto si sente il bramito di un maschio: è un richiamo gutturale, simile a un basso e breve ruggito (o a un "rutto", nelle descrizioni meno poetiche). Siamo in ottobre e i daini maschi, come i cervi, si sfidano per l'accesso alle femmine: prima provano a imporsi e a intimidire i rivali con il bramito, poi se necessario duellano incrociando i palchi. All'improvviso, i daini si irrigidiscono, apparentemente in allerta. La ragione è evidente dopo pochi secondi: un grosso cinghiale maschio attraversa la radura correndo a tutta velocità per poi sparire nel bosco.
Siamo nella Riserva Naturale Regionale e Oasi Wwf dei Ghirardi, uno spazio di 600 ettari nell'alta valle del Taro, in provincia di Parma. Un rifugio per grandi erbivori come daini, caprioli, cinghiali, che è facile osservare mentre escono nelle radure ad alimentarsi sul far della sera, come in questo momento. Nella riserva però c'è un altro grande mammifero. Siamo qui per lui, in fondo, ma sappiamo anche che – elusivo com'è – vederlo non sarà affatto facile come avvistare i daini. È il lupo, che ormai è di casa nella riserva, dove trova in abbondanza prede come i cinghiali. "Sappiamo che qui vive un branco in salute: è sempre fatto da almeno 5 o 6 animali. In questo momento probabilmente è composto da 12 individui perché ci sono la coppia riproduttiva con 4 subadulti e abbiamo contato sei cuccioli. Si muovono dentro e fuori dalla riserva, presumiamo che abbiano un territorio di una cinquantina di km quadrati", ci racconta Daniele Ecotti, presidente dell'Associazione "Io non ho paura del lupo". Ecotti si avvicina a una fototrappola posizionata su un albero a lato del sentiero in cui ci troviamo, in un punto di passaggio per i lupi dei Ghirardi, e controlla la registrazione. "Ecco un lupo che passa", ci conferma. "Abbiamo iniziato a fare monitoraggio del lupo nella riserva dei Ghirardi nel 2017: lo facciamo principalmente rilevando i segni di presenza e ci aiutano le video-fototrappole che si attivano al passaggio di un animale e registrano video anche di notte. Questo ci consente di valutare la consistenza numerica del branco".
. I PRIMI CUCCIOLI. Il ritorno del lupo in pianta stabile nella riserva ha ristabilito una sorta di controllo naturale delle popolazioni di erbivori nella riserva. "Avevamo visto i primi segni di presenza nel 2006, ma si trattava di visitatori occasionali. Solo in seguito un branco si è insediato nella riserva e nel 2015 sono nati qui i primi cuccioli", ci spiega Guido Sardella, coordinatore della Riserva Naturale Regionale e Oasi Wwf dei Ghirardi. "E abbiamo notato che il ritorno di questo predatore ha ridotto l'impatto sull'ambiente di ungulati come i cinghiali. L'abbondanza di questi animali, che sono onnivori, aveva infatti avuto alcune conseguenze: la predazione di nidiacei e piccoli animali, la trasformazione di pozze d'acqua adatte ad anfibi e altri organismi in insogli fangosi, e l'impatto su specie vegetali. Per esempio su alcune orchidee selvatiche, di cui i cinghiali mangiano i bulbi: una specie di orchidea, la Orchis pallens, era scomparsa dalla riserva ed è riapparsa dopo il ritorno del lupo. Non si tratta solo della predazione. Gli erbivori hanno mutato il loro comportamento adattandosi alla presenza del lupo, restano per meno tempo fermi in un punto dove invece sarebbero magari rimasti a lungo, con un impatto sul suolo".. PREVENZIONE. L'Associazione "Io non ho paura del lupo" si occupa di fare divulgazione sul lupo e di favorire la convivenza tra questo predatore e l'uomo, là dove dividono le stesse terre. "Vogliamo far passare una buona informazione, per esempio con incontri con le scuole o eventi didattici, e favorire la coesistenza tra il lupo e le attività umane", continua Daniele Ecotti. "I lupi sono tornati in modo del tutto naturale là dove erano stati a lungo assenti, dopo che erano stati sterminati. Gli allevatori si sono trovati impreparati, all'inizio. Hanno dovuto mettere in atto di nuovo le strategie anti-predatore: la presenza dell'allevatore, l'uso di cani da guardianìa, il ricovero notturno, le recinzioni. Quando sono ben applicate queste misure sono efficaci, azzerando o portando a soglie minime le predazioni".
I volontari dell'associazione hanno per esempio collaborato al monitoraggio nazionale del lupo, che è stato condotto in Italia tra il 2020 e il 2021 e che ha stimato la presenza di circa 3.300 lupi nella nostra penisola. "Venivano considerati i segni di presenza come escrementi, piste su neve, predazioni di ungulati e altro. Tanti elementi che, messi insieme, permettono di avere un'idea della consistenza del predatore in un determinato territorio", aggiunge Francesco Romito, vicepresidente di "Io non ho paura del lupo". "Nel suo ritorno, il lupo si è spinto anche in zone agricole e vicine alle città: pensiamo al lupo finito nel Naviglio vicino a Milano. È una presenza a volte invisibile, ma reale. Del resto anche le prede del lupo, come i caprioli o i cinghiali, negli scorsi decenni sono arrivate vicino alle strutture umane". . IL PESO DEL BRACCONAGGIO. Romito sottolinea come il ritorno del lupo scateni però forti reazioni e a volte paure. "Ci confrontiamo con persone che ci dicono di avere timore a camminare nel bosco perché è tornato il lupo. La paura è un sentimento non facile da far passare con i numeri, ma oggi i dati ci dicono che la possibilità di essere aggrediti è bassissima. È vero che ci sono stati casi di aggressioni e che bisogna fare un racconto onesto, ma i lupi che vivono nel nostro Paese hanno una fortissima tendenza a stare lontani da noi". Come ricorda Tommaso D'Errico nel libro "Io non ho paura del lupo" (People editore), in Italia non si registrano attacchi mortali dall'Ottocento e tra il 2002 e il 2020 in tutto il mondo i lupi hanno ucciso 26 persone dalla Turchia all'India: in 14 casi gli animali erano affetti da rabbia, malattia virale che rende gli animali molto aggressivi. Il calcolo viene da un rapporto del Norwegian Institute for Nature Research, che sottolinea come i rischi di un attacco da parte di un lupo non siano zero, ma siano comunque molto bassi. D'Errico ricorda anche come nel nostro Paese si siano invece registrate negli ultimi anni letali aggressioni da parte di cinghiali, bovini, o cani.
"Vale ovviamente sempre il principio di applicare le buone pratiche in caso di incontro, non avvicinarsi e non correre, avendo sempre presente che abbiamo davanti un animale selvatico. Insomma, non bisogna essere "buonisti", ma nemmeno raccontare il lupo come un animale che non vede l'ora di mangiarci come se fossimo Cappuccetto Rosso", conclude Romito.
L'uomo invece resta una minaccia diretta per il lupo, come puntualizza Daniele Ecotti: "Molti lupi muoiono per collisioni con le auto, ma anche per il bracconaggio: c'è una sottostima della reale mortalità perché è difficile rinvenire le carcasse degli animali uccisi dai bracconieri". L'Associazione "Io non ho paura del lupo" ha per esempio appena terminato un'analisi della mortalità del lupo in Italia nel periodo 2019-2023: nel periodo in esame sono stati trovati 1.639 lupi morti, con una media annuale di quasi 330 animali. Le cause di morte registrate? Cause antropiche indirette come gli investimenti (59,7%), cause indeterminate (19,0%), cause antropiche dirette, ovvero il bracconaggio con armi da fuoco, trappole o veleni (12,8%), infine cause naturali (8,5%).
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