Mathilde Thomas: storia della mia crema (nata da un bicchiere di vino rosso)

Febbraio 19, 2026 - 14:31
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Mathilde Thomas: storia della mia crema (nata da un bicchiere di vino rosso)

Per riportare indietro le lancette dell’orologio non serve entrare come Alice nella tana del Bianconiglio. A meno che il Bianconiglio in questione non sia un dottore dell’Institut de médecine régénérative et biothérapies di Montpellier, Jean-Marc Lemaître, esperto di longevità e tra i primi ricercatori ad attestare la reversibilità della senilità cellulare. Il suo ultimo esperimento ruota attorno a un vasetto: quello di Premier Cru, la crema anti-age più avanzata di Caudalie, brand francese fondato nel 1995 da Mathilde Cathiard e Bertrand Thomas.

Dal toner all’esfoliante: la skincare è a forma di pad

Il primo al mondo a usare derivati della produzione vinicola nella skincare. Nella sua formula, ben tre brevetti d’eccezione: il resveratrolo estratto dalla vite (già degno del bacio accademico di Harvard nel 2021), in grado di moltiplicare di 128 volte l’attività delle sirtuine, le proteine della longevità che stimolano la produzione di collagene, acido ialuronico ed elastina. E due nuovi arrivati, il rosewood, un bio-filler sostenibile che lavora sulla densità cutanea, e la viniferina, attivo anti-macchie con un’efficacia superiore a quella di vitamina C e niacinamide.

Storia di Caudalie: il brand nato da un calice di vino rosso

Mathilde Thomas – Courtesy Press Office

La triade è stata promossa a pieni voti proprio da Bianconiglio-Lemaître, perché capace di raddoppiare il volume epidermico e di far arretrare di quattro anni le lancette dell’orologio epigenetico, innescando una modificazione che ripristina la fisiologia cellulare, riportandola a uno stato di giovinezza. Gli strumenti di oggi, dunque, confermano la bontà delle idee di ieri. E, in un mercato che corre alla velocità della luce come quello della bellezza, talvolta la strategia vincente è restare fedeli alla prima intuizione. Che in questo caso è la seguente: tutto ciò di cui la pelle ha bisogno per invecchiare meno e meglio va ricercato in un vigneto (incluso, forse, un calice di rosso).

Les Sources de Caudalie è l’hotel a 5 stelle nei pressi di Bordeaux – Courtesy Press Office

Per approfondire, siamo volati a Parigi, nel Marais, dove abbiamo incontrato la co-fondatrice di Caudalie Mathilde Thomas, nei suoi nuovi uffici di rue Pavée.

A chi deve la sua intraprendenza?
Sono stata cresciuta da nonni e genitori imprenditori, che fin da bambina mi hanno spinto a credere di poter espandere i confini del possibile. In più, i miei si sono conosciuti nella nazionale francese di sci e anch’io ho gareggiato per sei anni sulle Alpi francesi. Credo sia stato questo mix a prepararmi a un mondo competitivo come quello della cosmetica.

Il talento olfattivo di Mathilde Thomas

Però, non è partita dalla skincare. Un tempo sognava di diventare un Naso e lavorare a Grasse.
Quando vivevo a Grenoble passavo ogni mercoledì pomeriggio nell’antenato di Sephora ad annusare fragranze. Così ho iniziato a sviluppare una buona memoria olfattiva, tanto che, quando mia madre organizzava feste o cene, riconoscevo i profumi di tutti gli invitati. I miei l’hanno notato e mi hanno spinta a svolgere il mio primo tirocinio nel gruppo L’Oréal.

E com’è arrivata all’uva?
Io e il mio fidanzato Bertrand (oggi suo marito e co-founder del brand, ndr ) eravamo due studenti di business school in cerca di un progetto da far crescere. Durante un raccolto nel vigneto dei miei genitori a Château Smith Haut Lafitte, abbiamo incontrato il professor Joseph Vercauteren che ci ha spiegato per la prima volta come i semi dell’uva racchiudano gli antiossidanti più potenti in natura. Ci siamo lanciati.

Courtesy Press Office

Siete stati il primo brand a utilizzare i polifenoli nella skincare: si è chiesta perché non ci aveva ancora pensato nessuno?
Se non stabilizzati, i polifenoli estratti dai semi dell’uva si ossidano in fretta, diventano rosso bordeaux e perdono efficacia. Proprio grazie al professor Vercauteren, abbiamo sviluppato un brevetto per mantenerli stabili e potenti, associandoli a un acido grasso che li rilascia solo a contatto con la pelle, quando gli enzimi presenti sul viso scindono questo legame.

Ricorda il primo prodotto?
Due idratanti viso ricchi di antiossidanti, con concentrazioni diverse di polifenoli, e un integratore alimentare. I supplementi erano il progetto a cui stava lavorando il professore. All’epoca l’approccio inside-out non era ancora diffuso, ma ci siamo fidati della sua visione pionieristica.

L’attrice Kelly Rutherford è la testimonial della gamma Premier Cru di Caudalie – Courtesy Press Office

In che modo il brand si è evoluto, e cosa, invece, è rimasto invariato?
Credo che negli ultimi 30 anni ciò che sia cambiato di più non sia la marca, ma il mondo in cui è immersa. Quando abbiamo iniziato, non esistevano smartphone, internet, TikTok e Instagram. Avevamo solo un’idea innovativa e un prodotto efficace, creato e venduto in Francia. Oggi siamo un brand globale che cerca di unire la qualità, i risultati e le formule made in France con un’immagine curata e digitale sul mercato internazionale. Ma la mia visione è sempre la stessa dal primo giorno: creare soin efficaci, sostenibili e il più possibile naturali.

Courtesy Press Office

Oltre alla skincare, quali sono i suoi segreti di longevità?
Un detox di tre giorni a base di uva a ottobre, per purificare organismo e pelle. E, per il resto del tempo, un bicchiere di vino rosso del vigneto dei miei genitori: è antiossidante.

Il suo percorso l’ha portata a New York e poi a Hong Kong. Che cosa ha imparato vivendo e lavorando in città così diverse tra loro?
Gli Stati Uniti hanno insegnato a me e al team a essere digitali. È lì che abbiamo imparato a gestire l’e-commerce, Instagram e poi TikTok per il brand. Siamo tornati a casa con una Caudalie più moderna e divertente, capace di attrarre anche le ragazze della Gen Z, che fino a quel momento pensavano fossimo un marchio solo per le loro mamme.

E in Asia?
La Cina ha un’offerta cosmetica impressionante e un ecosistema digitale unico. Non è un mercato facile, ma abbiamo un plus: lì non si produce il nostro ingrediente chiave, l’uva. E i consumatori sono affascinati da un universo fatto di hotel, Spa, vino. Ci hanno soprannominato “la grande uva”. A 30 anni dal lancio, resta ancora quella prima, semplice idea a differenziarci. Never forget the grape.

Courtesy Press Office

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