Il Canada nel piano di riarmo europeo, e l’ennesima risposta di Carney a Trump

L’Unione europea ha deciso di aprire i piani di riarmo a un partner non europeo. La settimana scorsa, a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il Consiglio Ue ha autorizzato la firma dell’accordo che consente al Canada di partecipare al Security Action for Europe (Safe), il programma da centocinquanta miliardi di euro in prestiti pensato per finanziare acquisti congiunti di armamenti e rafforzare la produzione industriale della difesa nel continente. È la prima volta che un Paese non europeo entra formalmente nel meccanismo.
Il progetto Safe nasce nel 2025 dentro il pacchetto “Readiness 2030”, la risposta europea all’invasione russa dell’Ucraina. Ma è soprattutto un cambio di rotta rispetto a decenni di sottoinvestimenti nel settore della difesa che hanno creato buchi enormi nelle riserve di munizioni, difesa aerea, missili, protezione delle infrastrutture critiche. L’idea è semplice: mettere a disposizione prestiti a basso costo per acquisti comuni, così da aggregare la domanda, aumentare la produzione e ridurre la frammentazione industriale tra Stati membri.
Finora il meccanismo era rimasto interno all’Unione, con una prima ondata di finanziamenti già autorizzata per diversi Paesi membri. L’ingresso del Canada amplia le prospettive. Le aziende canadesi potranno partecipare ai progetti finanziati dal Safe, accedendo alla domanda europea. In cambio Ottawa contribuirà finanziariamente al programma e si integrerà nei processi di procurement comuni. Formalmente Safe resta uno strumento europeo, ma diventa il primo embrione di un’area di difesa allargata.
Da mesi le istituzioni di Bruxelles parlano più volentieri di sicurezza economica, di autonomia industriale e di rafforzamento della base tecnologica europea. È un’evoluzione strategica, almeno nella retorica e nell’immagine da restituire a chi guarda dall’esterno. In questo caso, autonomia non è ridurre solo ridurre le vulnerabilità critiche e rimediare alle carenze del passato: significa anche stringere partnership selettive con Paesi che condividono standard, interessi e valori. Da qui la scelta del Canada, che rientra perfettamente in questa categoria: è membro della Nato, condivide la percezione della minaccia russa, investe nella modernizzazione della difesa e, soprattutto, si trova oggi nella stessa posizione politica dell’Europa di alleato storico degli Stati Uniti ma sempre meno certo dell’affidabilità di Washington.
Da qui il legame con la strategia più ampia del primo ministro Mark Carney. Sul fronte commerciale, Ottawa sta cercando di ridurre la propria dipendenza dagli Stati Uniti, proprio per mettersi al riparo dall’approccio transazionale di Donald Trump. Sul fronte della difesa, l’adesione a Safe rappresenta la versione militare della stessa logica: costruire nuove reti che rendano meno vulnerabili a decisioni unilaterali della Casa Bianca.
Qui va aggiunto un disclaimer bello grosso, perché Safe non è un’alternativa alla relazione con gli Stati Uniti sulla sicurezza. Per il Canada, il mercato americano resta centrale, così come la cooperazione industriale e la condivisione di intelligence attraverso il Norad e il network dei Five Eyes. Anche per l’Europa, l’ombrello Nato e il contributo statunitense alla deterrenza rimangono insostituibili nel breve periodo.
L’integrazione industriale richiede tempo, coordinamento politico e scelte difficili su standard, priorità e protezione dei mercati interni. Non basta aprire uno strumento finanziario per creare una vera unione della difesa: in un’ipotetica federazione europea, il bilancio della difesa sarebbe molto più corposo rispetto ai centocinquanta miliardi del programma Safe.
In ogni caso, è significativo che l’Unione europea usi un meccanismo industriale per costruire un’area di cooperazione che superi i confini dell’Ue stessa. È la logica di quella che alcuni analisti chiamano Europe+: un perimetro strategico che include Regno Unito, Norvegia, ora il Canada, tutti accomunati dall’esigenza di rafforzare sovranità e strumenti comuni in un contesto internazionale più competitivo e meno regolato.
Per questo l’ingresso del Canada nel Safe è da intendersi come una forma di assicurazione reciproca tra potenze medie – almeno nel settore della difesa – che non vogliono trovarsi sole davanti alle oscillazioni della politica globale.
Come spesso accade, queste operazioni hanno bisogno di un leader che faccia da guida. E qui il protagonista è Mark Carney. Sul piano commerciale il premier canadese sta cercando di creare un ponte tra Canada, Europa e Indo-Pacifico per aggirare il protezionismo di Trump e ridurre la leva coercitiva dei dazi. Sul piano della difesa sta applicando lo stesso principio: agganciare Ottawa ai nuovi meccanismi europei di riarmo, inserendosi dentro la ricostruzione industriale del continente.
Martedì Carney ha annunciato un piano multimiliardario per rafforzare l’esercito canadese e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. «Abbiamo fatto troppo affidamento sulla nostra geografia e su altri per proteggerci», ha detto. «Questo ha creato vulnerabilità che non possiamo più permetterci e dipendenze che non possiamo più sostenere». Dagli uffici dell’amministrazione fanno sapere che la strategia industriale per la difesa equivale a un investimento di «oltre mezzo trilione di dollari canadesi (circa trecentosessantasei miliardi di dollari statunitensi, ndr) nella sicurezza canadese, nella prosperità economica e nella nostra sovranità».
Il programma Safe diventa quindi il laboratorio militare di quella rete tra potenze democratiche che Carney immagina anche sul piano economico. Se questa architettura reggerà dipenderà dalla volontà politica europea e dalla capacità canadese di bilanciare diversificazione e alleanza storica con Washington. La buona notizia, per l’Europa, è che i ventisette non solo si organizzano – tra molti limiti – per riarmarsi, ma stanno anche individuando nuovi partner strategici con cui moltiplicare risorse, conoscenze e punti di forza.
L'articolo Il Canada nel piano di riarmo europeo, e l’ennesima risposta di Carney a Trump proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




