Migrante trasferito in Albania: ok al risarcimento per le condizioni degradanti dei centri

Febbraio 19, 2026 - 03:30
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Migrante trasferito in Albania: ok al risarcimento per le condizioni degradanti dei centri

lentepubblica.it

Un tema molto delicato quello toccato dal pronunciamento dei giudici romani, che riguarda immigrazione e tutela dei diritti civili. Il Viminale è stato condannato, per la prima volta, a risarcire un migrante che era stato forzatamente trasferito dall’Italia in Albania e trattenuto in condizioni degradanti e lesive dei fondamentali diritti della persona.


La sentenza potrebbe aprire a nuovi risarcimenti anche per altri stranieri che hanno contestato la misura.

Il caso

Come riportato in varie agenzie di stampa il migrante aveva riportato alcune denunce per reati contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione, commessi prevalentemente in Liguria. Inoltre rispetto alla legalità della sua posizione il 56enne algerino, entrato in Italia nel 1995, non risulta essere mai stato titolare di permesso di soggiorno. Nel nostro Paese da 19 anni, ha avuto due figli con una donna italiana.

L’uomo è stato denunciato all’autorità giudiziaria per inosservanza delle norme sugli stranieri già a partire dal 2001. Il migrante veniva quindi espulso e  raggiunto da un provvedimento di trattenimento nel 2001 al Cpr di Milano e nel 2003 al centro di Ponte Galeria di Roma.  L’ultimo provvdedimento prevedeva che fosse portato nel Cpr di Gradisca d’Isonzo il 23 febbraio del 2025, al momento della scarcerazione dalla Casa Circondariale di Cuneo, in seguito all’adozione del provvedimento di espulsione del prefetto per motivi di pericolosità sociale.

Il ricorso contro le modalità del trasferimento

L’uomo aveva presentato ricorso contro il trasferimento, avvenuto il 10 aprile del 2025, dal cpr di Gradisca d’Isonzo a quello di Gjader in Albania, lamentando che il trasferimento non fosse stato preceduto da un provvedimento scritto e motivato e che fosse stato eseguito con modalità degradanti e lesive dei fondamentali diritti della persona con “legatura dei polsi con fascette contenitive”. La sentenza del Tribunale di Roma riconosce, dunque, il danno morale per il trattenimento “illegittimo” e il trasferimento in Albania eseguito il 10 aprile 2025 con fascette ai polsi, definite “modalità degradanti” dal legale.

Il rispetto delle norme civili e sociali

Al di là dello specifico caso e della pericolosità sociale individuata nel soggetto del provvedimento, i giudici hanno ribadito che non debbono comunque venire meno il rispetto della persona e l’ottemperanza delle basilari norme civili e sociali.

Le strutture albanesi

Le due strutture di Shengjin e Gjader, in Albania, sono diventate ufficialmente Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). In una prima fase le strutture avrebbero dovuto avere il compito di prima accoglienza per persone salvate in mare. Nelle intenzioni iniziali, l’accoglienza dei migranti in attesa di rimpatrio non era la loro destinazione d’uso poiché . Il loro futuro, oggi, è appeso a una sentenza dei giudici europei, che si pronunceranno nei prossimi mesi. I numeri dei primi otto mesi di vita delle strutture hanno fatto registrare l’ingresso di meno di cento persone salvate in mare e portate in Albania. I pochi migranti raccolti in mare, trattenuti a Gjader, nell’arco di pochi giorni, sono stati tutti riportati in Italia. Abbiamo parlato della situazione dei centri in Albania in questo articolo.

Lo stop della Corte Europea

Attualmente, dunque, i centri possono trattenere solo persone sulla cui testa pende un provvedimento di espulsione, ma che già erano detenute in altri centri italiani. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso una sentenza che mette in discussione le fondamenta legali del piano, in particolare la definizione di «Paese di origine sicuro». La Corte, accogliendo un ricorso del Tribunale di Roma, ha stabilito che un Paese membro UE non può designare come “sicuro” uno Stato che non offra protezione sufficiente a tutta la sua popolazione.

I costi esorbitanti delle strutture

Per la costruzione delle strutture l’Italia ha dichiarato una spesa di 65 milioni di euro, mentre per la gestione saranno investiti circa 120 milioni di euro ogni anno. In base agli accordi, i centri sono in mano alle autorità italiane, mentre l’Albania offre solamente i territori per l’accoglienza: Shengjin e Gjader.

I due centri

Il primo è situato sulla costa adriatica ed è un hotspot dove dovrebbero sbarcare ed essere identificate le persone intercettate nel Mediterraneo. Nel secondo, invece, si trova un centro di prima accoglienza per i richiedenti asilo, da 880 posti, un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr), da 144 posti, e un carcere, da 20 posti, necessario laddove i giudici disponessero la custodia cautelare per qualche ospite.  Al momento, i centri non funzionano a pieno regime. A un anno dall’apertura ufficiale dei centri per migranti costruiti dall’Italia in Albania i numeri parlano di 150 migranti, 32 rimpatri, 41 milioni di euro.

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Redazione Redazione Eventi e News