La Commissione UE boicotta l’apertura delle paralimpiadi: “No a russi e bielorussi in gara sotto la propria bandiera”
Bruxelles – Il commissario europeo per l’Equità intergenerazionale, la Gioventù, la Cultura e lo Sport Glenn Micalleff non prenderà parte alla cerimonia di apertura dei tredicesimi Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina, in programma per il 6 marzo all’Arena di Verona. La decisione di Bruxelles – annunciata questa mattina (18 febbraio) dallo stesso commissario su X – si lega alla scelta del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) di consentire a un numero limitato di atleti russi e bielorussi di gareggiare sotto la bandiera del loro Paese.
A beneficiare di questo trattamento, secondo quanto dichiarato ieri (17 febbraio) da un portavoce del Comitato, saranno sei sportivi russi attivi nello sci alpino, nello sci di fondo e nello snowboard e quattro atleti bielorussi specializzati nello sci di fondo. “Saranno trattati come tutti gli altri atleti in gara“, aveva aggiunto il portavoce.
Secondo Micalleff, quella dell’IPC è una decisione “inaccettabile” poiché “mentre la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina continua, non è possibile sostenere la reintegrazione dei simboli, delle bandiere, degli inni e delle divise nazionali”. “Si tratta – prosegue il commissario – di elementi che non sono scindibili dal conflitto“. Parole che fanno eco a quanto già ieri aveva dichiarato il ministro dello Sport ucraino Matvii Bidnyi, per il quale “la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di permettere a degli assassini e ai loro complici di competere sotto la loro bandiera nazionale è allo stesso tempo deludente e oltraggiosa”.

L’IPC, del resto, aveva già dato un segnale in tal senso nel settembre dello scorso anno, quando annunciò la volontà di sospendere questa misura di parziale esclusione. A ciò, nel mese di dicembre, si è aggiunta una sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna che ha dichiarato illegittima la decisione della Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) di escludere gli atleti russi e bielorussi dalle gare di qualificazione per i Giochi. È proprio a partire da questo pronunciamento che l’IPC ha giustificato la sua decisione di concedere una sorta di ‘wild card’ a quei professionisti “a cui la FIS non ha permesso di gareggiare per qualificarsi alle Paralimpiadi”.
“Lo sport unisce quando si fonda sui principi. Divide quando li sacrifica“, ha concluso il commissario Micalleff. Parole sacrosante che però – vale la pena notarlo – il politico maltese non ha pronunciato negli scorsi giorni quando, da un’inchiesta della rivista lavocelibera, è emerso come due degli atleti della squadra israeliana di bob abbiano fatto parte dell’esercito israeliano durante le operazioni militari a Gaza successive ai pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023.
A denunciare l’incogruenza evidente del Comitato Olimpico Internazionale, in una clip divenuta poi virale, è stato il telecronista della televisione pubblica svizzera RTS Stefan Renna, che in diretta ha spiegato: “Edelman (uno dei due atleti, ndr) si definisce ‘sionista fino al midollo’ e ha postato vari messaggi a favore del genocidio a Gaza. Questo ci spinge a porci delle domande sulla sua presenza ai Giochi di Cortina dato che il CIO aveva deliberato che gli atleti che hanno, cito testualmente, ‘sostenuto attivamente la guerra partecipando a manifestazioni a favore, o essendo coinvolti militarmente o tramite le loro attività social non erano idonei a partecipare’”.
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