Inchiesta hacker: spiati anche Corona, Lucarelli e Bobo Vieri
L’ex ‘re dei paparazzi’ Fabrizio Maria Corona, Selvaggia Lucarelli e l’ex bomber dell’Inter e della nazionale Christian ‘Bobo’ Vieri. Sono tre delle nuove vittime dei dossieraggi illeciti nell’inchiesta Equalize che emergono dal nuovo avviso di conclusione indagini preliminari della Procura di Milano a carico di 81 persone. Corona, Vieri e Lucarelli avrebbero subito tutti e tre un accesso illecito alla banca dati Sdi del ministero dell’Interno il 27 aprile 2024. Dalle carte emerge inoltre che lo spionaggio condotto ai danni dell’atleta Marcell Jacobs sarebbe stato pagato 10mila euro in contanti.
Pm: “Spiato anche l’ad di Ferrovie Donnarumma”
Tra le vittime di spionaggio e dossieraggio abusivi nell’inchiesta su Equalize c’è anche l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Antonio Donnarumma. Anche questo emerge dal nuovo avviso di conclusione indagini preliminari con 81 indagati della Procura di Milano. Il manager milanese 58enne, oggi in corsa per sostituire Roberto Cingolani ai vertici di Leonardo nella tornata di nomine delle partecipate dello Stato, risulta essere stato oggetto di un accertamento abusivo alla banca dati SDI del Ministero dell’Interno, che contiene informazioni sui precedenti penali e di polizia, il 21 novembre 2023, quasi un anno prima della nomina come ad e direttore generale di FS. Secondo la Procura di Milano i responsabili dell’acceso abusivo a sistema informatico sarebbero l’investigatore privato Luca Cavicchi, il gestore di una società di scommesse e gioco d’azzardo (la RP srls di Bergamo), Flavio Rottigni, assieme all’agente della polizia di frontiera dell’Aeroporto di Orio al Serio, Roberto Bonacina, che sarebbe stato remunerato e al soldo del gruppo per i dati “abusivamente esfiltrati” dalle banche dati strategiche nazionali come lo SDI, ACI ed ETNA. Donnarumma, ex ad di Terna e vice presidente di Utilitalia, sarebbe una delle centinaia di persone-target su cui i tre si sarebbero adoperati per ottenere “informazioni” che poi venivano trasmesse fra loro anche con strumenti di comunicazione “criptati”. Fra le nuove vittime del ‘sistema dei dossier’, mai emerse nell’anno e mezzo già trascorso dalla prima ‘discovery’ degli atti con gli arresti del 25 ottobre 2024, oltre a Donnarumma compaiono anche i nomi di Riccardo ‘Ricky’ Tognazzi, attore e regista e figlio di Ugo Tognazzi, e del giornalista Gabriele Parpiglia.
Chiesto il processo per Pazzali: altri 81 indagati per dossieraggi
La Procura di Milano ha chiesto di processare Enrico Pazzali per associazione a delinquere e accesso abusivo a sistema informatico nell‘inchiesta sulla Equalize e la presunta ‘centrale dei dossier’ nata attorno alla società dell’ex presidente di Fondazione Fiera. Contemporaneamente i pubblici ministeri Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco hanno notificato oggi il terzo avviso di conclusione indagini preliminari a carico di altre 81 persone indagate a vario titolo per associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia. L’atto, che prelude ad un’altra richiesta di rinvio a giudizio, segue quello con cui a luglio 2025 è stata chiusa l’inchiesta nei confronti di Pazzali e altre 14 persone indagate per i dossieraggi, fra cui l’hacker-informatico Samuele Calamucci e l’ex carabiniere del Ros e agente dei servizi Vincenzo De Marzio. Alcune di quelle posizioni sono nel frattempo state stralciate in vista di patteggiamenti.
Del Vecchio jr, generale Gdf e Speroni (Eni) a rischio processo
L’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, il capo affari legali dell’Eni Stefano Speroni, il generale della guardia di finanza Cosimo Di Gesù e l’ex manager di Publitalia Fulvio Pravadelli sono alcune delle 81 persone indagate vario titolo dalla Procura di Milano con le ipotesi rivelazione di segreto, calunnia, false dichiarazioni al difensore, accesso abusivo a sistema informatico, intercettazioni illegali nel nuovo e terzo filone d’inchiesta sulla Equalize di Enrico Pazzali.
I pubblici ministeri Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco con i sostituti della Direzione nazionale antimafia Antonello Ardituro e Barbara Sargenti hanno esteso l’iniziale associazione a delinquere contestata a luglio 2025 al solo all’ex manager di Fondazione Fiera e ad altri 13 fra investigatori privati e informatici ad altre 6 persone. Inoltre hanno contestato tutta una serie di episodi di fuoriuscita di notizie riservate o accessi illegali alle banche dati, anche in concorso con Pazzali, ai clienti della Equalize. Fra questi compaiono importanti avvocati milanesi dello studio legale Dentons, il finanziere-banchiere Matteo Arpe e il fratello Fabio Arpe, Giacomo Tortu, fratello del campione olimpico della 4X100, Filippo Tortu (estraneo all’inchiesta e persona offesa), l’ex manager di Sea e Leonardo, Pierfrancesco Barletta, il security manager di Luxottica, Stefano Orsini, il ceo di LMDV Capital, family office di Del Vecchio, Marco Talarico. Per tutte le 81 persone citate nelle 118 pagine del provvedimento della Procura diretta da Marcello Viola, che questa mattina ha rilasciato un comunicato stampa in merito all’indagine, si profila ora l’ipotesi di una richiesta di rinvio a giudizio che dovrà essere vagliata dal gip. Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentiti o presentare memorie difensive.
Pm: “Capo affari legali Eni calunniò imprenditore petrolio iraniano”
Il capo affari legali di Eni, Stefano Speroni, avrebbe contribuito a calunniare l’imprenditore calabrese Francesco Mazzagatti “affinché venisse falsamente” indicato come “appartenente alla ‘ndrangheta” mentre lo stesso aveva intrapreso con una società del gruppo Eni “un’attività di trading di petrolio iraniano“, in quel momento “sotto embargo”, facendolo passare per petrolio “iracheno”. E’ l’accusa che la Procura di Milano muove al legale 63enne, direttore Affari legali e Negoziati commerciali del cane a sei zampe, nell’ambito dell’ultimo filone d’inchiesta sulla Equalize di Enrico Pazzali. Speroni è indagato per calunnia in concorso con l’ex super poliziotto deceduto a marzo 2025, Carmine Gallo, per aver commissionato alla società di via Pattari un “report reputazionale” su Mazzagatti con lo “specifico interesse” di “screditarne la figura”. Gallo avrebbe dovuto descrivere l’imprenditore, che si era inserito nei rapporti commerciali con Eni Trading&Shipping grazie a Piero Amara, ex legale esterno del Gruppo di San Donato, come esponente della mafia calabrese o comunque come “soggetto che aveva goduto di fondi riconducibili ad attività delittuose”. Così creando i presupposti per un’inchiesta su Mazzagatti per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio di denaro. Su richiesta di Speroni il “report” incriminato sarebbe stato depositato in Procura a Milano dall’avvocata esterna di Eni, Nadia Alecci, e infine Gallo avrebbe convinto il suo “confidente” Annunziatino Romeo, già appartenente alla ‘ndrangheta e poi collaboratore di giustizia nel processo ‘Ndrangheta stragista’, a fare ulteriori “false dichiarazioni” sul conto dell’imprenditore 40enne di Polistena, in provincia di Reggio Calabria. Per la stessa vicenda, avvenuta fra settembre e ottobre 2021, Speroni è accusato, oltre che di calunnia, di concorso in accesso abusivo a sistema informatico: avrebbe dato “mandato” a tre avvocati dello studio legale Dentons – Pasquale Annicchiarico, Matteo Danieli e Sara Biglieri, tutti indagati – di usare la rete di Equalize, fra cui Gallo, l’hacker-informatico Samuele Calamucci, assistito dagli avvocati Antonella Augimeri e Paolo Simonetti, e il finanziere della Dia di Lecce, Giuliano Schiavo, per introdursi “abusivamente” nella banca dati SDI del Ministero dell’Interno ed esfiltrare “dati” coperti “da segreto d’ufficio” sullo stesso Mazzagatti.
Indagato il proprietario dell’Old Fashion per spionaggio su Boeri
C’è anche lo storico titolare della discoteca milanese Old Fashion, Roberto Carlo Cominardi, fra gli indagati del terzo filone d’inchiesta sulla Equalize di Enrico Pazzali. Secondo la Procura di Milano e la Direzione nazionale antimafia avrebbe ordinato il dossieraggio nei confronti del presidente della Triennale di Milano, Stefano Boeri, e di Carla Morogallo, direttrice generale dell’istituzione culturale nei cui spazi ha convissuto lo storico club notturno milanese. Fra fine maggio 2022 a inizio giugno 2022 Cominardi avrebbe chiesto ad alcuni degli indagati del primo filone dell’indagine sulla ‘centrale dei dossier’, fra cui Daniele Rovini della SKP Investigazioni e Servizi di Sicurezza, una delle società di intelligence e investigazioni nell’orbita di Equalize, “l’abusiva acquisizione” delle chat fra Boeri e Morogallo. Per realizzare il “disegno criminoso” Rovini si sarebbe rivolto e Lorenzo Di Iulio, figlio di un generale dei carabinieri, e tramite quest’ultimo a Gabriele Edmondo Pegoraro, ingegnere e informatico esperto di bitcoin e cybersecurity, volto chiave dell’inchiesta e già “chief innovation officer” di una società che effettuava intercettazioni per le Procure di Milano e Torino. Una volta acquisiti i “dati e le conversazioni”, introducendosi nei telefoni e dispositivi dei due target, Pegoraro avrebbe “falsificato, alterato, modificato e assemblato i contenuti” e gli “estremi delle conversazioni” per mascherarne la “provenienza illecita”. Proprio il 50enne veneto era stato iscritto sul registro degli indagati per lo spionaggio abusivo a Boeri-Morogallo il 26 luglio 2025 a seguito di due diverse querele sporte dall’archistar e dalla dirigente della Triennale a fine marzo 2025, assistiti rispettivamente dal professor Francesco Mucciarelli e dall’avvocato Giacomo Lunghini. Boeri e Morogallo erano stati convocati come testimoni nell’inchiesta sulla presunta associazione a delinquere guidata da Pazzali e dall’ex super poliziotto Carmine Gallo il 14 e 15 gennaio 2025 negli uffici del Nucleo investigativo dei carabinieri di Varese. Dai militari sono venuti a conoscenza di presunti “dossier” a proprio carico, si legge nella querela di Boeri, contenenti “stralci di conversazioni whatsApp” fra i due, alcuni dei quali sembrerebbero essere “stati manipolati e modificati nel loro contenuto”. Se il movente del presunto dossieraggio è a oggi sconosciuto, la direttrice generale della Triennale aveva informato gli inquirenti di un episodio che potrebbe essere “connesso alla vicenda”, rappresentato da un esposto anonimo, indirizzato alla Procura di Milano e corredato di numerosi documenti interni alla Triennale, in cui si ipotizzavano illeciti dietro la sua nomina ai vertici dell’istituzione. Esposto diventato poi un’indagine del pubblico ministero Giovanni Polizzi che archiviò il fascicolo senza ravvisare ipotesi di reato. Per Morogallo le accuse anonime nei suoi confronti erano state inviate ai magistrati nel periodo “gennaio-agosto 2022” durante una “situazione complessa” che aveva portato a “frizioni” per lo “scioglimento dell’Associazione Amici della Triennale”.
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