Inchiesta sul voto di scambio, il ministero della Giustizia non sarà parte civile nel processo

Genova. Il giudice Giorgio Morando ha rigettato la richiesta di costituzione di parte civile da parte del ministero della Giustizia nell’udienza preliminare per la costola sul voto di scambio della maxi inchiesta che ha coinvolto a maggio 2024 anche l’ex presidente della Regione Giovanni Toti.
Il ministero guidato da Carlo Nordio aveva chiesto di costituirsi per recuperare le spese della maxi inchiesta ma per il giudice “il recupero delle spese di giustizia non può essere perseguito mediante costituzione di parte civile” bensì attraverso il regime generale previsto dal Dpr. 115/2002 (Testo unico sulle spese di Giustizia).
Ammessa la costituzione di parte civile del ministero dell’Interno per i danni “istituzionale, di immagine, di credibilità del sistema” ma secondo il giudice dovrà essere dimostrato un “un danno diretto e specifico” di cui il ministero dovrà fornire “rigorosa prova anche del quantum, la cui indicazione nella somma di euro 5 milioni risulta, allo stato, oltremodo elevata”.
Il ministero dell’Interno sarà quindi parte civile nel processo contro 17 dei 18 imputati con l’esclusione dell’unico imputato per il solo reato di favoreggiamento visto che non ci sarebbe una correlazione diretta tra il reato e il danno. Il giudice ha rigettato tutte le eccezioni sollevate dalle difese e l’udienza è stata rinviata al 23 aprile per la discussione e la decisione sul rinvio a giudizio: entro quella data i 18 imputati potranno chiedere i riti alternativi, come patteggiamento o messa alla prova. Il procuratore aggiunto Federico Manotti e il sostituto Luca Monteverde avevano chiesto il rinvio a giudizio per l’ex capo di gabinetto della Regione Liguria, Matteo Cozzani, e l’attuale presidente dell’Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio, Paolo Piacenza, oltre che per altre 16 persone. Alla maggior parte degli imputati (difesi dagli avvocati Massimo Ceresa Gastaldo, Maurizio Mascia, Gennaro Velle, Maurizio Barabino, Celeste Pallini, Pietro Bogliolo, Fabiana Cilio, Giulia Liberti, Mario Iavicoli, Emanuele Olcese ed Elena Quartero) , la Procura contesta la corruzione elettorale in vista delle Regionali del settembre 2020, vinte dal centrodestra e dallo stesso Toti. Tra questi ci sono Cozzani, i gemelli Maurizio e Arturo Angelo Testa, Stefano Anzalone e Umberto Lo Grasso (a cui viene contestato solo il favoreggiamento) ex consigliere comunale a Genova.
A Piacenza, invece viene addebitata l’omessa denuncia per l’occupazione abusiva di un’area in porto. Cozzani è accusato di corruzione elettorale aggravata “per essere stata commessa al fine di agevolare” Cosa Nostra, e in particolare “il clan Cammarata”. Stesse contestazioni per i fratelli Italo Maurizio e Arturo Angelo Testa, ma anche per l’ex sindacalista Cgil Venanzio Maurici, ritenuti i referenti della comunità riesina di Certosa. Già uscito di scena un elettore che ha chiesto la messa alla prova, dopo avere ammesso di avere ricevuto promesse di lavoro dall’ex consigliere regionale Anzalone in cambio di voti.
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