Secondo un’analisi di Startup Geeks su oltre 400 startup, la quota di ruoli junior nelle offerte per lavori specializzati in automazione e AI è scesa dal 26% al 17% in due anni. Un dato che segnala un accesso più selettivo nelle grandi aziende, dove molte attività di base — tradizionalmente affidate ai neoassunti — vengono oggi automatizzate.
Le startup
Ma il quadro cambia guardando all’ecosistema startup. Nel 2025 Startup Geeks ha incubato circa 400 progetti imprenditoriali e accelerato oltre 120 startup attive in fintech, healthtech, climate & sustainability, foodtech, edtech, servizi b2b digitali e soluzioni AI-based. Dall’osservazione diretta emerge una dinamica diversa: l’intelligenza artificiale non riduce il numero di giovani coinvolti, ma ne amplia il perimetro di responsabilità.
“Le imprese early-stage integrano fin da subito automazione, copiloti AI, piattaforme no-code e analytics nei processi quotidiani. Questo permette ai profili junior di lavorare su validazione prodotto, acquisizione clienti e metriche di business già nei primi mesi”, spiega Alessio Boceda, founder di Startup Geeks.
Secondo i dati interni, le startup che adottano strumenti di Ai nel primo anno registrano una velocità di esecuzione e tempi di test sul mercato fino al 30% superiori rispetto a quelle che non lo fanno. In contesti di crescita accelerata, la tecnologia diventa così un moltiplicatore di produttività più che un sostituto del lavoro umano.
“Il problema non è che l’Ai sostituisca i giovani. Il problema è quando le organizzazioni non ripensano il modo in cui li fanno entrare. Nelle startup vediamo profili junior che generano impatto già nei primi sei mesi, perché lavorano su output misurabili e non su task ripetitivi”.