La sinistra radicale di Schlein e le ambiguità in Europa: Elisabetta Gualmini spiega i motivi dell'addio al Pd

Febbraio 17, 2026 - 22:30
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La sinistra radicale di Schlein e le ambiguità in Europa: Elisabetta Gualmini spiega i motivi dell'addio al Pd

"Penso che Schlein abbia fatto un capolavoro: ha una maggioranza del 92 per cento, si è presa il partito e lo ha modellato secondo la sua idea e il mandato delle primarie, ma lo spazio di agibilità politica di chi ha una visione diversa, più moderata, di responsabilità e di governo si è molto ridotto". A dirlo è l'eurodeputata Elisabetta Gualmini, che ieri ha lasciato ufficialmente il Pd per passare con Azione di Carlo Calenda. I motivi del divorzio sono stati spiegati in una conferenza stampa in Senato: "O una fa tutti i giorni il controcanto o, in positivo, con la schiena dritta, trova e cerca uno spazio di agibilità delle proprie idee". E dunque ecco l'approdo nel gruppo dei liberali di Renew al Parlamento europeo. 

Alla base, dice Gualmini, c'è la metamorfosi del partito: "Io mi sono avvicinata al Pd quando Schlein decise di uscire, nell'era renziana. Oggi penso che, del tutto legittimamente, il Pd abbia cambiato natura. C'è un cambiamento di tipo strutturale, una mutazione genetica, che porta a un riposizionamento sulla sinistra radicale, sull'asse Conte, Landini, Fratoianni e Bonelli, che taglia un po' fuori la cultura e quel riformismo di cui ho fatto sempre testimonianza". Una condizione che fa sentire scomodi anche gli altri riformisti del partito. 

Un altro punto fondamentale per Gualmini è "il tema europeo", una questione che definisce dirimente: "Si è spostato il Pd, non io". Con Renew Europe, l'europarlamentare dice che lavorerà "per portare avanti battaglie che con coerenza hanno contrassegnato l'impegno in politica, da persona moderata, persona liberale e persona fortemente europeista. Lavorerò sulla difesa europea, argomento assolutamente urgente oggi e sul sostegno alla democrazia liberale, in particolare all'Ucraina, temi su cui non ci possono essere ambiguità".

 

Gualmini dice di aver spiegato a Schlein la sua scelta: "C'è un ottimo rapporto personale che non si modificherà, e stima reciproca per cui penso che abbia compreso la mia scelta". Nega invece la possibilità di altre uscite da parte dei suoi ormai ex colleghi di partito, dato che "in direzione la mozione della maggioranza è stata votata da un grandissimo consenso e quindi evidentemente la minoranza riformista si è un po' ridotta".

 

Quanto al nuovo partito, "è un po' come tornare a casa, abbiamo fatto tante battaglie comuni", dice. Calenda, dal canto suo, ha sfruttato l'occasione per invitare "tutti i riformisti, liberali e popolari ad avere il coraggio che ha avuto Elisabetta. Ecco, forse questo è il luogo in cui ognuno di noi è coerente con quello che ha detto, con la parola che ha dato ai cittadini sulle battaglie che intende difendere. Non è il luogo in cui ci si piega alla logica destra e sinistra tradendo quello che uno è, ed è la scelta più difficile da fare, perché oggi stare in uno dei due poli è più facile che stare in un polo terzo. Questo è quello che stiamo facendo. Penso che piano piano altri si uniranno, deve essere costruita un'alternativa al sovranismo" ma "non con il populismo, perché è la stessa matrice, si veste solo in maniera diversa", ha detto il leader di Azione. 

Dalla direzione schleiniana non sono arrivati commenti. A spendere parole di rammarico è il capo delegazione del Pd al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti: "Pur nel rispetto della scelta compiuta, non posso che esprimere dispiacere e amarezza per la decisione. È una scelta politica, e come tale va valutata. In un momento storico come questo per gli equilibri mondiali, l'unità delle forze progressiste ed europeiste non è un dettaglio: è una necessità".

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Redazione Redazione Eventi e News