La conceria italiana resta ancora in calo. Il fatturato 2025 è stimato a -5,2%
Ancora in territorio negativo il 2025 della conceria italiana. Le stime sull’anno del comparto tricolore tratteggiano un calo complessivo del 5,2% in termini di fatturato e del 2,6% nei volumi di produzione rispetto ai dodici mesi precedenti.
I dati arrivano, come di consueto, in concomitanza con la chiusura di Lineapelle: l’edizione numero 107 è terminata venerdì 13 febbraio, dopo aver raccolto per tre giorni 848 espositori (436 concerie, 290 accessoristi, 95 sintetici, 27 altri) provenienti da 33 Paesi negli spazi espositivi di Rho Fiera Milano. L’appuntamento – che a partire da settembre si unirà operativamente al format Fashion Link Milano che include le altre principali fiere di settore – ha patito la concomitanza con le Olimpiadi Milano Cortina, che ha causato una “prevista e consapevole riduzione dell’affluenza degli operatori professionali”, ammontati a circa 16mila da 99 Paesi (erano quasi 25mila un anno fa e oltre 21mila lo scorso settembre).
Guardando ancora ai dati congiunturali, non sembra dunque arrestarsi – come evidenzia la nota economica – la tendenza negativa che caratterizza il settore conciario e, più in generale, l’intera filiera pelli internazionale da circa un triennio. Le ragioni della crisi permangono da tempo e comprendono “una situazione geopolitica sempre fortemente critica ed incerta (anche negli sviluppi futuri), una tendenza inflativa che ha minato fortemente le capacità di acquisto di una parte importante di consumatori a livello globale e un rallentamento generalizzato dei consumi di beni moda, arredo e auto, a cui si affianca il deciso raffreddamento degli acquisti di prodotti di lusso da parte dei consumatori cinesi (forte volano di crescita nel periodo pre-pandemico)”.
Anche l’export italiano di pelli conciate ha registrato un segno negativo, con un ribasso del 5,5% in valore nei primi dieci mesi dell’anno scorso, a confronto con il medesimo periodo di quello precedente. Nonostante il calo delle esportazioni totali, l’analisi delle singole spedizioni per principale Paese di destinazione mostra comunque andamenti eterogenei. Tra i primi venti Paesi di destinazione delle pelli italiane, crescono i flussi verso Francia (+4%, confermata prima meta estera), Germania (+5%), India (+12%), Corea del Sud (+5%), Turchia (+3%), Ungheria (+25%), Cambogia (+33%), mentre calano quelli verso Spagna (-7%), Vietnam (-4%), Cina (-23%, inclusa Hong Kong), Romania (-12%), Tunisia (-4%), Portogallo (-2%), USA (-12%), Serbia (-17%), Albania (-23%), Polonia (-9%), Regno Unito (-6%), Slovacchia (-17%), Messico (-15 per cento).
L’andamento dei singoli segmenti e distretti produttivi della conceria italiana appare “sostanzialmente omogeneo e diffusamente calante”. In termini di produzione per origine animale, le pelli ovicaprine mostrano, in media, variazioni lievemente meno negative rispetto alle bovine, mentre, in termini di settore di destinazione d’uso, le difficoltà appaiono diffuse a tutti i tipi di clientela. In calo i fatturati di tutti i principali comprensori conciari nazionali.
Il panorama complessivo dei risultati globali del settore nel 2025 conferma al momento, per le pelli bovine, la tendenza negativa già sottolineata nelle scorse rilevazioni per tutti i principali paesi produttori sia in Europa, che in Asia e America Latina (solo qualche rara e parziale eccezione in alcuni dati di export, incrementati, come nel caso di Francia, Portogallo e Argentina). La situazione non è differente nel segmento delle pelli ovicaprine, anche loro in diffusa difficoltà e, anche in questo caso, emerge solo qualche variazione positiva in alcuni dati di esportazione (Spagna, Portogallo e Pakistan).
Guardando ai settori di sbocco, la pelletteria ha visto un lieve miglioramento sul finire del 2025, ma non inverte l’andamento negativo e soffre soprattutto le difficoltà sul fronte dell’export. Luci e ombre si riflettono anche in tutta la pelletteria europea nell’ultimo quarto dell’anno; complessità anche per il settore calzaturiero, anche nelle fasce più alte, mentre positività nell’abbigliamento, con la confezione europea di abbigliamento in pelle cresciuta dell’8%, anche grazie al traino dell’Italia.
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