L’Iran dà la caccia a Starlink per spegnere le proteste

Con internet quasi completamente oscurato e le comunicazioni telefoniche fortemente limitate, in Iran l’accesso a Starlink è diventato una delle ultime vie per far uscire dal Paese le immagini delle proteste e della repressione. Per questo, secondo il Wall Street Journal, le autorità della Repubblica islamica hanno avviato una vera e propria caccia alle antenne satellitari di Elon Musk.
Nel fine settimana le forze di sicurezza hanno cominciato a perquisire abitazioni e a confiscare i terminali Starlink in alcune aree di Teheran, in particolare nella parte occidentale della capitale. Allo stesso tempo, il regime sta intensificando le interferenze elettroniche per disturbare il segnale. «È guerra elettronica», ha spiegato al quotidiano Amir Rashidi, direttore per i diritti digitali del gruppo Miaan, secondo cui le interruzioni sono più forti proprio nelle zone e nelle ore in cui si concentrano le manifestazioni.
In un Paese dove il governo controlla quasi totalmente l’ecosistema informativo, i video che circolano via satellite rappresentano una delle pochissime fonti indipendenti sulla portata delle proteste e sulla durezza della risposta delle forze di sicurezza. Un utente di Starlink a Teheran ha raccontato al Wall Street Journal di caricare filmati girati da parenti e amici e di inviarli a contatti all’estero che poi li pubblicano sui social network. Per ridurre il rischio, chi possiede un terminale evita di farlo sapere e condivide il materiale solo con persone fidate.
Starlink è illegale in Iran e i terminali arrivano attraverso reti di contrabbando, spesso via mare da Dubai o attraverso il Kurdistan iracheno. Nonostante i tentativi di jamming, il servizio non è stato completamente bloccato. «Rallentano la connessione, ma non la fermano», ha spiegato Mehdi Yahyanejad di NetFreedom Pioneers, organizzazione che aiuta gli attivisti a restare online. Quando la linea regge, gli utenti cercano di trasmettere il maggior numero possibile di video, spesso nelle ore del mattino o a metà giornata.
Il blackout digitale sta anche aggravando la crisi economica che ha innescato le proteste: con email e servizi online fuori uso, molte attività sono di fatto paralizzate. Intanto da Washington il presidente Donald Trump ha detto di voler valutare l’invio di altri terminali Starlink, annunciando un confronto con Musk: «Potremmo far ripartire internet, se possibile». Una frase che mostra come la battaglia per il controllo dell’informazione in Iran sia ormai diventata anche una questione geopolitica.
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