Mattarella ha ragione a richiamare Nordio e i magistrati, dice Maurizio Lupi

Nel pieno dello scontro politico sulla riforma della giustizia, Maurizio Lupi prova ad abbassare i toni. Intervistato da Repubblica, il leader di Noi Moderati invita tutti a una maggiore responsabilità dopo le tensioni tra governo e magistratura, e si accoda alle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Serve più rispetto, sì», afferma Lupi, commentando l’intervento del Capo dello Stato. «Se si delegittimano le istituzioni, da una parte e dall’altra, l’unico risultato è allontanare gli elettori dalle urne».
Il riferimento è anche alle polemiche suscitate dalle dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva definito il Csm «paramafioso». Lupi prende le distanze, pur senza rompere con l’alleato: «Per quella che è la mia cultura politica, io non l’avrei detto. Ma è come nelle partite di calcio: Nordio ha subito un fallo e subito dopo ne ha commesso uno di reazione. Ha sbagliato, c’è stata un’esagerazione, non bisogna avere paura di dirlo. In casi del genere, l’arbitro ammonisce entrambi i giocatori. E così è stato».
Per Lupi, il richiamo di Mattarella non è rivolto solo al governo: «Sicuramente Mattarella, da presidente del Csm, ha fatto bene a prenderne la difese. Il suo, però, mi sembra un messaggio rivolto a tutti gli attori in campo. Tra le istituzioni ci sono anche il governo e il parlamento. Lo scontro è sempre più esasperato».
Quando l’intervistatrice Serena Riformato gli chiede di chi sia la colpa, Lupi risponde con una citazione evangelica: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». E aggiunge: «È colpa del procuratore Nicola Gratteri che dice di essere stato frainteso quando ha detto che solo le persone non perbene votano sì? È colpa del Guardasigilli che cita un campione dell’antimafia definendo il Csm “para-mafioso” per attaccare il correntismo?». La soluzione, secondo lui, è una sola: «Io credo che debba esserci più senso di responsabilità da parte di tutti. Era necessario un arbitro come Mattarella per riportare entrambi gli schieramenti alla modalità più corretta del confronto».
Lupi difende anche la premier dalle accuse di attacco alla magistratura: «Non è un attacco alla magistratura in quanto tale. È un giudizio politico legittimo. Se c’è una sentenza che si considera sbagliata, si ha il diritto di dire perché non si ritiene condivisibile». E ancora: «La presidente del Consiglio fa politica come noi. Ha un ruolo istituzionale ma è anche una leader di partito. Non siamo dei civici, Meloni è a capo di un governo politico. Tra i suoi doveri c’è quello di spiegare le proprie scelte».
Sul referendum del 22 e 23 marzo si dice «molto fiducioso»: «Vinceremo se riusciremo a spostare il dibattito sul merito e a far capire perché la riforma è utile. Mi preoccupa quando uno dei due fronti sceglie la via più facile e finisce per penalizzare la qualità del confronto». Per Lupi «non è possibile dire che viene giù il mondo appena si tenta di modificare la Costituzione. I contrari alla riforma ne fanno una battaglia contro il governo».
E sulle eventuali conseguenze politiche di una sconfitta del sì taglia corto: «Di certo nessuno chiederà a Meloni di dimettersi. Non so se, al contrario, lo chiederanno i tanti sostenitori di sinistra della riforma a Elly Schlein in caso di vittoria del Sì. Noi, a differenza loro, non abbiamo una certa predisposizione a farci del male».
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