Nuova ondata di proteste (e di repressione) in Iran. L’UE con i manifestanti
Bruxelles – Tre anni dopo il movimento ‘Donne, vita, libertà’ che divampò dopo l’uccisione della giovane Mahsa Amini, il regime degli ayatollah è di nuovo in bilico. Questa volta però – oltre alla forza delle proteste che si susseguono da tredici giorni – c’è un contesto regionale molto più instabile, segnato dalle pericolose tensioni tra Iran e Israele della scorsa primavera, e un Donald Trump in più alla Casa Bianca. Da Bruxelles, l’UE si stringe intorno al popolo iraniano che “sta esprimendo la sua legittima aspirazione a una vita migliore“.
Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno accusato le forze di sicurezza di Teheran di aver aperto il fuoco sui manifestanti, scesi nelle strade delle principali città iraniane dallo scorso 28 dicembre contro il proibitivo costo della vita. Per Iran Human Rights (IHR), le vittime sarebbero almeno 45, tra cui 8 minori. Secondo Human Rights Activist News Agency (HRANA), 2.270 manifestanti sarebbero già stati arrestati. Tra ieri e oggi il regime ha imposto un oscuramento di Internet in tutto il Paese: l’Iran “è stato disconnesso per 12 ore nel tentativo di soffocare l’ondata di proteste”, ha riportato l’ong di monitoraggio della sicurezza informatica Netblocks.
In un discorso trasmesso alla TV di Stato, la guida suprema della Repubblica Islamica, Ali Khamenei, ha sfidato i manifestanti: “Tutti dovrebbero sapere che la Repubblica Islamica è salita al potere con il sangue di centinaia di migliaia di persone onorevoli e non cederà di fronte ai sabotatori“, ha affermato, accusando sedicenti Paesi terzi di voler destabilizzare l’Iran. Il nemico numero uno è Donald Trump: “Le sue mani sono sporche del sangue degli iraniani”, ha attaccato Khamenei, che ritiene Washington responsabile della guerra lampo tra Teheran e Tel Aviv lo scorso giugno.

In un’intervista a Fox News, il tycoon ha minacciato il regime iraniano: “In passato hanno sparato a più non posso alla gente. Se lo faranno ancora, li colpiremo molto duramente. Possiamo colpirli duramente. Siamo pronti a farlo“, ha affermato Trump. A chiamare gli iraniani nelle strade c’è anche Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià rovesciato nel 1979 dagli ayatollah, che vive negli Stati Uniti e che ha ringraziato Trump per le pressioni esercitate sul regime. E ha chiesto ai leader europei di fare lo stesso.
Già ieri la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che nel 2023 aveva insignito simbolicamente la defunta Mahsa Amini con il premio Sacharov per la libertà di pensiero, aveva esaltato “la rivolta del coraggioso popolo iraniano”. In un video pubblicato sui suoi account social, Metsola si è rivolta direttamente ai manifestanti: “Il vostro orgoglio e la vostra dignità di popolo determinato a costruire una grande nazione libera saranno fonte di ispirazione per le generazioni future in Iran e in tutto il mondo. L’Europa è sempre stata al vostro fianco e continuerà a esserci sempre“, ha affermato la leader UE.
La Commissione europea, che negli scorsi anni ha imposto sanzioni su oltre 230 individui e 40 entità ritenuti responsabili della repressione e di violazioni dei diritti umani in Iran, “sta monitorando attentamente la situazione”, ha assicurato oggi il portavoce per gli Affari Esteri, Anouar El Anouni. “Esprimiamo la nostra preoccupazione per il crescente numero di morti e feriti e respingiamo qualsiasi violenza contro i manifestanti pacifici“, ha proseguito il portavoce, esortando le autorità iraniane “a rispettare i diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica e a ripristinare l’accesso a internet per tutti”. Per Kaja Kallas, Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, “bloccare l’accesso a internet mentre si sopprimono violentemente le proteste smaschera un regime che ha paura del proprio popolo“.
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