“Dei figli” racconta le cronache di una generazione in affitto

Gen 11, 2026 - 06:00
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“Dei figli” racconta le cronache di una generazione in affitto

«Una delle grandi mutazioni antropologiche del nostro tempo riguarda la cronicizzazione dell’adolescenza – afferma lo psicanalista e saggista italiano Massimo Recalcati –.  Se prima la giovinezza era legata alla pubertà e si concludeva con la fine dell’adolescenza, oggi l’adolescenza non è più il riflesso psicologico della “tempesta” psicosessuale della pubertà bensì una condizione di vita perpetua che tende a cronicizzarsi». Ed è proprio di questa adolescenza cronica che il regista Mario Perrotta racconta in Dei figli, spettacolo che conclude la trilogia In nome del padre, della madre, dei figli, avviata negli anni precedenti come indagine sui ruoli familiari e sulle loro trasformazioni. 

Grazie alla consulenza alla drammaturgia di Recalcati, il terzo capitolo arriva alla Sala Grande del Teatro Franco Parenti, mettendo sotto i riflettori una generazione estesa, anagraficamente compresa tra i 18 e i 45 anni, che fatica a uscire dalla condizione di figlio. Lo spettacolo è costruito come un racconto corale, con tredici personaggi intrecciati in una commedia amara che alterna ironia e spietatezza.

La scena è ambientata in una casa-limbo, uno spazio abitativo percepito come provvisorio, ma al contempo abitato da tempo indefinito. Qui convivono quattro persone di passaggio, più una figura che invece resta: Gaetano, il proprietario dell’appartamento, una presenza fissa in un mondo di vite in affitto. Il tempo è fermo, scandito da un lungo sabato che si ripete, sempre uguale a sé stesso. Le relazioni oscillano tra il desiderio di emanciparsi ed evadere, e l’incapacità di separarsi. 

L’impianto scenico mostra tutti gli ambienti dell’abitazione come se le pareti non esistessero, rendendo la casa un luogo esposto e osservabile. Ad accentuare questa condizione ci sono tre monitor bianchi, simili a dei grandi smartphone, attraverso i quali le famiglie d’origine guardano, controllano, intervengono sui propri figli. Monitor e monito di presenze costanti, affettive,  intrusive, e soffocanti, che rendono visibile il legame mai reciso tra genitori e figli adulti.

La produzione è firmata dal Teatro Stabile di Bolzano, La Piccionaia, Fondazione Sipario Toscana e Permàr, con la collaborazione di Comune di Grosseto, Teatro Cristallo, Olinda residenza artistica, La Baracca – Medicinateatro e Duel. Il testo di Dei Figli ha ricevuto il Premio Ubu 2022 come miglior nuovo testo per la scrittura drammaturgica. 

Dei figli si inserisce in una linea di teatro che osserva un presente in stallo, restituendo un ritratto generazionale che è un’indagine sul tempo fermo dell’età adulta, quando diventare grandi resta una possibilità sempre rimandata. Recalcati sottolinea come l’adolescenza perpetua impedisca ai figlli di divenire uomini e donne capaci di assumersi le responsabilità delle proprie azioni, e che invece colpevolizzano il mondo degli adulti, identificandosi come vittime innocenti e inconsolabili. «Il nuovo spettacolo di Mario Perrotta indaga queste e altre sfumature dell’esser figlio sine die, senza però dimenticare la forza, lo splendore e l’audacia straordinaria della giovinezza», aggiunge.

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