Con il blitz in Venezuela, Trump ha colpito anche la Cina e Huawei

Gen 11, 2026 - 06:00
 0
Con il blitz in Venezuela, Trump ha colpito anche la Cina e Huawei

Quando i commando statunitensi hanno prelevato Nicolás Maduro a Caracas, l’operazione è apparsa come l’ennesima prova di forza di Donald Trump. In realtà, per Pechino è stato soprattutto uno shock informativo. Poche ore prima, il leader venezuelano aveva ricevuto Qiu Xiaoqi, l’inviato speciale cinese per l’America Latina. Un incontro lungo, politico, solenne, in cui le due parti avevano ribadito il loro partenariato strategico. Poi, improvvisamente, Maduro sparisce.

La reazione cinese – imbarazzata, opaca, quasi muta – è stata un indizio, come evidenzia il Nikkei Asia. Phoenix TV, l’emittente di Hong Kong legata a gruppi statali cinesi, ha rimosso in fretta il servizio sull’incontro. Il ministero degli Esteri si è rifugiato in formule evasive. Segnali di un errore di calcolo: Pechino non aveva previsto che Washington sarebbe arrivata a tanto, né che lo avrebbe fatto così rapidamente.

Quella sorpresa è importante perché la Cina, proprio in America Latina, aveva costruito una delle sue architetture di influenza più sofisticate: petrolio venezuelano, litio argentino, soia brasiliana. Ma soprattutto infrastrutture tecnologiche. Il libro bianco sulla politica cinese in America Latina, pubblicato a metà dicembre, parla di una cooperazione ormai strutturale, di un’integrazione irreversibile. E il Venezuela era presentato come uno dei pilastri di questa presenza.

E qui entra in gioco la vera posta in palio del blitz americano. Negli ultimi cinque anni il colosso tecnologico cinese Huawei ha smesso di essere solo un produttore di apparati per le reti mobili. Le sanzioni statunitensi, applicate per i sospetti di spionaggio alla luce di alcune leggi dello Stato cinese sulla collaborazione tra aziende e intelligence, l’hanno costretta a diversificare, trasformandola in un conglomerato che investe in cloud computing, data center e chip per l’intelligenza artificiale. In America Latina questa mutazione è stata particolarmente efficace. Mentre l’Europa discuteva di strumenti di mitigazione (come il 5G toolbox) e sicurezza nazionale, in Paesi come Brasile, Colombia, Messico e Cile Huawei costruiva infrastrutture digitali critiche: server per la pubblica amministrazione, piattaforme cloud per banche e utilities, reti per l’industria e la videosorveglianza. In altre parole, la Cina non stava solo vendendo tecnologia: stava diventando lo strato invisibile su cui funzionano economie e governi della regione.

È questo che rende l’operazione su Caracas diversa dalle tante avventure latinoamericane del passato. Trump non sta semplicemente riaffermando una sfera di influenza geopolitica. Sta tentando di creare una sfera di influenza digitale. L’idea implicita è che un continente sotto controllo americano non possa permettersi infrastrutture critiche fornite da una potenza rivale.

Il Venezuela è il caso limite, spiega LightReading. È l’unico Paese della regione che, secondo le mappe interne di Nokia ed Ericsson, era diventato quasi completamente chiuso ai fornitori occidentali e dipendente da tecnologia cinese. Reti, apparati, forse data center. Se Caracas dovesse davvero diventare un protettorato americano, una delle prime «ricostruzioni» riguarderebbe proprio questo: chi controlla i bit.

Ecco perché, al di là del petrolio, la vera vittima strategica del raid potrebbe essere Huawei.

E se Trump riuscirà a consolidare la sua presenza in Venezuela, il messaggio per il resto dell’America Latina sarà chiaro: usare tecnologia cinese potrebbe diventare un rischio politico. Non per ragioni astratte di sicurezza, ma perché significa trovarsi dalla parte sbagliata di una nuova dottrina Monroe digitale.

Questo non garantirà il successo americano. Huawei è radicata, spesso più economica e più veloce dei concorrenti occidentali. Molti governi latinoamericani non vogliono scegliere. Ma il raid su Caracas ha cambiato la percezione del rischio. Non è più una guerra commerciale o diplomatica. È una guerra di potere. Ed è una guerra che si combatte nei data center.

L'articolo Con il blitz in Venezuela, Trump ha colpito anche la Cina e Huawei proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News