A gennaio, anche la rassegna è dry

Gen 11, 2026 - 06:00
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A gennaio, anche la rassegna è dry

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Gennaio è il mese dei buoni propositi, delle promesse di sobrietà e delle scelte più consapevoli. E anche questa rassegna segue lo stesso spirito: niente vino, niente brindisi, niente alcol. Solo cibo, politiche alimentari, filiere e abitudini di consumo osservate a mente fredda. Il risultato è una settimana che parla molto di salute, diritti, identità e controllo – e meno di piacere spensierato. Forse non a caso.

Il viaggio parte dagli aeroporti, luoghi simbolo del consumo automatico, dove qualcosa sta cambiando. The Guardian racconta come la Generazione Z stia abbandonando il classico pre-flight pint – la birra prima del volo – a favore di matcha, tè e bevande analcoliche percepite come più funzionali e pulite. Non è solo una moda salutista: per gestori e operatori aeroportuali è un segnale economico chiaro, che costringe a ripensare l’offerta food & beverage anche in contesti fino ad ora meno intaccati dal trend No/Lo. Il rito della pinta, un tempo intoccabile, perde centralità. Al suo posto, bevande che promettono energia, controllo e leggerezza. Gennaio, qui, dura tutto l’anno.

Dalla scelta individuale al cibo come fatto collettivo, il salto è meno lungo di quanto sembri. El País racconta come in America Latina i popoli originari stiano usando la cucina indigena come strumento di resistenza: ricettari, corsi e iniziative pubbliche diventano un modo per rivendicare diritti, territorio e sovranità alimentare. Qui la gastronomica non è folklore, ma un forte mezzo di espressione politico e sociale: ingredienti autoctoni, tecniche ancestrali e biodiversità non vengono celebrati ma difesi – contro modelli agroindustriali che appiattiscono, espellono e sostituiscono. In un gennaio che promette controllo e disciplina, questa notizia ricorda che il cibo è anche conflitto e potere.

Dalle Americhe all’Europa, Le Monde mette in scena un’assenza che non passa inosservata. Il prossimo Salon de l’Agriculture di Parigi si terrà senza pollame e – per la prima volta – anche senza vacche, per ragioni sanitarie e timori epidemiologici. Un taglio tecnico che, però, colpisce al cuore un evento simbolico poiché il salone è un rito nazionale, un luogo in cui la Francia urbana guarda la sua agricoltura e la politica va a caccia di consenso. Senza animali, cambia la narrazione stessa del settore e si rende visibile un nervo scoperto: la fragilità di un sistema stretto tra sicurezza alimentare, tensioni economiche e difficoltà di dialogo con i consumatori.

Ma c’è un punto in cui la promessa di mangiare meglio si confronta con la realtà dell’offerta quotidiana. Il Financial Times osserva come i salad bar, un tempo sinonimo di pasto rapido e salutare, si siano trasformati in formule sempre più ibride con la diffusione di ingredienti globali, piatti pronti, prezzi in crescita e interrogativi su freschezza e igiene nel self-service. È cambiata anche la definizione stessa di “insalata”, vista non più necessariamente come un piatto leggero, ma spesso un contenitore di convenience food, marketing e personalizzazione a pagamento. Gennaio resta il mese delle scelte “light”, ma i salad bar mostrano quanto la leggerezza, oggi, sia diventata anche una categoria commerciale.

E proprio quando il cibo sembra ridursi a preferenze individuali e format di vendita, l’ultima notizia riporta tutto all’origine e alla filiera. The Guardian denuncia il costo umano dell’avocado in Messico, nel Michoacán, dove comunità indigene subiscono pressioni, violenze ed espropri legati all’espansione delle piantagioni destinate all’export. La febbre verde dell’avocado si traduce in monocolture, perdita di sovranità territoriale e infiltrazioni criminali. Un cortocircuito evidente: il frutto celebrato come emblema di benessere diventa, sul campo, un fattore di instabilità e ingiustizia.

Messe insieme, queste cinque storie raccontano bene il tono di gennaio: meno euforia, più controllo. Un mese in cui si parla di cibo senza alcol, ma non senza tensioni. Perché anche quando la rassegna è dry, il sistema agroalimentare resta tutto fuorché sobrio.

L'articolo A gennaio, anche la rassegna è dry proviene da Linkiesta.it.

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Redazione Redazione Eventi e News