Padrini, il mercato delle vacche, un verminaio correntizio: Nordio riaccende la rissa sul referendum: “Csm? Meccanismo para-mafioso”

Febbraio 17, 2026 - 04:00
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Padrini, il mercato delle vacche, un verminaio correntizio: Nordio riaccende la rissa sul referendum: “Csm? Meccanismo para-mafioso”

A infiammare il dibattito intorno al referendum costituzionale sulla Giustizia questa volta è il suo protagonista, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in un’intervista aveva definito “meccanismo para-mafioso” quello che domina e aleggia sulle correnti interne alla magistratura. Si stava appena sgonfiando il caso delle parole del Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che altre dichiarazioni hanno riacceso la rissa sempre più esplosiva intorno al quesito che il prossimo marzo sarà sottoposto agli italiani. Le opposizioni attaccano il ministro, definito “inadeguato”, “indecente” ed “eversivo”. Ma Nordio non fa mezzo passo indietro: “Ne ho altre. Anche peggiori. Ogni giorno ne tirerò fuori una. Possiamo andare avanti fino al referendum”, ha detto in una telefonata con il Corriere della Sera.

“Mi ha sorpreso perché per quanto la persona sia abbastanza determinata, per certi aspetti imprevedibile, non avrei mai pensato che avrebbe superato tutti i limiti della decenza”, aveva dichiarato il ministro in un’intervista al Mattino di Padova. “Un’uscita di senno. Ripeto che è necessario l’esame psicoattitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura, ma anche per chi sta per uscirne”, aveva continuato il Guardasigilli ribadendo quello che aveva detto la settimana scorsa dopo le parole di Gratteri. Il ministro aveva insistito a spiegare la riforma come un atto per colpire le correnti.

“I magistrati iscritti all’Anm sono il 97%: una percentuale bulgara. Perché? Perché se non ti iscrivi non fai carriera, se vuoi avanzare devi aderire. E quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto viceversa. Se non ha un ‘padrino‘ è finito, morto”, aveva spiegato Nordio. “Il sorteggio rompe questo meccanismo ‘para-mafioso’, questo verminaio correntizio, come l’ha definito l’ex procuratore antimafia Roberti, poi eletto con il Pd al parlamento europeo”, “un mercato delle vacche“. Nordio si è detto anche non preoccupato dalla strumentalizzazione politica del referendum in quanto “non abbiamo mai dato” al voto “un connotato politico. Non faremo l’errore di Renzi. Se vincesse il no non cadrebbe in nessun caso il governo”, “in parlamento abbiamo una maggioranza schiacciante”.

Condanna dalle opposizioni, lo stesso Gratteri ha definito quelle di Nordio parole inaccettabili e ha annunciato che non si scuserà e che continuerà a fare campagna elettorale per NO. Per la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein “paragonare mafiosi e magistrati è inaccettabile, ci aspettiamo che Giorgia Meloni prenda le distanze e che il ministro si scusi”. Per il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte “dopo che per giorni la maggioranza ha gettato fango su Gratteri, ora il governo getta fango e ombre sulle istituzioni e sui servitori dello Stato. Tutto pur di portare a casa una riforma che salvi i politici dalle inchieste”. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra invano una “deriva antidemocratica” e il “benservito” che la premier dovrebbe dare al Guardasigilli. Per l’Associazione Nazionale Magistrati “il ministro offende la memoria delle vittime di mafia e avvelena i pozzi”.

“Sul referendum è necessario confrontarsi nel merito, con un dibattito serio e responsabile, evitando scambi di accuse e slogan da ultras che creano solo confusione – l’invito del leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi – Abbassiamo tutti i toni e approfittiamo delle ultime settimane prima del voto per spiegare agli italiani cosa prevede la riforma, andando ai contenuti, poi saranno loro a decidere. Non è possibile che ogni volta che in Italia si discute di una riforma il confronto assuma toni apocalittici”. Stesso appello lanciato dal leader di Azione Carlo Calenda. La maggioranza fa quadrato intorno al ministro.

Al Corriere il ministro è tornato sul punto senza fare mezzo passo indietro. “Ah ma non è mica mio quel giudizio. Fossi matto. Io in questi casi ormai cito gli altri. Perché io non sono nessuno. Queste parole le aveva dette Nino Di Matteo, nel 2019 a un quotidiano”. Parole che facevano riferimento alle “degenerazioni del correntismo” all’interno del Csm. Nordio rivendica una memoria di ferro, di ricordare tutte le frasi sull’argomento che metterà insieme come in una raccolta. “Non capisco tanta indignazione scomposta. Altri esponenti del ‘partito del no’ si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale”.

Si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo, il referendum confermativo non prevede il raggiungimento del quorum. La riforma prevede la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici in due categorie. Anche il Consiglio Superiore della Magistratura sarà sdoppiato, uno per entrambe le categorie. I membri del Csm non saranno più tutti eletti direttamente da magistratura e Parlamento ma saranno sorteggiati tra liste di candidati. Il potere disciplinare sarà esercitato dal nuovo organismo, l’Alta Corte Disciplinare, e non più dal Csm. Si fa notare il particolare per cui, in questi giorni di rissa sul quesito, entrambi i protagonisti abbiano fatto riferimento alla Mafia per promuovere o screditare la riforma.

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