Potenza americana, design tutto italiano

Gen 26, 2026 - 14:30
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Potenza americana, design tutto italiano

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FRONT TIPUP FWD SQUAR. Courtesy of Jeep

È più spaziosa, confortevole e tecnologicamente avanzata; ma soprattutto, è la prima Jeep destinata al mercato globale disegnata e prodotta in Italia. Dietro la nuova Jeep Compass, la cui produzione è partita a fine ottobre per permettere la consegna dei primi esemplari entro la fine dell’anno, c’è tutto il brand Jeep e l’azienda madre Stellantis. Ma lo stile di Compass è figlio di un piccolo gruppo di persone – 12 tra designer e modellisti – che lavora al Centro Stile Jeep di Torino, il sancta sanctorum del design ben protetto all’interno dello storico stabilimento Mirafiori di Torino. Alla guida del team c’è Daniele Calonaci, fiorentino, dal 2008 in Stellantis, già capo del design di Jeep Avenger, grande successo di vendite e Auto dell’Anno 2023. 

Quando lo incontriamo ha appena chiuso una call con l’ufficio di design di Shanghai, mentre si prepara a partire per Detroit dove lo attende un design summit con altri responsabili dei molti brand di Stellantis, sotto lo sguardo di Ralph Gilles, da pochi mesi Chief Design Officer di tutto il Gruppo. Non è strano che, prima ancora di arrivare alla Compass, Calonaci sottolinei ciò che rende particolare il modo di lavorare in Jeep: «Questo di Torino è l’unico team di design fuori dagli Usa esclusivamente dedicato a Jeep, ma il dialogo con Detroit e gli altri uffici in Cina e in Brasile, seppur più trasversali, sono continui, perché Jeep è diversa in ogni area dov’è presente. Anche se una vettura viene progettata a Detroit o – come nel caso di Compass – a Torino, i feedback che arrivano dalle diverse region dove il brand opera, possono portare a un riallineamento dell’intero progetto: lavorare in questo modo unico è impegnativo, ma sicuramente stimolante».

REAR VIEW WITH LIGHT EVOLUTOIN. Courtesy of Jeep

E proprio a partire dal feedback degli utenti è partita la progettazione della nuova Compass: «All’inizio abbiamo interrogato i clienti e i cosiddetti rejector, cioè quelli che non comprano Compass: tutti hanno chiesto più spazio, per il bagagliaio, per le gambe dei passeggeri posteriori, per lo storage interno». Un aiuto in questo senso è arrivato dalla scelta della piattaforma, la Stla Medium, che ha 159 mm di passo in più. Questo ha permesso di realizzare una vettura leggermente più grande della precedente versione, ma con 2 cm in più di spazio per i passeggeri posteriori, 45 in più di bagagliaio e capacità di storage interna più che raddoppiata (34 l contro i 14 della vecchia Compass). 

La disponibilità di spazio interno, infatti, secondo Calonaci, è uno dei pilastri che devono caratterizzare Jeep, assieme alla protezione per i passeggeri e alla capability, cioè alla capacità di performare anche nelle condizioni più difficili: «La vettura che abbiamo creato», spiega, «è il punto d’incontro tra il design italiano – funzionale e pulito – e la filosofia americana, per cui un oggetto dev’essere resistente e affidabile. Che quest’oggetto sia non soltanto disegnato qui, ma venga anche prodotto in uno stabilimento avanzatissimo come quello di Melfi, per me  è motivo di grande orgoglio».

Come già accadde per la Jeep Avenger, anche sulla nuova Compass troveremo, disseminati, diversi “Easter Egg”, piccole sorprese (letteralmente: “uova di Pasqua) nascoste tra le pieghe del progetto: «Non dirò quali sono e come scoprirli», conclude Daniele Calonaci, «ma mi piace pensarli come la parte più umana del desig: piccole tracce disseminate da chi ha progettato la macchina. Gli “Easter Egg” sono tanti ma sono tutti legati tra loro da un filo conduttore comune, quello del viaggio e dell’esplorazione: le stesse esperienze che ci hanno portato a realizzare la nuova Compass».

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Redazione Redazione Eventi e News