Risplende la Sacrestia Capitolare del Duomo di Milano

Lo sguardo non sa dove posarsi, nello spettacolare portale della Sacrestia capitolare del Duomo di Milano che è stato appena restaurato. Un capolavoro straordinario della scultura di fine Trecento, che rimanda quindi alle origini stesse della cattedrale ambrosiana. E che l’impeccabile intervento, promosso come sempre dalla Veneranda Fabbrica, ci restituisce oggi in tutta la sua sorprendente bellezza.
Parlarne serve a poco: bisogna andare sul posto, per ammirare con i propri occhi, sull’ingresso della sacrestia, questa folla di figure realizzate con sensazionale maestria. Scolpite, certo, ma anche dipinte, come il recentissimo restauro ha rivelato, evidenziando tracce di colori e pigmenti, confermando peraltro quel che già si sospettava. E che dovrebbe cambiare la visione stessa che generalmente si ha della scultura medievale, che non era affatto «candida» o grigiastra (a seconda del marmo o della pietra utilizzata), ma a colori, spesso vivaci, con minuziosi dettagli decorativi, come una sorta di pittura tridimensionale o, meglio ancora, come un prezioso lavoro di oreficeria.
L’autore di questo magnifico portale è Giovanni (Hans) von Fernach, uno scultore tedesco che fu coinvolto nel cantiere del Duomo fin dal suo avvio. Fernach portò a Milano lo stile renano del tardogotico, con elementi iconografici a volte inediti per il territorio lombardo. Come dimostrano le vivaci scene della vita di Maria nel portale.
Il restauro, però, riguarda anche l’interno della Sacrestia del Capitolo, dove si è già intervenuti sulle decorazioni ottocentesche della volta, mentre è ancora in corso il lavoro di pulitura e consolidamento del monumentale armadio ligneo, un capolavoro di ebanisteria voluto da san Carlo Borromeo per conservare gli arredi liturgici e i reliquiari della cattedrale.
E dove c’è la bellissima scena scolpita con Gesù e la Samaritana al pozzo: opera di Giovannino de Grassi, uno dei più illustri miniatori della seconda metà del XIV secolo, ma che era anche architetto e scultore, appunto.
La sacrestia, così, dovrebbe tornare agibile nei prossimi mesi, libera dai ponteggi.
Nell’attesa ci si può concentrare sui dettagli del portale. Scoprendo, magari con l’aiuto di un binocolo o di un teleobiettivo, particolari sbalorditivi: come, ad esempio, nella «Deposizione», il disegno di formiche sulla tunica della Maddalena e perfino di ragni e di ragnatele sulla veste della Madonna! Si tratta soltanto di una decorazione tesa a stupire lo spettatore con un effetto «naturalistico», o nasconde precisi e profondi significati simbolici, come si argomenta in uno dei saggi che compongono il volume appositamente realizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano? Un dibattito che si preannuncia interessantissimo.
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