Foreste: in Liguria crescono di duemila ettari all’anno, ma solo il 6% è in programmi di pianificazione

Gen 28, 2026 - 14:30
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Foreste: in Liguria crescono di duemila ettari all’anno, ma solo il 6% è in programmi di pianificazione
Faggeta Benevento Mallare

Liguria. In un contesto di dissesto idrogeologico in cui la fragilità del terreno mette a rischio la sicurezza delle persone, la conferma che la percezione sociale del problema sia limitata e che occorrano nuove sfide gestionali arriva dal Rapporto sullo stato delle foreste in Liguria 2025 della Regione. In particolare emerge come la Città Metropolitana di Genova sia l’area in cui il fenomeno della “riforestazione naturale” per abbandono delle attività umane è più evidente.

In tutta la regione, la foresta cresce al ritmo di circa duemila ettari all’anno. Tuttavia un’indagine dell’Università di Genova (dipartimento di Scienze politiche e internazionali) rivela che circa il 70% dei residenti in contesti urbani non si accorge di questa crescita, ritenendo erroneamente che i boschi siano stabili o in diminuzione.

La Liguria si conferma la regione più boscosa d’Italia, con una superficie forestale che copre oltre il 74% del territorio regionale (circa 401.353 ettari). Questo primato è legato all’abbandono delle attività agricole e pastorali, che ha permesso l’espansione naturale del bosco. Le percentuali sull’uso del suolo mostrano che il 6,5% sono aree urbanizzate e il 14,9% sono aree agricole. Il 70% delle aree boschive sono composte da castagneti, orno-ostrieti (arbusti), faggete, quercete.

Considerando solo la provincia di Genova, le aree agricole rappresentano ormai solo l’11% del territorio. Il valore più basso tra le province liguri (a Imperia si è al 21,5%).

Il problema della proprietà privata

L’aumento dei boschi ha degli effetti che incidono parecchio sulla vita umana: se sono abbandonati aumenta molto il rischio incendi e di instabilità idrogeologica (frane, materiale che viene portato a valle durante le forti piogge e rischia di ostacolare il deflusso delle acque). La questione è complessa: la proprietà forestale è privata per oltre l’80%, il che rende difficile una pianificazione coordinata. Solo il 6% del totale dei boschi liguri risulta pianificato, un dato in crescita, ma insufficiente nell’ottica della salvaguardia del territorio e della prevenzione dei disastri idrogeologici.

La Liguria, nel settennato 2014/2022 ha finanziato la valorizzazione del patrimonio forestale con oltre 45 milioni e nel 2024 ha avviato la revisione del Programma forestale regionale con la volontà di realizzare almeno un piano forestale di indirizzo territoriale per ciascuna provincia.

Nel report una delle soluzioni proposte è la valorizzare dei cosiddetti “servizi ecosistemici” (come il sequestro del carbonio) per dare valore economico a un patrimonio che oggi è visto più come un costo o un rischio che come una risorsa, come rileva l’assessore all’Agricoltura Alessandro Piana: “Le foreste sono una ricchezza ambientale, paesaggistica, storica e culturale che chiunque può riconoscere ma alla quale, spesso, si fatica ad attribuire e identificare un conseguente  valore economico”.

Un esempio virtuoso di gestione è quello della Fondazione Comunità dei Monti Ets a Rovegno per superare la frammentazione della proprietà. La Fondazione gestisce circa 1.900 ettari di terre comuni (42% del territorio comunale) e ha già coinvolto oltre 150 privati che hanno conferito i propri terreni per una gestione unitaria e sostenibile.

La vicinanza dei boschi alle aree urbane, inoltre, ha mantenuto alto il numero di incidenti stradali causati dalla fauna selvatica (cinghiali, caprioli), con dati che negli ultimi anni sono cresciuti sia nel genovesato sia nel savonese.

Un’economia da valorizzare

C’è però qualche segnale di cambiamento: nel 2023 si è registrato un picco di oltre 170 ettari autorizzati al taglio. Questo dato è influenzato sia da un aumento delle comunicazioni, sia dalla pianificazione di tagli su superfici molto ampie da eseguire per lotti. In particolare, nella provincia di Genova, è stato registrato un significativo incremento dei tagli dei boschi d’alto fusto) nel 2023. Tuttavia, nonostante l’attività, a livello regionale viene prelevato solo lo 0,3% della biomassa disponibile, ovvero appena il 13-15% dell’incremento annuo.

Per la viabilità forestale temporanea, ogni anno in Liguria vengono autorizzati circa 50-60 chilometri di tracciati. Negli ultimi tre anni si è registrata una riduzione della lunghezza delle piste in rapporto alla superficie tagliata, segnale di miglioramento nella pianificazione degli interventi da parte di tecnici e operatori. Per la rete viaria forestale permanente, di fondamentale importanza per l’economicità degli interventi e la tutela della risorsa boschiva, sono stati realizzati significativi interventi con il contributo della misura 8.3 del PSR per oltre 1,2 milioni di euro, finalizzati alla prevenzione degli incendi boschivi.

Nonostante tutto il settore economico legato al legno nel genovesato è in crescita: Genova è la provincia che ha registrato la crescita relativa più alta di imprese selvicolturali, con un +27,5% tra il 2020 e il 2022 (passando da 40 a 51 imprese) e Genova ospita la maggior concentrazione di consulenza tecnica: il 44% dei dottori agronomi e forestali della Liguria opera prevalentemente in questa provincia.

A fronte di un sottoutilizzo del legno a livello regionale, assumono maggiore rilievo le altre funzioni del bosco: la crescente fruizione delle aree agro-silvo-pastorali tramite percorsi escursionistici è dimostrata dall’ampliamento della Rel (Rete Escursionistica Ligure), che oggi è di oltre 5.400 chilometri.

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Redazione Redazione Eventi e News