UE e India concludono “la madre di tutti gli accordi” commerciali. Via ai dazi per oltre 4 miliardi di euro
Bruxelles – Oltre gli ostacoli dell’accordo con il Mercosur, oltre i dazi globali di Donald Trump. L’Unione europea cala l’asso e raggiunge l’intesa politica – dopo quasi vent’anni di negoziati – con l’India per instaurare una zona di libero scambio di quasi 2 miliardi di persone. A Nuova Delhi, Ursula von der Leyen, Antonio Costa e il primo ministro indiano Narendra Modi cambiano le coordinate del commercio internazionale e inviano un messaggio al mondo (e a Washington): “La cooperazione basata su regole è la risposta migliore alle sfide globali”.
Perché se è vero che dell’accordo commerciale UE-India si parla dal 2007, è innegabile l’accelerata ai negoziati impressa dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Von der Leyen ha scelto di rispondere ai dazi americani a suon di liberalizzazioni con le economie emergenti. L’Indonesia, i quattro del Mercosur, ora l’India. Quello con Nuova Delhi può essere il vero game changer, “la madre di tutti gli accordi commerciali”, l’ha definito la presidente della Commissione europea.
Si parla delle due “più grandi democrazie al mondo”, della “seconda e la quarta” economie mondiali. Di “due giganti” insomma, ha affermato von der Leyen. I 27 Paesi dell’UE e l’India scambiano già beni e servizi per un valore superiore a 180 miliardi di euro all’anno e – secondo le stime della Commissione europea – grazie all’accordo commerciale l’UE “raddoppierà le esportazioni di merci verso l’India entro il 2032“. In un momento in cui “il commercio è sempre più utilizzato come arma”, ha sottolineato la leader UE, “questo accordo si baserà sulla naturale complementarità delle nostre economie”. L’UE mette sul piatto “la tecnologia, il capitale e l’innovazione”, l’India “le competenze, i servizi e le dimensioni”.

Bruxelles si garantisce un accesso privilegiato al Paese più popoloso del mondo, con quasi 1 miliardo e mezzo di abitanti, e a un’economia in crescita vertiginosa, con un PIL annuo di 3,4 trilioni di euro. Si tratta “dell’apertura commerciale più ambiziosa che l’India abbia mai concesso a un partner commerciale”. L’obiettivo è l’eliminazione progressiva dei dazi doganali sul 96,6 per cento delle esportazioni di merci dell’UE, che “consentirà un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno”.
Le cifre esatte saranno limate nei prossimi mesi, a livello tecnico, ma Nuova Delhi avrebbe acconsentito a ridurre gradualmente le tariffe sulle automobili europee dal 110 per cento al 10 per cento, e ad abolirle completamente per i pezzi di ricambio entro un massimo di dieci anni. Saranno in gran parte eliminate – sempre nell’orizzonte di un decennio – anche le tariffe sui macchinari, sui prodotti chimici e farmaceutici. In maniera reciproca, l’UE faciliterà le importazioni dall’India, in particolare di acciaio, prodotti tessili e farmaceutici.
Un capitolo a parte è dedicato all’agricoltura. Memore delle forti contestazioni per l’apertura del mercato unico ai prodotti sudamericani, questa volta von der Leyen ci è andata con i piedi di piombo: l’accordo non toccherà le attuali tariffe sui prodotti “sensibili”, come carne bovina, riso, carne di pollo, latte in polvere, miele, banane, frumento tenero, aglio ed etanolo. Resta fuori anche lo zucchero, da cui dipendono fortemente le economie delle ex colonie francesi. L’UE aprirà invece a “contingenti calibrati” per le importazioni di carne ovina e caprina, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle secche, rum a base di melassa e amidi. “Tutti i prodotti importati dall’India nell’ambito dell’accordo dovranno rispettare” gli standard europei sulla salute umana, animale e vegetale, ha puntualizzato Bruxelles.
D’altra parte, il potenziale per le esportazioni agroalimentari europee è evidente: le tariffe sul vino crolleranno dal 150 per cento attuale fino al 20-30 per cento, quelle sull’olio d’oliva dal 45 per cento fino alla completa eliminazione dopo cinque anni, così come sulla pasta, il pane e i dolciumi. La Commissione europea ha precisato che l’accordo include un meccanismo di salvaguardia bilaterale, da attivare – settore per settore – “nell’improbabile eventualità” di perturbazioni del mercato. Parallelamente, l’UE spinge per un accordo separato, su cui la trattativa è ancora in corso, sulle indicazioni geografiche, in modo da eliminare la concorrenza sleale sotto forma di imitazioni.
La strada per l’effettiva entrata in vigore dell’accordo è ancora lunga. Per procedere alla firma, von der Leyen dovrà ottenere il via libera delle capitali UE, a maggioranza qualificata. A quel punto, la ratifica passerà dal Parlamento europeo. Il passaggio forse più delicato e imprevedibile, viste le maggioranze variabili dell’Aula di Strasburgo. Il Mercosur insegna.
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