I leader europei prendono tempo sul ‘Board of Peace’ di Donald Trump (tranne Orbán)
Bruxelles – “Tutti vogliono entrare nel Board of Peace”, ha rivendicato Donald Trump durante la cerimonia di lancio, dal palco del World Economic Forum a Davos, dell’organismo nato per supervisionare la seconda fase del piano di pace per Gaza, ma a cui il presidente a stelle e strisce sta sfumando sempre di più i contorni. “Sarà una delle organizzazioni più importanti mai creati al mondo“, ha annunciato. Parallela all’ONU, complementare, forse addirittura in sostituzione. Nel dubbio, meglio restarne fuori: è la scelta intrapresa finora da (quasi) tutti gli alleati dell’UE e della NATO che hanno ricevuto l’invito a farne parte.
A siglare il documento che dà vita al Consiglio di Pace, solo 19 delegati, in pochi casi capi di Stato o di governo. Non c’è l’Unione europea, si sono sfilati il Regno Unito, la Francia, l’Italia. Ci sono i fedelissimi MAGA Javier Milei, presidente dell’Argentina, e Viktor Orban, premier ungherese. L’unico altro membro dell’UE presente è il primo ministro bulgaro, Rosen Zelijakov. C’è la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. Spiccano poi il presidente azero, Ilham Aliyev, il ministro degli Esteri della Turchia, Hakan Fidan, il presidente dell’Indonesia, Prabowo Subianto, e i primi ministri di Qatar e Pakistan.
Siederanno nel Board guidato da Trump anche Arabia Saudita, Marocco, Barhein, Emirati Arabi Uniti e Giordania. Paesi del mondo arabo, determinati ad avere una voce in capitolo nella ricostruzione della Striscia di Gaza. Soprattutto dopo il sì del premier israeliano, Benjamin Netanyahu. La scorsa settimana, la Casa Bianca ha annunciato un ‘consiglio esecutivo fondatore’ per la nuova organizzazione: un gradino sotto a Trump, sono stati nominati l’ex premier britannico Tony Blair, il presidente della Banca mondiale Ajay Banga e il genero di Trump, Jared Kushner.
Quest’ultimo ha delineato un piano per i prossimi 100 giorni per Gaza, che prevede un aumento significativo degli aiuti umanitari, il ripristino delle infrastrutture essenziali – sistemi idrici, elettrici e fognari – e la ricostruzione di ospedali e panetterie. Il piano prevede che il comitato di tecnici palestinesi, nel frattempo costituito al Cairo, prenda finalmente in mano l’amministrazione della Striscia. Ali Shaath, ex funzionario dell’Autorità nazionale palestinese scelto per presiedere il comitato, si è collegato da remoto con l’evento e ha annunciato che la prossima settimana sarà riaperto il valico di Rafah in entrambe le direzioni.
Ma il Board of Peace, inizialmente parte del piano per il cessate il fuoco a Gaza, secondo le fumose dichiarazioni di Trump sembrerebbe poter assumere un ruolo geopolitico molto più ampio. “Potrebbe” sostituire le Nazioni Unite, addirittura. O, più diplomaticamente, “insieme alle Nazioni Unite potrebbe essere qualcosa di davvero unico per il mondo”, ha affermato oggi il presidente statunitense.
Questi nuovi connotati hanno frenato gli entusiasmi dei leader europei, che inizialmente avevano sostenuto con vigore la creazione di tale organismo. La Commissione europea, già pochi giorni fa, aveva confermato di aver ricevuto l’invito a sedersi nel Consiglio di Pace, rimandando però la decisione di accettare o meno. La sensazione è che tra i 27 – al netto di Ungheria e Bulgaria – nessuno o quasi voglia aderire, e che a Bruxelles si cerchi di guadagnare tempo sperando che il progetto si sgonfi da sé.
Fonti diplomatiche UE, a poche ore dal vertice straordinario convocato da Antonio Costa per rispondere alle minacce di Trump alla Groenlandia, prevedono che il tema del Board of Peace verrà sollevato. “Mi aspetto che si svolga un’analisi politica della situazione, o uno scambio politico al riguardo. La linea della stragrande maggioranza degli Stati membri, che è stata coordinata, è che ci sono una serie di questioni che dovranno essere chiarite, su cui nutriamo dubbi, a volte anche forti dubbi“, ha affermato un alto funzionario. L’Unione “si aspettava che il Board of Peace fosse concentrato e dedicato alla questione di Gaza”, ed è in quel senso che molte capitali si erano dichiarate disposte a farne parte. Ma il nuovo formato “solleva alcune questioni legali in termini di compatibilità con il diritto europeo”, ha concluso la fonte.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




