Un fossile di 2 milioni di anni riscrive la storia dell'Homo habilis
I tempi della scuola ricordano che per molto tempo ci è stata raccontata l’evoluzione umana come una storia ordinata, fatta di passaggi netti e ben scanditi. Prima le scimmie, poi i primi uomini, e infine noi, che siamo rappresentati dall'Homo Sapiens. La realtà, però, sembra essere stata decisamente più confusa e a suggerirlo è uno scheletro vecchio di circa due milioni di anni, riportato alla luce in Kenya, oggi al centro di uno studio pubblicato su The Anatomical Record. Parliamo di un ritrovamento in grado letteralmente di riscrivere la storia per come la conosciamo, ma procediamo con ordine.
Il fossile è stato ritrovato nella zona di Koobi Fora, lungo le sponde del Lago Turkana, un’area che da decenni regala ritrovamenti utili a capire le nostre origini. I primi frammenti risalgono al 2012, ma all’epoca nessuno poteva immaginare cosa ci fosse davvero sotto la sabbia. Questo perché le ossa erano sparse, mescolate al terreno, ma sono dovuti passare quasi dieci anni di pazienza e di confronti, grazie ai quali gli studiosi hanno potuto dire con certezza che appartenevano tutte allo stesso individuo.
Alla fine, il puzzle ha preso forma e sono state catalogate circa 100 ossa, abbastanza da ricostruire lo scheletro più completo di Homo habilis mai trovato. L’individuo doveva essere molto piccolo, poco meno di 60 centimetri di altezza e con un peso stimato tra i 29 e i 32 chilogrammi. Se le dimensioni vi hanno colpito, sappiate non sono l’aspetto che ha lasciato più perplessi i ricercatori.
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