Un nuovo patto per l’industria italiana: la sfida verde passa dalla manifattura
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Rilanciare la manifattura italiana puntando su innovazione, tutela ambientale e qualità del lavoro: è questa la traiettoria indicata da Legambiente nel suo nuovo Libro bianco dedicato a un Clean Industrial Deal Made in Italy, presentato a Roma all’inizio di febbraio.
Il documento nasce da un lungo percorso di confronto avviato nell’estate del 2025 e coinvolge istituzioni, imprese, mondo del lavoro e ricerca, con l’obiettivo di offrire al Paese una visione industriale capace di affrontare insieme crisi climatica e competizione globale.
Il piano si fonda su 30 proposte operative, organizzate attorno a otto ambiti strategici e sei pilastri trasversali, pensati per accompagnare la trasformazione dell’apparato produttivo nazionale. Al centro c’è l’idea che la transizione ecologica non sia un freno allo sviluppo, ma una leva decisiva per rafforzare l’economia e creare nuova occupazione qualificata.
I settori strategici e i pilastri della transizione
Energia, bioeconomia, gestione delle risorse, economia circolare, agricoltura sostenibile e legalità ambientale rappresentano i cardini dell’intervento proposto. A sostenerli sono sei principi guida: decarbonizzazione, circolarità dei processi, innovazione tecnologica, rispetto delle regole, lavoro green e inclusione sociale.
Secondo l’associazione ambientalista, l’Italia sconta ancora ritardi strutturali che non dipendono dalla mancanza di tecnologie, bensì da ostacoli amministrativi e normativi: procedure lente, costi energetici elevati e applicazione disomogenea delle leggi ambientali. Eppure, proprio il pieno rispetto delle norme potrebbe generare benefici economici rilevanti, liberando risorse e riducendo sprechi e illegalità.
Dalla burocrazia all’energia: le proposte sul tavolo
Il Libro bianco avanza richieste puntuali a Governo e Parlamento. Tra le priorità figurano la riforma del mercato elettrico, con l’introduzione di prezzi zonali per valorizzare i territori più ricchi di rinnovabili, e il rafforzamento delle strutture pubbliche chiamate a valutare e autorizzare i nuovi progetti industriali ed energetici.
Ampio spazio è dedicato anche all’economia circolare: semplificare i decreti End of Waste, favorire il rinnovamento degli impianti eolici esistenti, sostenere le filiere del riciclo e delle materie prime critiche sono azioni considerate decisive per ridurre la dipendenza dall’estero e chiudere i cicli produttivi. Non meno importante è il tema dell’acqua, con la proposta di rendere strutturale il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nell’industria.
Legalità ambientale e contrasto agli abusi
Un capitolo centrale riguarda il rafforzamento dei controlli e della tutela penale dell’ambiente. Tra le misure suggerite figurano nuove fattispecie di reato contro lo sfruttamento illecito delle risorse naturali, una stretta sui crimini agroalimentari e un piano nazionale contro l’abusivismo edilizio. L’obiettivo è duplice: proteggere ecosistemi e territori e garantire condizioni di concorrenza leale tra le imprese.
I nodi irrisolti dell’industria pesante
Il documento dedica un’analisi specifica a tre comparti storici della manifattura italiana – chimica, automotive e siderurgia – oggi in difficoltà. Secondo Legambiente, la crisi di questi settori non è imputabile alle politiche climatiche europee, bensì all’assenza di una strategia industriale di lungo periodo. La riconversione passa dalla chimica verde, dalle bonifiche dei siti contaminati e da nuovi modelli produttivi per le grandi aree siderurgiche, a partire da poli simbolo come Taranto, Piombino e Terni.
Un contesto globale che spinge verso le rinnovabili
Lo scenario internazionale conferma la direzione indicata. A livello mondiale, la quasi totalità della nuova capacità elettrica installata proviene ormai da fonti pulite. Anche in Europa solare ed eolico hanno superato, per la prima volta, la produzione da combustibili fossili. Le imprese, nonostante le tensioni geopolitiche, continuano a investire nella riduzione delle emissioni, ma segnalano come principali ostacoli l’incertezza normativa, il prezzo dell’energia e il peso della burocrazia.
I “campioni” italiani della transizione ecologica
Accanto alle proposte, il Libro bianco racconta esperienze concrete. Dal 2023 una campagna nazionale ha attraversato l’Italia censendo 39 realtà industriali che hanno già intrapreso con successo il percorso della transizione ecologica. Si tratta di impianti eolici di nuova generazione, aziende del riciclo, cartiere, vetrerie e imprese edili che utilizzano materiali rigenerati, dimostrando che sostenibilità e competitività possono procedere insieme.
Queste storie, distribuite in dodici regioni, mostrano un’Italia industriale spesso poco raccontata, ma capace di innovare e anticipare i cambiamenti. Un patrimonio di competenze che, secondo Legambiente, dovrebbe diventare il riferimento per una politica industriale nazionale solida, moderna e orientata al futuro.
Il percorso non si ferma qui. Il viaggio attraverso i territori proseguirà anche nel prossimo futuro, con l’ambizione di trasformare le buone pratiche in sistema. Perché la sfida della transizione ecologica, oggi, non riguarda solo l’ambiente, ma il ruolo stesso dell’Italia nell’economia europea e globale.
Il Libro bianco sul Clean Industrial Deal Made in Italy
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