Nuovi importi Indennità di accompagnamento 2026: cosa cambia davvero

Febbraio 13, 2026 - 23:00
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Nuovi importi Indennità di accompagnamento 2026: cosa cambia davvero

lentepubblica.it

Nel 2026 l’indennità di accompagnamento registra un lieve incremento per effetto dell’adeguamento annuale al costo della vita, mentre prosegue la fase sperimentale della riforma che punta a ridisegnare il sistema di accertamento della disabilità.


Due piani distinti – quello economico e quello organizzativo – che incidono direttamente sulla platea delle persone con invalidità totale e sulle famiglie coinvolte.

Di seguito, un quadro completo sugli importi aggiornati, sui requisiti per accedere alla prestazione e sullo stato di avanzamento della riforma prevista dal decreto legislativo 62/2024.

Indennità di accompagnamento: l’importo aggiornato per il 2026

Per il prossimo anno l’assegno mensile passa da 542,02 euro a 552,57 euro, con un aumento di poco superiore ai dieci euro mensili. L’incremento deriva dal meccanismo di rivalutazione automatica legato all’inflazione, applicato annualmente alle principali misure assistenziali.

L’indennità, è bene ricordarlo, non è una pensione, ma una prestazione economica riconosciuta agli invalidi civili totali che si trovano in condizioni di particolare gravità. Proprio per questa sua natura assistenziale, l’importo resta uniforme su tutto il territorio nazionale e non subisce variazioni in base al reddito del beneficiario.

Un aspetto rilevante riguarda invece le prestazioni di accompagnamento alla pensione erogate nell’ambito di specifici strumenti normativi – come quelli previsti dal decreto legislativo n. 148/2015 o dall’articolo 4 della legge n. 92/2012 – che mantengono per tutta la durata l’importo fissato alla decorrenza. Tali trattamenti, non avendo natura previdenziale in senso stretto, non seguono la dinamica tipica delle pensioni.

Il pagamento delle somme avviene con disposizione separata, anche nei confronti di chi già percepisce altre prestazioni previdenziali o assistenziali. Questa modalità consente di distinguere chiaramente la copertura finanziaria, soprattutto nei casi in cui l’onere sia posto a carico di aziende o enti esodanti.

Sul piano fiscale, le somme soggette a imposizione ordinaria rientrano nel meccanismo generale del cumulo fiscale, secondo le regole vigenti per i redditi della stessa categoria.

Requisiti 2026: nessuna modifica ai criteri sanitari e amministrativi

Per il 2026 non sono previste variazioni nei presupposti necessari per ottenere l’indennità. Restano dunque confermati i requisiti già in vigore.

In particolare, è indispensabile:

  • il riconoscimento di invalidità civile totale (100%);
  • l’impossibilità di deambulare autonomamente, oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua;
  • la residenza stabile in Italia;
  • la cittadinanza italiana o un titolo equiparato (ad esempio, permesso di soggiorno di durata almeno annuale per cittadini extra UE).

Un elemento distintivo della misura è la totale indipendenza dal reddito: a differenza di altre prestazioni assistenziali, l’accompagnamento non è subordinato a limiti economici. L’importo viene riconosciuto esclusivamente sulla base della condizione sanitaria certificata.

Ricovero e diritto all’indennità: quando spetta e quando no

La normativa prevede un’importante eccezione nei casi di ricovero gratuito presso strutture sanitarie o istituti di degenza.

L’indennità non è dovuta se il beneficiario è ricoverato a titolo completamente gratuito, ossia quando l’intera retta è sostenuta da un ente pubblico. In tali circostanze si presume infatti che l’assistenza necessaria sia già garantita dalla struttura.

Diverso il caso in cui la Pubblica Amministrazione copra solo una parte delle spese: se la retta non è integralmente a carico dello Stato o di altro ente pubblico, la prestazione continua a essere erogata.

Va inoltre precisato che il day hospital non è equiparato al ricovero continuativo e, pertanto, non comporta la sospensione dell’assegno.

Queste distinzioni assumono particolare rilievo per le famiglie che affrontano percorsi riabilitativi o periodi di degenza temporanea.

La riforma della disabilità: il 2026 anno chiave della sperimentazione

Accanto all’aggiornamento economico della misura, il 2026 rappresenta un passaggio decisivo per la riforma delineata dal decreto legislativo 62/2024.

L’intervento normativo introduce un nuovo modello di accertamento della disabilità, superando l’impostazione esclusivamente medico-legale per adottare una valutazione più articolata. L’obiettivo dichiarato è quello di considerare non soltanto la patologia, ma anche le dimensioni sociali, relazionali e psicologiche della persona.

Si tratta di un cambiamento strutturale che mira a costruire un sistema più aderente alle reali condizioni di vita, in linea con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Le province coinvolte nella fase sperimentale

La sperimentazione è partita il 1° gennaio 2025 in un primo gruppo di territori:

  • Brescia
  • Catanzaro
  • Firenze
  • Forlì-Cesena
  • Frosinone
  • Perugia
  • Salerno
  • Sassari
  • Trieste

Dal 30 settembre 2025 il perimetro si è ampliato includendo ulteriori province e territori:

  • Alessandria
  • Genova
  • Isernia
  • Lecce
  • Macerata
  • Matera
  • Palermo
  • Teramo
  • Vicenza
  • Provincia Autonoma di Trento
  • Valle d’Aosta

Nel corso del 2026 la sperimentazione prosegue e si estenderà ulteriormente, con l’inclusione di 40 nuove province, in vista dell’entrata in vigore su scala nazionale prevista per il 1° gennaio 2027.

Cosa cambia concretamente per i cittadini

Durante la fase sperimentale, le nuove domande presentate nei territori coinvolti vengono esaminate secondo il modello riformato. L’iter punta a integrare valutazioni sanitarie, condizioni ambientali e bisogni di supporto, con l’obiettivo di costruire un quadro complessivo della persona.

Per chi già percepisce l’indennità, non sono previste modifiche automatiche all’importo o alla titolarità della prestazione. Tuttavia, il nuovo sistema potrebbe incidere in futuro sulle modalità di riconoscimento e sugli strumenti di sostegno collegati.

Il 2026 si configura dunque come un anno di transizione: da un lato la continuità delle regole tradizionali per l’erogazione dell’assegno, dall’altro l’avanzamento di una riforma destinata a incidere in modo significativo sull’intero impianto delle politiche per la disabilità.

Uno scenario in evoluzione

L’adeguamento dell’importo mensile rappresenta un segnale limitato ma concreto di tutela del potere d’acquisto, in un contesto economico ancora segnato dall’aumento dei prezzi. Parallelamente, la riforma in corso solleva aspettative e interrogativi: l’efficacia del nuovo sistema sarà misurata sulla capacità di semplificare le procedure, ridurre i tempi di accertamento e garantire maggiore uniformità sul territorio.

Nei prossimi mesi l’attenzione sarà rivolta all’esito della sperimentazione e alla definizione dei correttivi necessari prima dell’applicazione generalizzata. Per famiglie e operatori del settore, monitorare l’evoluzione normativa diventa essenziale.

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