Wider Than The Sky: il documentario che smonta i miti sull’IA

Febbraio 7, 2026 - 23:00
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Wider Than The Sky: il documentario che smonta i miti sull’IA

L'intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una corsa tecnologica fatta di algoritmi, modelli sempre più grandi e promesse di efficienza. Wider Than The Sky – Più grande del cielo sceglie invece un'altra strada, spostando lo sguardo su ciò che l'IA dice di noi, prima ancora che sulle macchine che la incarnano.

Nel documentario di Valerio Jalongo nei cinema dal 9 febbraio, scienziati, artisti e robot convivono nello stesso racconto per interrogarsi su coscienza, emozioni, potere e controllo, evitando sia l'entusiasmo facile sia la distopia da manuale. È un documentario che parla di tecnologia senza fermarsi alla superficie, e che vale la pena approfondire per capire perché il cervello umano non è più l'unico a essere, appunto, più grande del cielo.

L'intelligenza artificiale non è un computer: è uno specchio dell'uomo

In Wider Than The Sky, l'intelligenza artificiale non viene trattata come un semplice insieme di modelli matematici o di macchine autonome. Il film la mette in relazione diretta con il cervello umano, seguendo il lavoro degli scienziati dello Human Brain Project, impegnati nella creazione della prima mappa tridimensionale completa di quello che viene definito l'oggetto più complesso dell'universo.

Il documentario mostra come molte delle tecnologie di IA nascano proprio dallo studio dei meccanismi della percezione, delle emozioni e della coscienza, sfumando il confine tra naturale e artificiale. È in questo spazio che il film colloca la sua domanda centrale: cosa resta esclusivamente umano, quando anche le macchine iniziano a imitare processi che pensavamo unici. Di fatto molte delle riflessioni che in tanti iniziano a farsi in questa nuova era della tecnologia.

Attraverso il contributo di neuroscienziati, filosofi e ricercatori, il racconto evita scorciatoie semplificatrici. L'IA emerge come una intelligenza collettiva, costruita su secoli di conoscenza umana, più che come un'entità indipendente o aliena.

Dalla danza ai robot umanoidi: cosa racconta davvero il documentario

Il racconto di Wider Than The Sky si muove continuamente tra laboratori scientifici e spazi artistici, mettendo in parallelo mondi che raramente dialogano. Un esempio è il confronto tra i danzatori della compagnia Sasha Waltz & Guests e i robot addestrati dall'ETH di Zurigo, entrambi impegnati in processi di apprendimento basati su tentativi, errori e ripetizione.

Accanto alla ricerca neuroscientifica e alla robotica, il film mostra artisti che lavorano con l'intelligenza artificiale generativa, creando opere visive e performative in collaborazione con algoritmi addestrati su enormi archivi culturali. Sono esperimenti che mettono in discussione il concetto stesso di creatività.

Nel documentario compaiono anche robot umanoidi come Ameca e sistemi autonomi capaci di interagire con gli esseri umani, dialogare e simulare emozioni. Lo scopo è mostrare quanto il confine tra interazione tecnica e relazione emotiva stia diventando sempre più sottile.

Perché questo film parla anche di tecnologia, potere e controllo

Accanto alla dimensione scientifica e artistica, Wider Than The Sky affronta in modo esplicito il tema del potere legato all'intelligenza artificiale. Il film mette in discussione le black box algoritmiche, sistemi opachi controllati da poche grandi organizzazioni, che influenzano decisioni politiche, sociali ed economiche senza un reale controllo pubblico.

Emerge una preoccupazione precisa: l'uso dell'IA come strumento di sorveglianza, selezione e dominio, fino alle applicazioni in ambito militare, dove algoritmi analizzano enormi quantità di dati e prendono decisioni che un tempo richiedevano una valutazione umana diretta. Il documentario collega questi scenari a eventi reali e recenti, evitando qualsiasi astrazione teorica.

In questo contesto, il film propone come alternativa la collaborazione aperta tra scienza e arte, basata sulla condivisione del sapere e su una governance democratica della tecnologia. Non è una soluzione tecnica, ma una presa di posizione culturale: l'IA, per come viene raccontata qui, non è neutrale e non può esserlo, perché riflette sempre le scelte e le responsabilità di chi la costruisce.

Wider Than The Sky sarà disponibile nelle sale dal prossimo 9 febbraio.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia