A Cassino si segna il confine: quattro mesi di reclusione per maltrattamento di animali

Gen 25, 2026 - 16:30
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A Cassino si segna il confine: quattro mesi di reclusione per maltrattamento di animali

lentepubblica.it

Dalla denuncia al recupero, fino alla giustizia: una vicenda, quella di Cassino raccontata dall’ENPA, che parla di responsabilità, tutela e civiltà giuridica e porta alla condanna di un uomo a quattro mesi di reclusione per maltratamento di animali.


Una pronuncia destinata a lasciare il segno arriva dal Tribunale di Cassino, dove il Giudice per le Indagini Preliminari, Domenico Di Croce, ha riconosciuto la responsabilità penale di un cittadino del territorio per maltrattamento di animali, applicando quanto previsto dall’articolo 544-ter del Codice Penale. La condanna stabilita è di quattro mesi di reclusione, frutto di una riduzione della pena originaria in seguito al ricorso al patteggiamento.

Pur beneficiando della sospensione condizionale della pena, concessa in considerazione dell’assenza di precedenti penali, l’imputato resta formalmente colpevole di un reato che il legislatore considera grave. Un passaggio tutt’altro che simbolico, perché sancisce in modo chiaro un principio fondamentale: la violenza sugli animali non è tollerabile e comporta conseguenze penali.

Contestualmente, il giudice ha disposto la confisca definitiva dei due cani coinvolti, affidandoli in modo permanente all’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), che ne aveva già curato il salvataggio e il recupero.

La scoperta di una realtà inaccettabile

L’intera vicenda affonda le sue radici nei mesi invernali, quando una segnalazione giunta ai volontari Enpa di Cassino ha acceso i riflettori su una situazione di estrema sofferenza animale. L’intervento congiunto della Polizia Locale e dei servizi veterinari della ASL ha portato alla luce uno scenario drammatico.

I due cani, successivamente chiamati Fortunato e Margherita, vivevano in condizioni incompatibili con qualsiasi standard di benessere: incatenati con legacci troppo corti, senza adeguato accesso a cibo e acqua, esposti alle intemperie e visibilmente debilitati. Le verifiche sanitarie hanno confermato uno stato di malnutrizione avanzata e deperimento fisico, segni evidenti di una trascuratezza protratta nel tempo.

Di fronte a un quadro così grave, l’autorità giudiziaria ha disposto l’immediato sequestro degli animali, evitando che la situazione potesse degenerare ulteriormente.

Un percorso di cura lungo e delicato

L’allontanamento dall’ambiente di sofferenza ha rappresentato solo il primo passo. Per Fortunato e Margherita è iniziato un cammino complesso di recupero, fatto di attenzioni quotidiane, terapie mirate e pazienza. Un lavoro silenzioso, spesso invisibile, portato avanti grazie alla dedizione dei volontari e alla competenza dei veterinari coinvolti.

Particolarmente critiche apparivano le condizioni di Fortunato, afflitto da una grave anemia e debilitato da un lungo periodo di digiuno. Accanto alle problematiche fisiche, emergevano anche ferite meno visibili ma altrettanto profonde, legate alla sfera comportamentale: paura, diffidenza, stress cronico.

Con il tempo, però, le cure hanno prodotto i loro effetti. Giorno dopo giorno, entrambi i cani hanno mostrato segnali di miglioramento, recuperando non solo forza e peso, ma anche fiducia verso l’essere umano.

Dalla sofferenza alla rinascita

Oggi la storia di Fortunato e Margherita ha un epilogo luminoso. Entrambi sono stati adottati e vivono in contesti familiari sereni, dove il rispetto e l’affetto hanno sostituito per sempre la privazione e l’abbandono. La loro trasformazione rappresenta una testimonianza concreta di ciò che può accadere quando l’intervento arriva in tempo.

Il loro riscatto, tuttavia, non cancella ciò che hanno subito. Al contrario, rafforza il messaggio che accompagna questa sentenza: salvare è possibile, ma punire è necessario. Senza la certezza della sanzione, ogni azione di tutela rischia di restare incompleta.

Il valore di una sentenza che va oltre il singolo caso

Per Enpa, la decisione del Tribunale non è un traguardo finale, bensì una linea di demarcazione. Un confine che separa l’indifferenza dalla responsabilità, l’idea superata dell’animale come oggetto da una visione che lo riconosce come essere senziente, titolare di tutela giuridica.

Quattro mesi di reclusione, seppur sospesi, non restituiscono il tempo rubato né cancellano la sofferenza inflitta. Ma affermano con forza che il maltrattamento è un reato a tutti gli effetti e come tale deve essere perseguito, senza attenuanti culturali o sociali.

Un messaggio alla collettività

La vicenda di Cassino parla a tutta la comunità. Ricorda che ogni segnalazione può fare la differenza, che il ruolo dei cittadini, delle associazioni e delle istituzioni è interconnesso. E ribadisce che la tutela degli animali non è una battaglia di nicchia, ma un indicatore della civiltà di un territorio.

Fortunato e Margherita oggi vivono una vita nuova. La loro storia, però, resta come monito e come speranza: la giustizia può arrivare, se c’è la volontà di farla camminare.

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